Un’altra gioia in fondo a un Mondiale da sogno, al netto dei risultati negativi nel settore della velocità e dello stesso Gianmarco Tamberi: Nadia Battocletti conquista il bronzo nei 5000 metri. Una medaglia a suo modo storica, perché coincide con il record assoluto di allori per l’atletica italiana nella quarantennale storia della rassegna iridata.
Nadia Battocletti si ripete anche sui 5000 metri
Un anno magico dopo l’altro, Nadia Battocletti si conferma l’atleta-simbolo del movimento tricolore. Che ha festeggiato il primato assoluto di medaglie (7, contro le 6 di Göteborg 1995) in un campionato del mondo di atletica.
Al termine di una gara coraggiosa, affrontata costantemente in testa, la 25enne figlia d’arte ha conquistato il bronzo nei 5000 metri, inchinandosi alle keniane Beatrice Chebet – che l’aveva già battuta nella distanza doppia – e Faith Kipyegon, la dominatrice assoluta dei 1500 metri, in cui ha appena conquistato il titolo mondiale.
Com’era largamente prevedibile, la gara ha seguito un canovaccio abbastanza scontato: le grandi favorite – eccezion fatta per Battocletti – hanno scelto di restare sotto coperta, lasciando alle statunitensi Shelby Houlihan e Josette Andrews il compito di scandire il passo. L’inerzia si rompe nel corso della penultima tornata, quando l’azzurra passa in testa, portandosi dietro Chebet, Kipyegon e l’etiope Gudaf Tsegay. A metà dell’ultimo giro, l’iridata del 10.000 scavalca Battocletti, che subisce in curva anche il sorpasso di Kipyegon. Tuttavia, l’azzurra porta un’ultima accelerazione che le consente di seminare Tsegay, poi scavalcata anche da Houlihan.
Medaglia d’oro per Chebet (14’54″36), che rintuzza l’attacco della connazionale (14’55″07), a sua volta tallonata dalla trentina (14’55″42). Due medaglie in una settimana: il mezzofondo italiano è tornato grande per merito di una ragazza che avanza a passi sempre più grandi verso un futuro di vera gloria.
“Sono fiera di me stessa. L’ultimo giro? Un’emozione”
A fine gara, la campionessa europea dei 5000 e dei 10000 metri si è confidata con l’ufficio stampa della FIDAL:
«Mi sono detta che era il giorno per provare a osare e sono molto felice e fiera di me stessa. L’idea è balenata alla vigilia insieme a mio papà: ho pensato che forse nei 10.000 avevo perso quell’attimo, anche se probabilmente non sarebbe cambiato il risultato della gara, che mi ha fatto capire di doverci provare. La tattica delle americane, a lungo in testa, mi ha agevolato e a 600 metri dal traguardo – quando ho visto salire le africane – mi sono messa subito al comando».
L’azzurra ha poi raccontato le sensazioni che ha provato in vista del finale:
«Trovarmi davanti all’ultimo giro è stato emozionante, ai 200 eravamo un quartetto e ho pensato che comunque non potevo rischiare troppo, si deve essere anche scaltri e le ho fatte passare, cercando di scalare una marcia nel finale. In mente avevo Rain, in your black eyes di Ezio Bosso, una melodia che aumenta di ritmo negli ultimi minuti. Ero arrivata qui per mostrare a me stessa che stavo bene, che gli allenamenti prima o poi pagano, e adesso sto raccogliendo tanto. Mi piace trovarmi in questa posizione, mi piace il confronto e la competitività con le migliori al mondo, ma prima e dopo la gara c’è molto rispetto: è proprio questo che mi è sempre piaciuto dell’atletica e che mi ha portato a continuare»


















