La Vuelta di Spagna 2026 può essere divisa in due atti: il primo ha avuto come protagonista incontrastato il superfavorito della vigilia, lo sloveno Tadej Pogačar. Poi, dopo l’inattesa uscita di scena del bicampione del mondo in carica, la corsa ha preso un’altra piega. Alla fine, però, il trionfo dello spagnolo Enric Mas – che ha così interrotto il digiuno dei padroni di casa, che attendevano la maglia rossa da 12 anni – è del tutto legittimo. Del resto, il capitano della Movistar è stato l’unico a tenere testa a Pogačar nella prima settimana di corsa.
Vuelta di Spagna, la vittoria della vita di Enric Mas
Non è un vincente di professione, tutt’altro. E le tante sconfitte collezionate nel corso della carriera avevano convinto tutti che Enric Mas si sarebbe aggiunto alla lunghissima lista delle promesse non mantenute. Quando nessuno se l’aspettava, però, il 31enne spagnolo si è aggiudicato con pieno merito una Vuelta di Spagna che doveva essere appannaggio di Tadej Pogačar.
Doveva, appunto. E le prove di forza sfoderate nella prima settimana di corsa – aperta dal trionfo di strettissima misura nel cronoprologo di Montecarlo e proseguita con i trionfi in quota ad Andorra La Vella e Castelló – non avevano fatto altro che confermare le scontate previsioni della vigilia. Tuttavia, il fuoriclasse sloveno ha trovato sulla sua strada… una pietra: quella che ha innescato la caduta di cui Pogi è stato vittima nel corso della 7ª frazione, una delle più facili del lotto. Il primo, serio incidente di una carriera fin qui immacolata o quasi alla voce infortuni – con l’eccezione della frattura al polso rimediata nel 2023 alla Liegi-Bastogne-Liegi – che lo ha fatalmente obbligato a rimandare il progetto della Tripla Corona, il simbolico riconoscimento assegnato ai campioni dei tre Grandi Giri.
Lo spagnolo precede Roglič e Gall
Da quel momento in avanti, è iniziata un’altra corsa, inevitabilmente più tattica ma al tempo stesso più equilibrata. Non si può dire, però, che la sfida per la maglia rossa sia stata aperta fino all’ultimo: ancor prima del capitombolo di Pogačar, infatti, Enric Mas aveva dimostrato di poter quantomeno contrastare l’egemonia della rockstar del ciclismo mondiale. Il cambio di spartito non ha sorpreso l’atleta originario dell’isola di Maiorca, che ha sigillato la maglia di leader sulle montagne andaluse – aggiudicandosi anche la tappa dell’Alto de Aitana – per poi difendersi nella cronometro individuale di Jerez de la Frontera, dove ha respinto l’assalto del suo rivale più credibile, l’altro sloveno Primož Roglič (Red Bull-BORA-Hansgrohe).
L’ex saltatore – che puntava al quinto successo personale sulle strade spagnole – non è mai stato in grado di impensierire sul serio Mas. Che ha vissuto una sola giornata sottotono proprio in vista del traguardo finale di Granada, perdendo terreno dal regolarista austriaco Felix Gall (Decathlon CMA CGM, 3°), che ha così archiviato un altro podio dopo il 2° posto al Giro d’Italia alle spalle del danese Jonas Vingegaard.
Un altro sloveno per il futuro: Jakob Omrzel
L’assenza di Pogačar ha senz’altro ridimensionato l’interesse per la corsa, che ha comunque offerto non pochi spunti di interesse nella corsa alle posizioni di vertice: l’ecuadoriano Richard Carapaz (EF EasyPost) – tra i grandi protagonisti dell’ultimo Tour de France, in cui ha conquistato due successi parziali – ha movimentato a più riprese le acque, ma non è mai riuscito a fare concretamente la differenza, rimanendo nettamente ai margini del podio. Alle spalle di un altro ex vincitore della Vuelta, lo statunitense Sepp Kuss (Visma-Lease a Bike), la sfida tra i giovani si è risolta in favore del britannico Oscar Onley (Netcompany INEOS), 6° davanti a un altro emergente sloveno, il debuttante Jakob Omrzel (Bahrain Victorious). Visti i risultati dei suoi connazionali, non sarebbe una sorpresa trovarlo al vertice in futuro.
Le volate di Brennan, i numeri di van Aert (con vista sul Mondiale)
Nel complesso, la Vuelta 2026 ha avuto altri due, degnissimi protagonisti: il 21enne velocista britannico Matthew Brennan (Visma), che ha dominato la scena con 5 successi parziali (e il conto avrebbe potuto essere persino più abbondante, se solo non avesse sbagliato i tempi in un paio di sprint), e il fuoriclasse belga Wout van Aert. Costretto a saltare il Tour per un problema al gomito, il fiammingo ha regalato spettacolo sulle strade spagnole, collezionando due vittorie parziali, mettendosi al servizio di Brennan e mettendosi alla prova sulle grandi montagne. Segnali che non possono essere ignorati in vista dei Mondiali di Montréal (Canada), dove punterà con decisione all’iride tanto quanto il connazionale e rivale Remco Evenepoel.
Gli italiani quasi invisibili (tranne Romele, Albanese e Calzoni)
Non c’erano grandi aspettative intorno alla spedizione italiana, che non schierava al via uomini di classifica né tantomeno cacciatori seriali di tappe. Tuttavia, sulla falsariga di ciò che abbiamo visto al Tour, i nostri hanno partecipato alla Vuelta da comparse o poco più: il migliore in classifica generale, l’ex campione in linea Filippo Zana (Soudal-Quick Step) si è classificato 18° a quasi un’ora da Mas, mettendosi in luce qua e là nelle fughe.
Qua e là, appunto: la locuzione avverbiale è la miglior definizione possibile per descrivere l’ennesima campagna azzurra senza gloria. Nessuna vittoria di tappa, due secondi posti ottenuti da Alessandro Romele (XDS-Astana) nelle tappe di Córdoba – preceduto da van Aert – e Granada (battuto dal norge Tobias Halland Johannessen), un altro podio per merito di Vincenzo Albanese (3° nello sprint anomalo di Roquetes), un po’ di apparizioni in top 10 e pochissimo altro. Un bilancio ampiamente negativo, in parte risollevato dalle ottime prestazioni del corridore bresciano – che ha collezionato molti piazzamenti di giornata e sfiorato la vittoria proprio nel carosello finale – e dalle dignitose prestazioni del lombardo Walter Calzoni (Pinarello-Q36.5) nelle tappe di montagna. Anche se ci presenteremo ai Mondiali con ottime credenziali, il nostro rapporto con le grandi gare a tappe continua a essere problematico. In attesa di tempi migliori (e dei prossimi campioni).






















