Non è stato un Tour de France memorabile, tutt’altro: la superiorità di Tadej Pogacar ha sostanzialmente addormentato la corsa nell’ultima settimana. Eppure, la 112ª edizione della Grande Boucle ha comunque regalato un finale da brividi, con il successo a Parigi del belga Wout van Aert e – per noi italiani – la soddisfazione di vedere Jonathan Milan in maglia verde.
Tadej Pogacar vince il Tour, Milan sfila in verde
Il Tour de France 2025 ha sostanzialmente confermato ciò che già sapevamo: Tadej Pogacar resta il corridore più forte del mondo persino quando appare meno scintillante del solito. Il 26enne sloveno è salito sul podio più alto della corsa francese in fondo a un’edizione di cui è stato comunque il dominatore indiscusso, blindando la maglia gialla sui Pirenei per poi limitarsi a gestire gli attacchi del danese Jonas Vingegaard nella terza settimana. Festa anche per gli italiani, che hanno esultato per la maglia verde di Jonathan Milan, il terzo corridore di casa nostra a vincere la classifica a punti dopo Franco Bitossi e Alessandro Petacchi.
Come si diceva in apertura, la Grande Boucle non ha regalato lo stesso spettacolo degli anni passati. Colpa di un percorso che non ha mai concesso respiro nella prima metà, in cui il gruppo ha battagliato senza risparmio, e di una situazione tutto sommato cristallizzata fin dalle prime sfide in montagna, dove il campione iridato in carica ha spento le velleità del suo più grande rivale, battendolo prima sul traguardo di Hautacam, poi nella cronoscalata di Peyragudes.
Di lì in avanti, il Tour ha vivacchiato in attesa di un ribaltone che non c’è mai stato. Certo: Vingegaard ha comunque tentato di attaccare il suo rivale, punzecchiandolo a più riprese sul Mont Ventoux, dove abbiamo assistito all’unico, vero duello tra le vedettes della corsa. Tuttavia, la strategia adottata dalla Visma-Lease a Bike per mettere in crisi Pogačar è stata completamente vana.
Un’edizione poco entusiasmante nella seconda parte
E dire che lo sloveno non aveva accanto a sé una squadra stellare come nel recente passato: la UAE Emirates-XRG è spesso evaporata in salita, lasciando alla maglia gialla il compito di rintuzzare ogni possibile sortita del danese. D’altra parte, però, Vingegaard non ha mai dato l’impressione di poter seriamente insidiare il suo principale avversario, che ha infatti blindato il suo 4° successo in carriera sulle strade francesi senza mai correre veri rischi.
Per il resto, il Tour appena consegnato agli archivi ha confermato in maniera impietosa il divario che separa l’élite del ciclismo mondiale dal resto del mondo: l’ultimo posto sul podio è stato aggiudicato al tedesco Florian Lipowitz, attardato di 11′ dal vincitore, seguito dal giovane britannico Oscar Onley (a 12’12”) e dall’austriaco Felix Gall (a 17’12”). Distacchi pesantissimi che comprovano la mancanza di un’alternativa credibile al duopolio metà sloveno, metà danese.
E dire che un terzo incomodo avrebbe potuto esserci. Tuttavia, l’attesissimo Remco Evenepoel – nonostante il successo nella cronometro di Caen – ha dimostrato fin da subito di non poter insidiare la supremazia di Pogačar e Vingegaard. E il suo crollo (più mentale che fisico) in montagna, cui è seguito il ritiro nell’ultima tappa pirenaica, ne è la prova più lampante.
Il velocista friulano brilla all’esordio sulle strade francesi
Due vittorie di tappa, due secondi posti e la maglia verde: Jonathan Milan rientra dalla campagna di Francia con la consapevolezza di essere uno dei velocisti più forti al mondo. Superate velocemente le difficoltà di adattamento alle dinamiche del Tour, il 24enne udinese ha interrotto a Laval la serie negativa di 113 tappe senza vittorie italiane con una volata di prepotenza che gli ha dato una spinta già decisiva nella rincorsa alla classifica a punti.
La buona gestione delle forze sulle montagne e il secondo centro personale a Valence lo hanno proiettato verso un risultato di grandissimo pregio per il nostro movimento, che può così salutare il Tour a testa alta dopo anni di sostanziale anonimato. Non solo: Milan ha dimostrato di avere ulteriori margini di miglioramento non solo negli sprint di gruppo, ma anche nella gestione dei finali di corsa, in cui è stato brillantemente aiutato dai compagni della Lidl-Trek, che gli hanno consentito di recuperare posizioni nelle fasi di preparazione delle volate.
In ogni caso, l’intera spedizione azzurra esce rinfrancata dalla Grande Boucle. Un nome su tutti: Davide Ballerini. Vittima di una caduta nella prima settimana, il lombardo della XDS-Astana si è affacciato più volte negli ordini d’arrivo per poi classificarsi 2° sui Campi Elisi alle spalle di un eccezionale Wout van Aert, l’unico ad aver staccato Pogačar in 21 giorni di corsa, facendo la differenza sulla Butte de Montmartre, inserita per la prima volta nel percorso del Tour.
D’altra parte, però, è innegabile che – in questo momento storico – l’Italia non abbia un uomo con cui puntare al podio o alla vittoria in uno dei tre Grandi Giri. E il Tour 2025 non ha fatto eccezione: il migliore dei nostri, Simone Velasco, si è classificato 38° a oltre 2 ore e mezza dal vincitore.



















