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Non c’è due senza tre: l’Italia cade ai rigori con la Bosnia Erzegovina e dice ancora addio ai Mondiali

Kean illude gli azzurri, ripresi da Tabakovic nel secondo tempo, prima di crollare ai rigori dopo aver giocato in 10 per 79' a causa dell'espulsione di Bastoni

by Stefano Boffa
1 Aprile 2026
in Calcio, Calcio internazionale, Coppa del Mondo, Frontpage, Primo piano
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© Getty Images

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L’Italia fallisce la qualificazione ai Mondiali per la terza volta di fila perdendo ai rigori contro la Bosnia Erzegovina nella finale dei play-off. Un fallimento calcistico e sportivo che ha assunto i contorni dell’incubo senza fine, su cui i vertici federali dovranno porsi più di un interrogativo. Kean illude un Paese intero sfruttando una topica di Vasilj, poi arriva l’espulsione di Bastoni a complicare il tutto e a fare da preludio al pareggio bosniaco firmato da Tabakovic. Infine, lo psicodramma che prende vita dopo i calci di rigore, con Esposito e Cristante a fallire le loro chance dal dischetto e Bajraktarevic che dà il via ai festeggiamenti del popolo bosniaco. E alla caccia al colpevole nello Stivale.

Bosnia Erzegovina-Italia: un disastro annunciato da un sistema che fa acqua

Ormai, ogni qualificazione ai Mondiali viene aspettata dal popolo italiano con i crismi della delusione che fa capolino con largo anticipo.

Quando senti vertici federali e della Lega Serie A vaneggiare di ipotetiche problematiche legate ai vari fallimenti sportivi che il calcio italiano colleziona tra club e nazionali, resta davvero difficile capire come si riuscirà a trovare una soluzione per tutto questo.

La sconfitta di Zenica dell’Italia contro la Bosnia Erzegovina è solo la punta dell’iceberg di un movimento calcistico marcio dalle fondamenta. Un sistema che fa acqua da tutte le parti, partendo dalla gestione dei settori giovanili fino ad arrivare alle posizioni apicali della politica calcistica, non poteva che incontrare questo destino. Se dopo la terza mancata qualificazione alla Coppa del Mondo (un unicum per una squadra che può fregiarsi del titolo di campione del mondo) si preferisce mantenersi attaccati alle poltrone anziché assumersi le dovute responsabilità, vuol dire che c’è un rifiuto sistematico della realtà.

Il post-partita in Bosnia ha iniziato ad assumere contorni surreali già quando il ct Gennaro Gattuso aveva preso la parola: «I ragazzi meritavano di più per la prestazione, per l’impegno, per l’amore che ci hanno messo». D’accordo che l’Italia ha giocato in 10 per 79′ a causa dell’evitabile espulsione di Bastoni, ma parliamo di una squadra che ha subito 30 tiri in totale contro 9 fatti da una compagine tutt’altro che irresistibile.

L’apoteosi la si è raggiunta con le dichiarazioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina, dopo aver ribadito la fiducia nei confronti di Gattuso e del Capo Delegazione Gianluigi Buffon: «Negli sport dilettantistici si possono adottare scelte e decisioni che nel professionismo non è possibile, mi riferisco all’uso di giovani e under all’interno dei propri tornei. Per non parlare di quelli che sono sport di Stato, basti pensare allo sci». Il tutto dopo aver allontanato la possibilità delle dimissioni. Almeno fino al prossimo consiglio federale.

Questa volta sarà veramente dura ripartire, anche perché si viene pure da degli Europei negativi sotto la gestione di Luciano Spalletti. Ragion per cui si partirà da delle vere e proprie macerie, senza una base su cui appoggiarsi e rifondare un movimento alla deriva. Perché del domani non vi è certezza, se non che “la pirateria uccide il calcio”. Le politiche al risparmio delle società che investono su stranieri anziani e/o a basso costo anziché nei prodotti dei nostri vivai, incentivando insostenibilità del prodotto calcio e l’incapacità di produrre talenti in grado almeno di marcare l’uomo o di saltare un avversario in dribbling, quelle vanno benissimo.

L’analisi della partita: azzurri intimoriti dai propri fantasmi, Bosnia cattiva e affamata

Bosnia Erzegovina-Italia è stata una partita che ha riflettuto due stati d’animo differenti: coraggio, ardore e sfrontatezza da parte dei balcanici; paura e timore, invece, per gli azzurri.

