Avrebbe meritato più fortuna ai Mondiali di Montréal, in Canada, dove è stato uno dei migliori in salita prima di arrendersi ai veti incrociati che hanno regalato a Brandon McNulty la maglia iridata. Avrebbe meritato più fortuna anche ai campionati europei di Šenčur (Slovenia), a cui si era presentato da co-favorito assieme a Remco Evenepoel. Alla fine, Giulio Ciccone è arrivato a un’incollatura dal titolo europeo su strada, correndo da campione fin sulla linea del traguardo. Dove il campionissimo belga lo ha fulminato, grazie a un colpo di reni perfetto. Ad ogni modo, il movimento italiano – dopo anni di fragorose sconfitte – esce a testa alta dalla prova più attesa del programma: oltre all’argento di Ciccone, infatti, è arrivato anche il bronzo del bresciano Christian Scaroni.
Campionati europei, medaglie per Ciccone e Scaroni
Una corsa decisa per un millimetro: la distanza che ha separato Giulio Ciccone dal titolo europeo in linea sulle strade della Slovenia. Il 31enne abruzzese si è giocato come meglio non poteva le sue carte contro il favoritissimo Remco Evenepoel, che lo ha beffato con un colpo di reni chirurgico sulla fettuccia d’arrivo. Lo scalatore della Lidl-Trek – vincitore quest’anno della classifica degli scalatori al Giro d’Italia, in cui ha anche indossato la maglia rosa – è salito sul podio assieme al connazionale Christian Scaroni, che ha risolto in suo favore la sfida per il bronzo.
Poco meno di 200 chilometri dalla capitale Lubiana a Šenčur, cuciti addosso alla rockstar del ciclismo mondiale, Tadej Pogačar. C’è solo un piccolo problema: il pluricampione del mondo e campione europeo in carica non c’è, complice la grave caduta di cui è stato vittima alla Vuelta di Spagna. E così, la corsa alla maglia continentale sembra ristretta a Evenepoel e Ciccone, scortati dai rispettivi pretoriani nel lungo tratto in linea che ha preceduto l’ingresso nel circuito conclusivo di 22,3 chilometri da ripetere per cinque volte.
Una lunga fuga a sei – protagonisti il ceco Josef Černý, l’olandese Jochem Kerchaert, il portoghese Tiago Antunes, il corridore di casa Luka Mezgec, lo svedese Jakob Söderqvist e lo svizzero Fabian Weiss – tenuta agilmente sotto controllo dal gruppo, che ricuce lo strappo nel corso della prima tornata intorno a Šenčur. Qualche sortita isolata per saggiare le gambe della concorrenza, poi il forcing del Belgio sulle rampe di Možjanca, la salita-totem della corsa, quando mancano poco meno di 40 chilometri alla fine. A quel punto, prende l’iniziativa Ciccone, seguito da Evenepoel. L’abruzzese rischia di perdere contatto, ma il bicampione olimpico scivola a inizio discesa.
Remco Evenepoel beffa l’azzurro sulla linea d’arrivo
Rimasto solo, Ciccone sceglie saggiamente di attendere il ritorno dei pochi superstiti del gruppo principale, di cui fanno parte i belgi Ramses Debruyne, Maxim van Gils ed Evenepoel, i francesi Léo Bisiaux, Clement Braz Afonso e Mathys Rondel, l’altro italiano Christian Scaroni, il lettone Toms Skujiņš, lo sloveno Primož Roglič e lo spagnolo Iván Romeo. Neppure il tempo di rientrare che il corridore della Red Bull-BORA-Hansgrohe rilancia l’azione in discesa. Con grande tempismo, il capitano azzurro si rifà sotto e ingaggia una sfida (non solo di gambe) con Remco. Alle loro spalle, invece, l’azione procede a strappi. E non ci vuole molto per capire che la medaglia d’oro sarà un affare a due.
Con un pizzico di scaltrezza, Ciccone lascia a Evenepoel il compito di fare l’andatura sia in salita, sia nei tratti di scorrimento. La scelta di restare a ruota non è casuale: Scaroni ha raggiunto e staccato Rondel sulle rampe di Možjanca ed è tutto solo all’inseguimento dei primi due. Dal canto suo, Evenepoel continua a macinare il suo passo fino all’ultimo chilometro, ricevendo solo qualche cambio dall’atleta della Lidl-Trek.
Volata a due, dunque: nell’ultimo testa a testa tra i due – storia di un mesetto fa al Gran Premio del Québec – il fiammingo risolse nettamente in suo favore la partita. Questa volta, invece, la storia sembra prendere un’altra traiettoria: Ciccone affronta con decisione l’ultima curva, sorprendendo Evenepoel e distanziandolo di qualche metro. L’azzurro sembra vicinissimo al colpaccio, è ancora in testa a 10 metri dalla linea ma viene fulminato sul più bello: il colpo di reni e il fotofinish premiano il belga. Questione di un millimetro, non di più.
Pur avendo sofferto nel finale, Scaroni conserva qualche secondo di margine su Skujiņš e conquista quella medaglia europea che gli era sfuggita un anno fa in Francia.
Azzurra Ballan oro tra le juniores
Dunque: si può essere rammaricati dopo una giornata così? Benché la sconfitta subita da Ciccone sia davvero bruciante, la risposta è no: dopo tanti anni di sostanziale anonimato, la Nazionale italiana è tornata protagonista. Il tempo darà ragione al commissario tecnico Roberto Amadio e al suo staff, che hanno dovuto ricostruire il gruppo azzurro quasi da zero. Il capitale umano non manca, come dimostrano i risultati eccellenti di Davide Piganzoli (vincitore sabato al Giro dell’Emilia) e la grande fiducia nel campione del futuro Lorenzo Mark Finn, senza dimenticare Giulio Pellizzari, la cui stagione è stata abbastanza ondivaga. Si tratta solo di avere pazienza. E un pizzico di fortuna.
L’Italia ha chiuso le prove in linea degli Europei con un bilancio di tre medaglie. La più pesante è arrivata dalla prova in linea delle juniores, vinta allo sprint dalla figlia d’arte Azzurra Ballan, che ha battuto in volata la francese Morgane Lestrade e la tedesca Klara Dworatzek.






















