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Le prime dichiarazioni del nuovo presidente della FIGC

L'ex presidente del CONI la spunta sul numero uno della LND Giancarlo Abete nella votazione odierna. Addio al veleno per Gravina: "Non faccio distinzione tra amici e diversamente amici"

by Stefano Boffa
23 Giugno 2026
in Calcio, Frontpage, Serie A, Serie B
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© Eurosport

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«Si sono appena concluse le votazioni per la nomina del nuovo presidente della FIGC. Giovanni Malagò batte Giancarlo Abete con il 68,58% dei voti e succede a Gabriele Gravina come nuovo numero uno del calcio italiano. Confermati in blocco, invece, i consiglieri federali.

Prime dichiarazioni da presidente FIGC per Malagò

Un esito che appariva scontato ai più. Anzi, era addirittura nell’aria, tant’è vero che era atteso solo l’esito delle urne per poter fare l’annuncio ufficiale: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC, rilevando il dimissionario Gabriele Gravina.

L’ex presidente del CONI, già forte del sostegno di Lega Serie A, Lega Serie B, AIC e AIAC, ha sconfitto nelle votazioni odierne l’attuale presidente della LND Giancarlo Abete (sostenuto da Lega Pro e LND) con il 68,58% delle preferenze. Quello di Abete sarebbe stato un cavallo di ritorno, avendo occupato tale posizione dal 2007 al 2014, dimettendosi all’indomani della fallimentare campagna azzurra ai Mondiali in Brasile (gli ultimi a cui la Nazionale ha preso parte) per cedere il posto a Carlo Tavecchio.

Malagò, tra i fautori del progetto che ha portato all’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, si è lanciato in questa nuova sfida dopo 12 anni nel Comitato Olimpico. Il dirigente italiano non ha nascosto la grande emozione al momento della nomina: «È veramente molto profondo ed emozionante questo senso di responsabilità. Da solo non posso fare nulla, ma con voi potremo fare tutto». Questo è stato il messaggio lanciato dal nuovo numero uno del calcio italiano.

Nel giorno delle votazioni per il nuovo presidente, l’assemblea elettiva ha anche votato per la composizione del nuovo consiglio federale. L’esito delle votazioni ha portato ad una gattopardesca conferma in blocco del consiglio federale uscente. Insomma, cambiamento sì, ma fino ad un certo punto, senza particolari scossoni. Anzi, la rivoluzione sembra essersi fermata alle dimissioni di Gravina nel lunghissimo post-partita di Bosnia-Italia.

Non sorprendono, quindi, le dichiarazioni di uno dei consiglieri confermati, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, poco prima del termine delle votazioni: «Le dimissioni di Gravina non erano dovute alla malagestione, ma alla mancanza di risultati. Giovanni Malagò è un profilo che rappresenta in sé competenza, esperienza, un vincente nell’ambito sportivo. Il primo obiettivo del nuovo presidente deve essere quello di dialogare con la politica per evitare provvedimenti senza consultarci. La politica può aiutarci a favorire alcuni iter come lo sblocco dei lavori sulle infrastrutture, dove noi siamo fanalino di coda. La politica ha sempre tenuto a cuore le sorti dello sport, in particolare del calcio, quindi credo sia indispensabile riallacciare i rapporti».

In altre parole, c’è da ricucire uno strappo attraverso un cambio di interlocutore. Un primo passo verso la risoluzione dei tanti problemi che attanagliano il calcio italiano. E la nota stampa del ministro dello Sport Andrea Abodi a seguito dell’elezione di Malagò sembra conciliante in tal senso: «Congratulazioni e buon lavoro a Giovanni Malagò, da oggi presidente della FIGC, che ho sentito e con il quale mi incontrerò nei prossimi giorni. Auguro buon lavoro anche al Consiglio federale e a tutto il sistema, con l’obiettivo di rilanciare il calcio italiano».

Addio al veleno per Gravina: “Il Governo non ha speso un euro per i vivai”

Lo avevamo lasciato mentre abbozzava una timida difesa del suo operato e di quello dello staff tecnico azzurro nel post-partita di Zenica che aveva decretato l’eliminazione dell’Italia ai Mondiali 2026. Ora, Gabriele Gravina tira fuori gli artigli e abdica togliendosi non pochi sassolini dalla scarpa.

