La decima giornata di Wimbledon ha visto chiudere i quarti di finale con la qualificazione degli ultimi semifinalisti. Jannik Sinner riesce ad avere ragione di Ben Shelton, ma Flavio Cobolli è stato costretto alla resa da un Novak Djokovic ancora ingiocabile.
Wimbledon, il risveglio di Sinner: Shelton battuto in tre set
Jannik Sinner aveva fatto tremare tutti i suoi sostenitori non solo per la quasi eliminazione contro Dimitrov agli ottavi, ma anche per le condizioni del suo gomito destro.
Due rapidi allenamenti e gli esiti positivi degli esami strumentali hanno fornito abbastanza certezze per poter scendere in campo. L’avversario è lo statunitense numero 10 al mondo Ben Shelton, giustiziere di Lorenzo Sonego agli ottavi. Shelton è dotato di grande atletismo e di un servizio molto potente, un banco di prova decisamente duro per il gomito del numero 1 al mondo.
La partita è dura, maschia, con sventole che fanno andare in tilt i rilevatori di velocità del campo, ma il gomito regge bene. Eccome, se regge. Sebbene non al meglio della condizione, Sinner si difende egregiamente dalle bordate dell’avversario (vedere la risposta sul servizio a 228 km/h al secondo set) e porta a casa la partita in tre set col punteggio di 7-6, 6-4, 6-4. L’altoatesino ha sfruttato gli unici due break concessi dall’americano per fare sua la contesa, facendo leva sul mantenimento sistematico del servizio (un solo mini-break concesso alla battuta dall’italiano in tutta la partita) e sul rovescio che definire difettoso è un eufemismo del suo avversario. La svolta è già avvenuta al primo set: Shelton non riesce ad amministrare il 2-1 iniziale al tie-break dopo aver conquistato il mini-break, finendo poi travolto dal ritorno dell’azzurro per 7-2.
Nonostante il gomito debilitato, i tiri di Sinner sono sempre più precisi rispetto a quelli dello statunitense (14 errori non forzati per il texano contro i 6 dell’altoatesino) e ciò basta e avanza per fare la differenza. Sinner è in semifinale di Wimbledon per la seconda volta in carriera e dovrà vedersela con Novak Djokovic per la qualificazione all’ultimo atto.
Cobolli morde, corre e lotta, ma Djokovic è insormontabile: il serbo va in semifinale contro Sinner
Niente prima volta per Flavio Cobolli: la voglia di Novak Djokovic di arrivare a giocarsi la quattordicesima semifinale a Wimbledon della sua carriera a 38 anni era troppo più forte.
Nella cornice del Centrale, sotto gli occhi della Regina Camilla d’Inghilterra, il tennista di Subiaco ha provato in tutti i modi a contrastare la tecnica e la precisione dei fendenti di Nole, ma l’impresa è riuscita soltanto per un set. La rimonta, seppur faticosa, da parte del serbo è un chiaro segnale, oltre che una dimostrazione di forza, da parte di uno dei tennisti più forti di tutti i tempi: Sinner in semifinale è avvisato.
Il 6-7, 6-2, 7-5, 6-4 con cui Djokovic ha regolato Cobolli ha parlato di una partita decisamente dura, dove il serve and volley di Flavio ha decisamente logorato le difese di Nole, il quale ha fatto valere il suo maggior tasso tecnico nei tre set successivi. Cobolli riesce a prevalere al tie-break nel primo set rispondendo colpo su colpo all’avversario e compiendo punti straordinari nel momento più delicato. Nel secondo set, la conquista del break da parte di Nole sul punteggio di 2-2 e il successivo allungo sul 6-2 fanno desistere Flavio, desideroso di giocarsi il tutto per tutto nei successivi set. Nel terzo set, Djokovic cerca di far correre a vuoto Cobolli, ma il laziale risponde sempre con veemenza e forza inesauribili. Sul punteggio di 5-5, Djokovic ottiene un preziosissimo break (il terzo in quel momento) e conquista il punto del sorpasso mantenendo la battuta.
Al quarto e decisivo set, Nole conquista un nuovo break vitale su un errore in volée di Cobolli che gli vale il 5-4, ottenendo di nuovo la possibilità di chiudere al servizio. Cobolli, nell’ultimo gioco bloccato sul deuce, sbaglia il rovescio e Nole ne approfitta per chiudere i conti. Poco male se Hugh Grant si sia addormentato sugli spalti, Cobolli può accontentarsi della prestazione e dei complimenti a fine partita del 7 volte campione di Wimbledon.


