La personalità dei giocatori in campo ha fatto tutta la differenza di questo mondo. Vedere giovani sfrontati come Alajbegovic e Bajraktarevic (un 2007 e un 2005) prendere per mano la squadra e trascinarla a suon di dribbling, rabone e, soprattutto, rigori verso il Mondiale è l’emblema dell’esito materializzatosi a fine partita. Dall’altra parte, Esposito, subentrato a Kean a gara in corso, sembrava un bimbo smarrito ai grandi magazzini. E non è che lo marcassero Van Dijk e Rüdiger, ma Katic e Muharemovic, due onesti difensori. Il primo gioca addirittura nella serie cadetta tedesca, mentre il nostro ha gol e presenze in Champions League e ha tirato il tipico rigore della paura nella serie risultata fatale agli azzurri. E questo spiega praticamente tutto sulla mancanza di serenità e sui fantasmi che aleggiano sui calciatori italiani in questo preciso momento storico.

Gattuso aveva deciso di giocarsela con il solito 3-5-2, confermando in blocco gli stessi undici che avevano domato l‘Irlanda del Nord a Bergamo. Sergej Barbarez, ct della Bosnia Erzegovina, aveva optato per un solo cambio nel suo 4-4-2 rispetto alla vittoria di Cardiff: Basic in mediana al posto dell’ex romanista Tahirovic, con Alajbegovic che parte ancora dalla panchina.

Eppure la partita non era iniziata così male: al 15′, Vasilj regala con i piedi il pallone a Barella sulla pressione furiosa di Retegui, il centrocampista serve subito Kean che non ha problemi nel battere il portiere bosniaco per l’1-0. L’Italia sembrava aver subito trovato la tattica vincente: puntare sugli errori individuali della non eccelsa retroguardia balcanica attraverso un pressing aggressivo e dominare sulle seconde palle. Il problema è che i propositi vengono annullati dall’incapacità dell’Italia di non schiacciarsi troppo in area e di chiudere sui cross dalle fasce delle ali bosniache, molto rapide e tecniche. Sul gioco aereo la retroguardia azzurra soffre terribilmente e Dzeko e Demirovic riescono sempre a prevelare fisicamente sui loro rispettivi marcatori.

Donnarumma è costretto agli straordinari sulla violenta conclusione di Basic al 20′, mentre tira un sospiro sull’incornata di Demirovic uscita di un niente al 37′. Entrambe le occasioni erano state propiziate da Bajraktarevic, esterno d’attacco del PSV Eindhoven che stava facendo ammattire Dimarco sull’out di sinistra azzurro. La svolta arriva al 41′: rinvio corto di Donnarumma, saltano le preventive con Demirovic che lancia subito Memic in campo aperto e Bastoni che lo stende senza troppi complimenti. Rosso sacrosanto e Italia in 10 uomini.

Gattuso corre ai ripari inserendo Gatti al posto di Retegui, mantenendo inalterato l’assetto difensivo, ma lasciando il peso dell’attacco tutto sulle spalle di Kean. L’Italia termina il primo tempo avanti di un gol, ma sotto di un uomo.

Secondo tempo: gli azzurri sprecano in contropiede, i balcanici puniscono con Tabakovic

La ripresa inizia subito con dei cambi importanti. Barbarez inserisce Alajbegovic e Tahirovic al posto di Kolasinac e Sunjic, con Memic che viene arretrato nella posizione di terzino sinistro. Gattuso risponde rinforzando la fascia destra con l’inserimento di Palestra al posto di un Politano soverchiato da Memic.

Alajbegovic suona la carica costringendo Donnarumma ad una respinta complicata al 51′, accendendo gli animi del “Bilino Polje” di Zenica. L’Italia, però, a differenza del primo tempo, non resta a guardare, e ha un’occasione enorme per mettere in ghiaccio la partita al 56′: Kean intercetta un pallone improvvido di Basic e si lancia in campo aperto superando Muharemovic, ma al momento del dunque calcia alto.

La Bosnia Erzegovina tira un sospiro di sollievo e ricomincia ad attaccare a spron battuto. Barbarez inserisce anche Burnic e Tabakovic al posto dell’infortunato Memic e di Basic: il pullman bosniaco si trasferisce in avanti con sei giocatori prettamente offensivi. Gattuso, invece, bada al sodo togliendo Kean e Locatelli per Esposito e Cristante, con l’obiettivo di tenere lontana la palla dall’area azzurra e avere più forza per contrastare il gioco aereo bosniaco.

