Alle ore 21 italiane dell’11 giugno, avranno inizio i Mondiali di USA-Messico-Canada 2026. La Coppa del Mondo è arrivata alla sua 23ª edizione e si ripartirà con l’Argentina che dovrà difendere il titolo conquistato in Qatar quattro anni fa contro la Francia in finale. Ai nastri di partenza, come ben sappiamo, neanche questa volta ci sarà l’Italia, ma il campionato italiano godrà comunque di una folta rappresentanza. Ecco chi potrà insidiare l’albiceleste nella corsa al titolo e quali saranno le novità di questa edizione.
Mondiali 2026: nuovo vincitore o bis Argentina?
Qatar 2022 era terminato con Messi che, vestito con il bisht, sollevava sul cielo di Doha la terza Coppa del Mondo dell’Argentina. La finale contro la Francia, in quel Mondiale giocatosi inusualmente in inverno, è ancora oggi ricordata come una delle più belle e spettacolari della storia della competizione.
Quel folle 3-3, con annessa lotteria dei rigori vinta dall’albiceleste di Leo Scaloni per 4-2, aveva sollevato una considerazione non da poco: ha ancora senso giocare i Mondiali in estate al termine di stagioni così logoranti? La risposta della FIFA non si è fatta attendere e l’edizione che si giocherà in USA-Messico-Canada tornerà ad essere protagonista in estate.
La novità di questa edizione, però, è che vedrà il maggior numero di squadre qualificate alla fase finale di sempre: 48 squadre. Rispetto al Qatar, ci saranno ben 16 squadre in più, determinando un cambiamento radicale che non avveniva da Francia ’98 (la prima edizione a 32 squadre). E nonostante l’allargamento delle maglie, l’Italia ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione alla fase finale. A questa grande scorpacciata prenderanno parte tutte le big del calcio mondiale, più qualche new entry esotica e cavalli di ritorno che mancavano da troppo tempo.
Argentina e Francia partono, ovviamente, con i favori del pronostico per ovvi motivi. La Selección in quanto campione in carica e perché ha stravinto il girone sudamericano; i transalpini perché hanno a che fare con una generazione d’oro dal talento sconfinato dall’abbondanza di scelte piuttosto generosa. Eppure, l’Argentina non sembra partire con più certezze rispetto a 4 anni fa.

La squadra di Scaloni, sorteggiata nel girone J con Algeria, Austria e la matricola Giordania, si ritrova con un ricambio generazionale risicato e con ancora in squadra diversi reduci della campagna qatariota. Tra questi ancora emerge Leo Messi con le sue 39 primavere e una forma fisica lontana dai giorni migliori. Al suo ultimo Mondiale, il Diez vorrebbe lasciare per un’ultima volta la sua firma indelebile sulla competizione. Potrà contare, comunque, sull’aiuto di compagni di squadra decisamente affidabili come il “Dibu” Martinez (fresco vincitore dell’Europa League con l’Aston Villa e reduce da un Mondiale da miglior portiere del torneo), Lautaro Martinez, Julian Alvarez (anche se leggermente acciaccato), l’astro nascente Nico Paz (anche lui non al meglio), Enzo Fernandez, Rodrigo De Paul e Alexis Mac Allister.
L’infortunio occorso al difensore Leonardo Balerdi è stato un fulmine a ciel sereno. Scaloni, sebbene avesse inizialmente detto di non voler chiamare un altro difensore per sostituirlo, alla fine ha optato per il ripescaggio di Marcos Senesi, centrale difensivo protagonista in Premier League con il Bournemouth e fresco di trasferimento al Tottenham. La difesa potrà comunque contare sulla solidità di Cristian Romero e Licha Martinez, oltre che sull’esperienza dell’inossidabile Nicolas Otamendi. Non sarà semplice riconfermarsi, ma le carte per poter ben figurare ci sono.
A caccia dell’Argentina: le papabili per la successione al Trono
L’Argentina è la squadra da battere in questi Mondiali 2026, in quanto campione del Mondo in carica.
La principale contender non può che essere la Francia vice-campione uscente. La squadra di Didier Deschamps ha tutte le carte in regola per poter centrare la terza affermazione mondiale, ma l’incommensurabile mole di talento a disposizione fa da contraltare a degli eccessi di sicurezza nei propri mezzi fatali. Una squadra che si specchia troppo in se stessa, consapevole della sua forza, ma non dei propri limiti.

