Lo sci di fondo azzurro aspettava questo momento da vent’anni, quando Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Christian Zorzi dominarono la staffetta olimpica dei Giochi di Torino 2006. Il quartetto d’oro cede idealmente al testimone a Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino, che guadagnano un bronzo pesantissimo alle spalle dell’imprendibile Norvegia e di una Francia altrettanto superlativa.
Sci di fondo, l’Italia della staffetta è di bronzo
Federico Pellegrino e pochissimo altro: lo sci di fondo azzurro ha vissuto anni tremendi, per non dire disastrosi. Tuttavia, il tempo della redenzione è arrivato quando contava di più: l’Italia ritrova il podio olimpico in staffetta a vent’anni di distanza dall’ultima volta, quando il quartetto azzurro salì sul podio più alto a Pragelato.
Non era facile arrivare alla medaglia, ma i risultati delle gare precedenti legittimavano un pur cauto ottimismo. Missione compiuta, nonostante la situazione si fosse complicata nella terza frazione, in cui Martino Carollo ha perso contatto dal finlandese Arsi Ruuskanen.
Riavvolgiamo il nastro: 10 staffette al via della prova che assegnerà l’ottavo titolo olimpico dello sci di fondo e una favorita d’obbligo, la Norvegia. Tuttavia, la prima frazione in classico si rivela molto più equilibrata del previsto: Emil Iversen non riesce a fare la differenza sui rivali, portandosi dietro un quartetto formato da un’ottima Italia – che schiera al lancio un brillante Davide Graz – Finlandia, Canada e Stati Uniti. Appena più indietro la Francia, penalizzata da una frazione tutt’altro che convincente di Theo Schely. Ad ogni modo, i primi 7,5 km di gara hanno già mietuto due vittime: la Germania e ancor più la Svezia, che chiuderà la staffetta addirittura in coda all’ordine d’arrivo.
Carollo in difficoltà nella terza frazione
La seconda frazione in tecnica classica decide nei fatti l’affare per la medaglia d’oro: un folgorante Martin Nyenget semina la concorrenza a metà del secondo giro e consegna ai suoi compagni (Einar Heidegart e Johannes Hoesflot Klæbo, 4 ori in quattro gare) un margine sufficiente per affrontare con relativa scioltezza la seconda parte della staffetta.
Occhi puntati su ciò che succede alle spalle dello squadrone norge: un ottimo Iivo Niskanen allunga in salita e mette in seria difficoltà Barp, che perde leggermente contatto dal treno per le medaglie ma riesce comunque a reagire, mettendosi nella scia dei finlandesi. Appena più indietro la Francia, che riesce comunque a limitare le perdite con Hugo Lapalus, a cui dà il cambio Mathis Desloges. Più distanti le formazioni nordamericane, che usciranno nei fatti dalla contesa per le medaglie.
Pellegrino stacca Anttola sull’ultima salita
Sull’onda dell’entusiasmo, Martino Carollo prova a seguire Desloges – già argento nello skiathlon e nella 10 km in tecnica libera – ma perde contatto alla fine del primo giro in tecnica libera. In evidente affanno, il giovane fondista piemontese viene raggiunto e staccato da Ruuskanen nella seconda tornata. Il distacco dalla Finlandia si amplia ancora fino all’ultimo chilometro della terza frazione, stabilizzandosi intorno ai 20″. Un margine ampio ma non insormontabile per Pellegrino, opposto al non irresistibile Niko Anttola. Tutto immutato davanti: Norvegia in controllo, Francia seconda con ampio margine su italiani e finnici.
La differenza di valori emerge quasi subito: nello spazio di un paio di chilometri, il valdostano – già medagliato a PyeongChang e Pechino nella sprint – raggiunge Anttola, che cerca di risparmiare energie in vista del finale. La sfida per il bronzo si decide sulla salita che conduce allo stadio del fondo di Tesero: Pellegrino accelera con decisione e saluta Anttola, involandosi verso un bronzo che è un premio alla sua carriera, in cui ha retto quasi da solo le sorti del nostro movimento. Ora toccherà agli altri essere alla sua altezza. Ma è ancora presto per pensare a domani.





