L’ex presidente della FIGC, durante l’assemblea elettiva, ha fatto un intervento di commiato decisamente polemico, in particolare nei confronti del Governo e del ministro dello Sport Andrea Abodi.

In un primo momento, ha spiegato le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni il 2 aprile 2026, un anno dopo la sua riconferma con il 98,68% dei voti:

«Lascio la Federazione con la coscienza pulita di chi ha dato tutto, anche commettendo errori, ma senza mai tirarsi indietro. Prendetevi cura del calcio che è una parte fondamentale della nostra vita. Il mio passo indietro serve oggi a stimolare riflessioni, ma i problemi del calcio italiano non si risolvono cambiando il presidente della FIGC. Si risolvono con una riforma coraggiosa dei campionati, con investimenti seri nei vivai, con la politica che voglia essere partner e non parte, con componenti federali che scelgano in primis il bene comune. Io ho sempre operato con un unico faro: la tutela del calcio italiano, dalla base della piramide al vertice della Nazionale».

«Eppure dobbiamo essere onesti con noi stessi: il calcio italiano vive una crisi di identità culturale prima ancora che economica. Sul piano sportivo e gestionale per troppo tempo abbiamo sottovalutato il quadro di riferimento, cercando passaggi strategici troppo ancorati agli “instant team” e poco agli investimenti. Abbiamo sbagliato il tempo delle nostre scelte: affrettando quelle di prospettiva e ritardando quelle strutturali. In campo e fuori».

Gravina ha rivendicato con orgoglio i successi maturati durante il suo mandato: la vittoria di Euro 2020, i progressi registrati dalle Nazionali giovanili (vittoria di due Europei Under-17 e di un Europeo Under-19, il secondo posto ai Mondiali Under-20 del 2023), la concessione dello status professionistico del campionato femminile e la vittoria del Premio Burlaz per i migliori risultati complessivi nelle competizioni di calcio giovanile maschile. Mai l’Italia aveva ottenuto un simile riconoscimento.

In tutto questo, non sono mancate, però, le stoccate alla politica e al Governo. Il finanziamento dei vivai è il pomo della discordia:

«Per finanziare i vivai il governo non ha speso un euro. C’è una visione evidentemente distorta dell’interesse Nazionale che è stata avallata da chi, magari solo per solleticare gli umori della piazza, si era schierato a sostegno dell’italianità dei vivai. Ma pur predicando bene, ha deciso nottetempo, una settimana fa, di sopprimere per legge anche l’unica via di finanziamento destinata alla valorizzazione dei giovani e dei centri federali, eliminando il comma che riconosceva una minima percentuale della mutualità generale a queste finalità. Con questa decisione, nemmeno comunicata, forse pensavano di punire la vecchia e la nuova Figc? Si sono sbagliati: hanno fatto il male del calcio».

Infine, gli auguri ai due candidati a precedere un’ultima stoccata nei confronti di Abodi, che aveva definito amico Abete e “diversamente amico” Malagò:

«Auguri ai due candidati. Non faccio distinzione tra amici e diversamente amici».

La conferenza stampa di Malagò: “Situazione ingessata”

Giovanni Malagò ha tenuto una conferenza stampa di presentazione poco dopo l’esito delle elezioni.

Il dirigente romano è intervenuto per presentare i punti chiave del suo programma di rilancio del calcio italiano, esponendo anche la situazione attuale in seno alla federazione.

Il neo-presidente della FIGC ha inaugurato la conferenza stampa esponendo le tre stelle polari del suo programma:

«Le prime cose da fare sono: compattare la squadra che, si è visto, ha delle ‘discrete’ personalità, poi c’è il progetto tecnico, e infine ripristinare un rapporto con un pezzo della politica. Con qualche persona di questo mondo bisogna ripristinare un discorso. Qualcuno sostiene che le riforme non si possono fare con la maggioranza, e questo è qualcosa sul quale occorrerebbe riflettere. Tra le cose da fare sicuramente provare a dare risposte ai problemi strutturali che il mondo del calcio ha evidenziato».