L’amichevole persa contro la Costa d’Avorio ha fatto suonare il campanello d’allarme, mentre la successiva vittoria con l’Irlanda del Nord ha consentito alla squadra di presentarsi ai nastri di partenza con i piedi ben saldi a terra. Giocatori come Mbappé, Olise, Theo Hernandez, Maignan, Cherki, Tchouameni e Rabiot, con il gruppo made in PSG (Zaïre-Emery, Désiré Doue, Dembele, Barcola, Lucas Hernandez), compongono un’autentica corazzata. Il girone I con Norvegia, Senegal e Iraq non può costituire una vera minaccia, soprattutto con il ripescaggio delle migliori terze di mezzo.
Altra squadra che potrebbe dare filo da torcere per la lotta al titolo è sicuramente la Spagna campione d’Europa. Le Furie Rosse allenate da Luis De la Fuente si presenta in Nordamerica senza giocatori del Real Madrid (sorprende la mancata convocazione di Huijsen in tal senso), ma non senza concrete possibilità di vittoria finale. Sarà il Mondiale di Lamine Yamal, alla sua prima convocazione assoluta nella competizione, come anche di giocatori di assoluto talento come Fabian Ruiz, Dani Olmo, Pedri, Gavi, Rodri e Nico Williams. Una squadra veramente piena di giovani di valore e dalla panchina larghissima che può dare filo da torcere alle altre contendenti. Inizierà il Mondiale nel girone H con l’Uruguay di Bielsa, l’Arabia Saudita e l’esordiente Capo Verde.
Tante aspettative ci sono pure per Brasile, Germania ed Inghilterra, chiamate ad un vero e proprio esame di maturità. I Verdeoro hanno scelto la sapiente ed esperta guida di Carlo Ancelotti per ritrovare un successo che manca dal 2002. Il tecnico di Reggiolo ha rinunciato a cuor leggero ai gol di Joao Pedro, ma potrà contare sulla classe cristallina di Vinicius, sugli spunti mortiferi di Raphinha, sui riflessi di Alisson, sull’imprevedibilità di Cunha, sulla solidità ed esperienza di Casemiro, Gabriel Magalhães e Marquinhos e, soprattutto, sulla fantasia di Neymar.

O’ Ney arriva a questo appuntamento da infortunato, ma il Brasile ha bisogno dei suoi colpi di genio per poter aggiungere nel palmarès il sesto sigillo mondiale. Gli infortuni di Rodrygo e Wesley hanno un po’ scombinato i piani dell’ex allenatore del Real Madrid, ma le aggiunte di Ederson e del giovane talento Endrick possono rivelarsi le armi segrete per il successo. Il cammino del Brasile partirà dal gruppo C con Marocco, Scozia e Haiti.
Diversa la situazione della Germania. Julian Nagelsmann, dopo le semifinali raggiunte agli ultimi Europei, vuole guidare la Mannschaft verso un successo mondiale che manca dal 2014. Ironia della sorte, quello è stato anche l’ultimo anno in cui la Nazionale tedesca era riuscita a superare lo scoglio della fase a gironi. Gli infortuni di Gnabry e dell’astro nascente Karl hanno portato all’inserimento nel roster del promettente Ouédraogo, mezzala classe 2006 del Lipsia. Neuer torna difendere i pali della Nazionale dopo il ritiro annunciato nell’agosto 2024 e, insieme a Rüdiger, Goretzka, Kimmich e Sané, dovrà fare da chioccia ad un gruppo giovane e promettente. Wirtz, Musiala e Woltemade sono chiamati a riscattare un’annata con più luci che ombre, mentre Kai Havertz dovrà svolgere il ruolo di trascinatore dopo aver condotto l’Arsenal alla vittoria della Premier League. La Germania è inserita nel gruppo E con Costa d’Avorio, Ecuador e la cenerentola Curaçao.
