Gli alieni esistono e corrono il Tour de France, per la gioia di tutti noi che abbiamo il piacere di seguire la più importante corsa a tappe del mondo in tv. Eppure, non c’è meraviglia in questa rivelazione. Perché, in fondo, lo sappiamo tutti: la Grande Boucle è l’università del ciclismo mondiale che consegna i suoi allievi alla leggenda di questo sport. E le prime 4 tappe della 112ª edizione non hanno fatto altro che ribadire questa verità.
Il bilancio delle prime 4 tappe del Tour de France
Due volate ristrette – una per i capricci del vento, l’altra per colpa delle cadute – e due finali riservati soltanto ai grandissimi: in estrema sintesi, il bilancio affatto provvisorio dei primi giorni del Tour de France. Che, tuttavia, ha dato indicazioni inequivocabili sulla lotta per la maglia gialla che sarà assegnata domenica 27 luglio a Parigi.
Nessuna sorpresa nella sfida per la vittoria finale: a meno di imprevisti, infatti, assisteremo a una nuova puntata del braccio di ferro tra lo sloveno Tadej Pogacar e il danese Jonas Vingegaard, che si sono spartiti le ultime cinque edizioni della Grande Boucle. Il campione del mondo in carica ha subito chiarito le sue intenzioni, conquistando il 100° successo della sua inimitabile carriera a Rouen, dove ha costretto alla resa il suo grande rivale nelle classiche monumento, Mathieu van der Poel, che lo aveva battuto domenica a Boulogne-sur-Mer.
Eppure, il capitano della Visma-Lease a Bike ha dimostrato con i fatti di non voler essere un semplice spettatore del trionfo annunciato dello sloveno: benché le grandi montagne arriveranno soltanto a metà del cammino, Vingegaard – ben spalleggiato dai suoi compagni di squadra – ha rintuzzato le prime stoccate del rivale, che ha lanciato il suo primo attacco sulla Rampe Saint-Hilaire, l’ultimo GPM della 4ª tappa, da Amiens Métropole a Rouen. D’altro canto, però, il 29enne scandinavo ha cercato di saggiare il valore dei pretoriani di Pogacar, promuovendo un’azione serrata nella tappa inaugurale di Lille. A dispetto delle difficoltà incontrate da quasi tutti gli uomini della UAE Emirates-XRG, Pogacar è riuscito ad assorbire il colpo, agganciando con relativa tranquillità il gruppo dei migliori.
Evenepoel e Almeida in corsa per l’ultimo gradino del podio
Alla luce di ciò che si è visto nel primo scorcio del Tour, nessuno potrà sedersi al tavolo già prenotato da Pogacar e Vingegaard. Ciononostante, la corsa per un posto sul podio promette di essere altrettanto interessante. Il più autorevole candidato è certamente il belga Remco Evenepoel, che ha ben risposto sugli strappi del Nord alla delusione per il ritardo accumulato nella frazione d’apertura, in cui la sua squadra – la Soudal Quick-Step – si è lasciata clamorosamente sorprendere dal forcing della Visma.
Il bicampione olimpico in carica avrà a sua disposizione una grande chance per avvicinare i favoritissimi: la cronometro individuale di Caen, in programma per mercoledì, si adatta alla perfezione alle sue caratteristiche. Tuttavia, Evenepoel non ha grossi mezzi per fronteggiare i due avversari sulle montagne pirenaiche e alpine, come ha già dimostrato al Giro del Delfinato, la consueta prova generale del Tour.
Pertanto, il 25enne belga dovrà guardarsi le spalle dal più fidato compagno di squadra di Pogacar, João Almeida, che è sbarcato in Francia dopo aver conquistato la classifica generale del Giro dei Paesi Baschi e del Giro di Svizzera. Ovvio: se corresse in un’altra squadra, il portoghese sarebbe il capitano designato. E invece, le gerarchie interne alla formazione della Penisola Arabica gli impongono di scortare la rockstar del ciclismo mondiale, senza per questo dover rinunciare alle sue ambizioni personali. Per il resto, gli altri uomini di classifica sembrano destinati al ruolo di comparse: tra di essi, vale la pena di segnalare i nomi di Primoz Roglic – vincitore in carriera di 4 edizioni della Vuelta di Spagna e di un Giro d’Italia – Enric Mas (sul podio della Vuelta 2018) e Mattias Skjelmose, uno dei pochi corridori ad aver sconfitto Pogacar nel 2025, aggiudicandosi la Amstel Gold Race.
Jonathan Milan, l’unica punta azzurra dopo il ritiro di Ganna
Come detto in apertura, due delle quattro tappe si sono risolte in volata: lo sprint di Lille ha premiato il belga Jasper Philipsen, poi costretto al ritiro nella frazione di Dunkerque, che si è risolta con il successo di strettissima misura del campione europeo Tim Merlier davanti a Jonathan Milan. Il solo corridore italiano – dopo il prematuro ritiro di Filippo Ganna, vittima di una caduta all’esordio – che possa concretamente puntare a quel successo di tappa che manca dal 2019, quando la spedizione azzurra si concluse con 3 successi di giornata (l’ultimo dei quali porta la firma di Vincenzo Nibali).
Il friulano della Lidl-Trek – oro olimpico nell’inseguimento a squadre a Tokyo 2020 – è andato vicinissimo a un successo che lo avrebbe definitivamente proiettato tra i più forti velocisti del pianeta. Pur avendo una punta di velocità sensazionale, Milan deve ancora sistemare qualche dettaglio per battere la concorrenza. Certo: l’uscita prematura di Philipsen ha ristretto ulteriormente l’élite delle ruote veloci al via. D’altra parte, però, le occasioni a disposizione in un Tour così ricco di insidie sono davvero poche. Va da sé che Milan dovrà farsi trovare pronto non appena se ne presenterà l’occasione. A cominciare dalla tappa di Laval, che si correrà sabato prossimo.
110 tappe senza vittorie italiane
Per il resto, la spedizione italiana – ancorché più numerosa che in passato – rispecchia lo stato attuale del nostro movimento che, pur avendo a disposizione corridori di buon livello, non ha un vero campione in grado di lottare per il podio di un Grande Giro o per vincere una classica. Eccezion fatta per Milan, gli altri italiani al via dovranno dividersi tra il gregariato puro – il pensiero corre a Edoardo Affini, Mattia Cattaneo e Gianni Moscon – e la speranza di fare risultato nelle poche tappe a disposizione per gli specialisti delle fughe, come l’ex campione europeo Matteo Trentin e Simone Velasco.






