Importante e prioritario per il nuovo numero uno del calcio italiano sarà riallacciare i rapporti tra politica e FIGC:

«Se il Governo vuole dimostrare di voler veramente fare qualcosa per il calcio, di voler bene al calcio, ha ancora meno tempo di noi. La legislatura scade a fine settembre del 2027, noi ci siamo fino a febbraio del 2029. Ci sono due anni di differenza, non è proprio banalissimo. Poi, vanno date delle risposte ai problemi strutturali. La seconda telefonata ricevuta dopo l’elezione è stata quella del ministro Abodi ed ho appuntamento venerdì con lui per vederci. Una cosa che auspicavo e ne sono molto contento».

Malagò non si è voluto sbottonare su uno degli argomenti più scottanti, ovvero, la nomina del nuovo ct dell’Italia:

«Non ho parlato con nessuno. Ci cominciamo a mettere la testa. Facciamo un po’ di ragionamenti. Bisognerà parlarne, vedere i bilanci. Per l’identikit del futuro ct ho fatto un atto d’amore, di follia lucida, non ci pensavo e non è stata una mia idea ma sono stato coinvolto. L’allenatore, a prescindere dal suo curriculum, deve abbracciare il discorso in tutto e per tutto, non si può dire armatevi e partite. Io penso che in un altro momento storico avrei sposato l’idea di un allenatore da filiera FIGC, che partiva da Valcareggi, Bearzot, Vicini».

Sono un romantico e Pozzo è quello che ha vinto di più, ma in questo momento come fai, con questa pressione anche di opinione pubblica, a ragionare in questo modo? Magari si può avere nel medio termine questo tipo di opportunità e va presa in considerazione. Gli allenatori di squadre di club hanno un loro mercato. Possono essere un po’ più benevoli, ma le dinamiche sono analoghe. Oggi ogni risorsa la devi dare alle componenti che sono in grandissima difficoltà».

Tema sul futuro, Euro32

Tra gli argomenti trattati, c’è anche l’organizzazione degli Europei del 2032 in collaborazione con la Turchia, dove l’Italia sembra ancora indietro con i lavori:

«Euro 2032 è una sfida nella sfida. Ho parlato con Ceferin nei giorni scorsi, ho ricevuto già messaggi da Infantino. Michele Uva è il nostro responsabile organizzativo per la UEFA, dobbiamo individuare questi 5 stadi».

L’ex presidente del CONI ha anche parlato della situazione di stasi che sta attraversando l’Italia calcistica dal punto di vista delle riforme:

«Non succede in nessun altro settore che tu hai un mandato praticamente all’unanimità e di fatto non riesci a fare nulla delle cose che hai proposto nel tuo programma. Oggettivamente la situazione è completamente ingessata. Difenderò tutta la vita l’autonomia dello sport. Se non si cambia, qualcuno ci metterà in posizione di cambiare. Il ragionamento è molto semplice».

Cittadinanza, tra politica e Sport

Intervento dedicato anche alla concessione della cittadinanza agli atleti di origine straniera:

«Non ho mai detto una parola sullo Ius Soli, che fa parte della politica, ma io sostengo il principio di sussidiarietà sportiva. Negli altri sport puoi prendere tempo e traccheggiare, nel calcio no: se non dai la cittadinanza, dopo un secondo arriva un altro Paese, dà il passaporto al ragazzo e tu l’hai perso. Questo è inaccettabile. Sono rimasto scioccato nel leggere che il 40% di chi gioca il Mondiale non è nato nel paese per cui gioca. Ci sta l’incidenza alta nel Curaçao o nel Marocco, ma ci sono anche paesi come la Francia, la Svezia, il Belgio, la Germania e altre nazioni che hanno usato questo serbatoio. La politica è felice di vincere nell’atletica o nel volley grazie a questi atleti. Nel calcio dobbiamo muoverci, o subiremo i danni».

Infine, una questione scottante nel mondo del tifo italiano, le multiproprietà, problema sollevato anche dal sindaco di Bari Vito Leccese:

«Al sindaco non ho risposto ufficialmente perché sono una persona seria. Quando mi ha chiamato, ci ho parlato, ma non avevo ancora cariche. C’è una norma, che non ho fatto io, ma è stata approvata. Non mi sembra che oggi questa sia la priorità: la materia è del consiglio federale».

Tags: Gabriele GravinaGiancarlo AbeteGiovanni MalagòPresidenza FIGC
Stefano Boffa

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