Infine, l’Inghilterra. Thomas Tuchel ha in mano una squadra che ha perso le ultime due finali degli Europei e che nelle qualificazioni ha regalato il miglior rendimento di tutte in Europa. Le convocazioni, però, hanno fatto storcere parecchio il naso. Maguire, Alexander-Arnold, Palmer e Foden sono stati lasciati a casa senza troppi complimenti e non senza qualche mugugno dall’esterno. Anche perché le convocazioni di Stones, Henderson e Toney e il ripescaggio di Chalobah in favore dell’infortunato Livramento hanno suscitato non poche perplessità. Per il resto, i Tre Leoni possono comunque contare su un mix di esperienza e gioventù di indubbio valore. Harry Kane ha raggiunto l’apice della sua carriera a 33 anni, mentre Rashford e Gordon lo affiancheranno dopo una stagione che li ha visti protagonisti, rispettivamente, con Barcellona e Newcastle. Senza dimenticare un Bukayo Saka sempre più decisivo e determinante, fresco campione d’Inghilterra all’Arsenal.
Bellingham dovrà essere il faro della linea mediana insieme a Rice, mentre in difesa ci sarà la grande chance per Guéhi per prendere in mano l’intero reparto. L’Inghilterra è inserita nel gruppo L con Croazia, Ghana e Panama.
Le possibili sorprese e outisder: Croazia, Belgio e Portogallo sugli scudi
Oltre alle favorite, ci sono delle squadre che possono dare loro filo da torcere e risultare la variabile impazzita nella corsa al titolo.
Tra queste, può dire la sua sicuramente il Portogallo. La formazione lusitana, con Cristiano Ronaldo giunto alla sua last dance, ha un’occasione irripetibile per poter intromettersi nella corsa alla vittoria del Mondiale. Diversi giocatori hanno raggiunto l’apice della carriera (Bruno Fernandes e Bernardo Silva tra tutti), mentre diversi giovani sono finalmente esplosi mostrando tutto il loro potenziale (Nuno Mendes, Joao Neves, Vitinha). Risposte sono attese da giocatori reduci da stagioni altalenanti come Ruben Dias, Francisco Conceiçao e, soprattutto, Rafael Leão. Quest’ultimo, fresco di annuncio di addio al Milan, dovrà sfruttare la vetrina del Mondiale per mettersi in mostra e diventare quel leader trascinatore che in rossonero è stato solamente a fasi alterne. Il Portogallo è stato sorteggiato nel gruppo K con Colombia, RD Congo e Uzbekistan.

Occhi puntati anche su Croazia e Belgio per il ruolo di outsider. I Vatreni stanno attraversando un periodo di ricambio generazionale abbastanza prolifico: Baturina, Vuskovic, Matanovic, Petar e Luka Sucic possono costituire la base per i successi futuri. Nell’immediato ci penseranno ancora i “vecchi” Perisic e Modric a fornire garanzie, coadiuvati da fidi scudieri del calibro di Gvardiol, Stanisic, Kovacic, Kramaric e Vlasic. Una Nazionale che può davvero giocare un ruolo fondamentale nella corsa al titolo e potrebbe vendicare la beffa della finale persa nel 2018 in Russia.
Per quanto concerne i Diavoli Rossi, i tempi della Generazione d’Oro sono finiti e titoli di rilievo non ne sono arrivati. Courtois, De Bruyne, Lukaku, Meunier, Trossard, Tielemans e Witsel sono praticamente gli unici reduci di quel periodo magico per il calcio belga. Ciò non toglie che le nuove generazioni non abbiano fornito valide alternative ai Mertens, agli Hazard, ai Vertonghen e via discorrendo: Doku, De Ketelaere, Onana, De Cuyper e Debast hanno dimostrato di poter essere dei ricambi all’altezza, senza dimenticare l’imprevedibilità di un giocatore spesso sottovalutato come Saelemaekers.
Rudi Garcia ha in mano una squadra importante e il Mondiale 2026 deve essere quello della rinascita e del riscatto. Il gruppo G con Egitto, Iran e Nuova Zelanda non dovrebbe rappresentare un problema.