Gli effetti dei cambi li si vedranno al 72′, quando Tahirovic costringe Donnarumma al miracolo in allungo su un rasoterra insidioso dal limite dell’area. La risposta dell’Italia non si fa attendere: Palestra salta secco Burnic sulla destra e serve all’accorrente Esposito il pallone che potrebbe valere il raddoppio, ma l’attaccante dell’Inter spara alto da ottima posizione. Gli azzurri premono e, al 77′, hanno un’altra occasione per raddoppiare con Dimarco su ottimo suggerimento di Tonali, ma la conclusione è larga.

Lo psicodramma tipicamente italiano prenderà vita al minuto numero 79: ennesimo cross dalla destra, questa volta di Dedic, Dzeko sovrasta Mancini e colpisce verso la porta. Donnarumma fa quel che può nel respingere la minaccia, ma non può nulla sulla ribattuta vincente di Tabakovic che vale l’1-1 e fa esplodere il “Bilino Polje”. Certo ci sarebbe da controllare il tiro di Dzeko, compiuto palesemente con il braccio, ma poco conta: Bosnia Erzegovina e Italia ora sono pari.  E per arrivare ai supplementari, c’è stato bisogno dell’ennesimo prodigio di Donnarumma sul colpo di testa di Demirovic all’87’. E di una manina da parte di un Turpin non esattamente in serata, che non ravvisa la trattenuta di Mancini in area su Demirovic all’89’.

Bosnia Erzegovina-Italia ai supplementari: tra brividi, orrori arbitrali e rigori drammatici

Si riparte dai tempi supplementari, con la Bosnia Erzegovina rinvigorita dal pari raggiunto e dalla superiorità numerica e l’Italia che mette in alto i suoi ultimi due cambi: Frattesi e Spinazzola per Barella e Dimarco. Cambi tardivi, si potrebbe dire, tipici di chi vorrebbe salvare il salvabile nel caos generatosi.

I tempi supplementari non regalano particolari emozioni. Vuoi perché la Bosnia Erzegovina sta accusando le fatiche dei 120′ di Cardiff, vuoi perché l’Italia pensi più a trascinarla ai rigori che altro. Fatto sta che, al 102′, c’è un episodio arbitrale molto controverso. Tonali riesce ad innescare lo scatto in profondità di Palestra lanciandolo a rete, il quale viene steso dall’intervento da tergo di Muharemovic poco prima dell’ingresso in area. Turpin estrae incredibilmente il giallo e il VAR non richiama il fischietto francese, nonostante ci siano tutti i crismi per il DOGSO. Decisione che lascia perplessi senza alcun dubbio.

L’Italia non vuole perdere il filo del discorso e, al 105′, va vicina al nuovo vantaggio con il colpo di testa ravvicinato di Esposito respinto da Vasilj.

Nel secondo tempo supplementare, Barbarez si gioca anche la carta Hadziahmetovic al posto di Demirovic per rinforzare la mediana, e la Bosnia va vicina al colpo del KO al 119′ con il rasoterra dal limite di Tahirovic a lambire il palo alla sinistra di Donnarumma. Poco prima dei tiri dal dischetto, Frattesi commette fallo d’ammonizione su Dzeko, infortunandolo alla spalla. Il capitano bosniaco sarà costretto a dare forfait nella serie dei rigori.

La lotteria dal dischetto aveva già detto bene alla Bosnia Erzegovina nella notte di Cardiff, quella che portò all’esultanza contenuta di Dimarco nel discusso post-partita di Bergamo con l’Irlanda del Nord. A posteriori, possiamo dire che sia stata un’esultanza prematura: Tahirovic, Tabakovic e Alajbegovic sono perfetti nelle loro realizzazioni. Dall’altra parte: Esposito calcia in curva, Tonali spiazza con freddezza Vasilj e Cristante spacca la traversa. Al classe 2005 Ermin Bajraktarevic non pare vero di diventare il match-winner piegando le mani di Donnarumma per il 4-1 definitivo. Zenica e un intero popolo sono in festa e l’Italia, per la terza volta consecutiva, la quinta nella sua storia, è costretta a rinunciare al Mondiale.

Dove ripartire in un sistema che fa acqua da tutte le parti

Bosnia Erzegovina-Italia ha riaperto una ferita dolorosa nel collettivo che segue, lavora e investe in questo sport.

Gattuso non ha fornito a staff e calciatori la calma e i mezzi necessari per gestire una situazione così delicata, ma su quella panchina non ci è finito da solo. La scelta era ricaduta su di lui per un’idea del presidente della FIGC Gabriele Gravina, il quale lo aveva proposto come esempio virtuoso su cui basare i concetti di appartenenza e di amore verso la maglia azzurra. Maglia che pesa come un macigno di questi tempi e che ora difficilmente attirerà gli entusiasmi di chi dovrà indossarla.

Ricostruire adesso sarà la parte più difficile del tutto perché non ci sono elementi in grado di trasmettere serenità, sicurezza e sfrontatezza all’ambiente. Sono venute meno certezze granitiche consolidatesi negli anni, anche per via di un sistema che ha investito poco e male su infrastrutture e vivai, arrivando alla povertà tecnica che si è registrata oggi.

Si è provato ad imitare modelli tutt’altro che nelle nostre corde come quello spagnolo, snaturando il nostro modo di giocare e ignorando i nostri punti forti (difesa arcigna e contropiede mortifero). C’è una mancanza assoluta di specialisti dei calci piazzati (la punizione dal limite di Tonali infrantasi sulla barriera è stata emblematica), di dribblomani capaci di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica (i Camoranesi, i Donadoni, i Causio, gli Insigne, tanto per intenderci), di registi tecnici in grado di dettare i tempi di gioco (Pirlo, Albertini, Jorginho e Verratti sono solo un lontano ricordo), difensori capaci di giocare a 4 o di marcare a uomo in maniera arcigna (Nesta, Cannavaro, Materazzi, Chiellini e Barzagli sono mancanze non da poco). Ci siamo adagiati sugli allori creando paragoni sproporzionati per giocatori sì buoni, ma non così tanto come Bastoni, Barella, Calafiori, Esposito e Dimarco, caricandoli di responsabilità che non potevano reggere.

Ci sarà molto da rifare e ricostruire e questo potrebbe essere possibile azzerando tutto tra vertici federali e della Lega Serie A. Magari investendo soldi nella crescita dei campioni del domani e non in campagne pubblicitarie e di abbonamento di dubbio gusto o utilità, con annessa lotta ai pirati del “pezzotto”. È arrivato il momento di risolvere il problema dalla radice.

Francia, Germania, Spagna e Inghilterra hanno saputo applicare le loro visioni del calcio a quanto offerto ora dal calcio moderno: velocità, fisicità, tecnica, dinamismo e ritmi alti. Sarà importante per l’Italia calcistica fare questo grande passo e non disperdere il materiale umano prodotto dalle Nazionali under.

I risultati degli altri spareggi: avanti Repubblica Ceca, Turchia, Svezia, RD Congo e Iraq

Oltre a Bosnia-Erzegovina-Italia, si sono giocate anche le restanti finali degli spareggi Mondiali. A far compagnia alla selezione balcanica di Sergej Barbarez, ci sono altre tre europee, un’africana e un’asiatica.

Colpo a sorpresa della Repubblica Ceca, che torna a disputare dopo 20 anni la sua seconda fase finale dei Mondiali battendo ai rigori la Danimarca dopo il 2-2 dei supplementari. I gol di Sulc e Krejci per i cechi e di Andersen e Høgh per i danesi non sono bastati per decretare il vincitore. Dal dischetto, gli errori di Højlund, Dreyer e Jensen risulteranno fatali per gli scandinavi, costretti ad incassare il 3-1 finale nella serie.

Avanti anche la Turchia di Vincenzo Montella. La selezione anatolica batte per 1-0 a domicilio il Kosovo grazie alla conclusione sporca di Aktürkoglu e ritorna a disputare la fase finale di un Mondiale dopo 24 anni, esattamente dal terzo posto ottenuto nel 2002 in Corea del Sud e Giappone. Ritorno dopo 4 anni di assenza anche per la Svezia, che ha battuto in casa con un sudatissimo 3-2 la Polonia. La selezione di Graham Potter deve ringraziare le firme di Elanga, Lagerbielke e Gyökeres, le quali hanno sopraffatto i gol polacchi di Zalewski e Swiderski. Niente Mondiali, quindi, per Robert Lewandowski e compagni.

Raggiungono un posto al sole anche RD Congo e Iraq negli spareggi intercontinentali giocatisi in Messico. La formazione africana ha superato la Giamaica per 1-0 dopo i supplementari grazie ad una vecchia conoscenza del Napoli, Axel Tuanzebe. La selezione di Sébastien Desabre torna a disputare un Mondiale dopo la fugace apparizione in Germania Ovest nel 1974, quando il Paese si chiamava ancora Zaire. La squadra mediorientale, invece, è riuscita a prevalere per 2-1 sulla Bolivia, tornando ai Mondiali dopo 40 anni. Decisivi i gol di Al Hamadi e Hussein. Inutile per i sudamericani la rete del momentaneo pareggio realizzata da Paniagua.

Tags: Bosnia Erzegovina-ItaliaPlay-offQualificazioni MondialiUSA-Messico-Canada 2026
Stefano Boffa

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