Le mine vaganti: Norvegia, Olanda, Colombia, Ecuador, Uruguay e Marocco
Suscita interesse per potenziale e talento anche la Norvegia. Gli scandinavi, tornati a disputare la fase finale di un Mondiale dopo 28 anni di assenza, si presentano ai nastri di partenza con lo scalpo dell’Italia e un arsenale davvero niente male. Erling Braut Haaland e Martin Ødegaard si propongono come leader tecnici di una squadra piena di gemme e giocatori di assoluto spessore: Nusa, Schjelderup, Sørloth, Strand Larsen e Hauge rappresentano un reparto offensivo da top class mondiale. Buoni gregari come Ryerson, Ajer, Østigård, Bobb, Aursnes, Berge, Berg e Thorstvedt fanno il resto, regalando alla Norvegia quella che è potrebbe essere la loro Gold Generation dopo quella degli anni ’90.

Discorso diverso, invece, per l’Olanda. Gli Oranje stanno avendo diversi problemi di formazione, oltre che di ricambio generazionale. Diversi interpreti vengono da stagioni che definire problematiche è un eufemismo (Koopmeiners, Reijnders, Ake, Van de Ven, Gakpo e, soprattutto, Van Dijk), mentre diverse sono le assenze per infortunio, specialmente in difesa, dove sono stati costretti ad alzare bandiera bianca De Ligt, De Vrij e Jurriën Timber. Il peso dell’attacco verrà inevitabilmente affidato a Donyell Malen, reduce da sei mesi da record alla Roma, mentre a centrocampo Gravenberch e De Jong dovranno fornire certezze. Il recupero a pieno regime di Dumfries, invece, ha reso meno problematica la costruzione della difesa. Curiosità nel vedere l’impatto col torneo di Depay, Lang e Summerville. L’Olanda è inserita nel gruppo F con Giappone, Svezia e Tunisia.
In Sudamerica, si parla un gran bene delle potenzialità che possono esprimere Colombia ed Ecuador. I Cafeteros possono contare su un reparto offensivo di prim’ordine composto da James Rodriguez, Luis Suarez e Luis Diaz, con Richard Rios a dettare tempi di gioco a centrocampo. Per quanto concerne invece la Tricolor, è la solidità difensiva a destare curiosità: Pacho, Ordoñez e Hincapié compongono una diga quasi inespugnabile, con Moisés Caicedo ad agire da frangiflutti e garantire maggiore solidità dalla mediana. Per i gol ci penserà ancora l’inossidabile Enner Valencia.
Discorso diverso per l’Uruguay di Marcelo Bielsa. Il Loco non può attingere da un materiale umano importante come accaduto con il suo illustre predecessore, Oscar Washington Tabarez. Muslera è stato richiamato in porta di fretta e furia (complice la pessima stagione di Israel al Torino) e la mancata convocazione di Suarez ha ulteriormente impoverito un reparto offensivo appoggiato interamente sulle spalle di Darwin Nuñez. L’infortunio occorso a De Arrascaeta alla vigilia del Mondiale non è stato molto d’aiuto alla causa. Hanno fatto discutere anche le non convocazioni di Torreira e Nandez, con Valverde, Ugarte e Bentancur ulteriormente responsabilizzati in mediana. Il problema muscolare occorso al centrale difensivo del Barcellona Ronald Araújo nemmeno ha aiutato a mantenere l’ambiente sereno, con il fratello del difensore che ha attaccato pubblicamente il ct argentino.
Particolare la situazione del Marocco. Tra lo storico quarto posto dei Mondiali in Qatar e la vittoria/non vittoria della Coppa d’Africa c’è stato un terremoto non di poco conto. Walid Regragui, l’allenatore fautore di questi risultati storici, si è dimesso lasciando la panchina a Mohamed Ouahbi, il quale ha adoperato diversi cambiamenti nella composizione del roster.
Le esclusioni di Boufal, Targhalline, Adli, En-Nesyri, Ben Seghir e Akhomach non sono passate inosservate, soprattutto dopo gli infortuni di Ezzalzouli e Aguerd. In ogni caso, ciò non significa che la squadra si sia presentata ai nastri di partenza con una rosa non competitiva. Hakimi, Brahim Diaz, Amrabat, Mazraoui (acciaccato), Bounou, El Kaabi, Ounahi, Bouaddi e Saibari mantengono altissimo il livello del roster. Difficilmente la nazionale nordafricana replicherà i risultati ottenuti in Qatar, ma potrebbe comunque dire la sua in questa edizione.
Squadre emergenti: dall’Austria all’Australia, tutta la geografia calcistica in via di sviluppo
Tra le tante nazionali che nutrono ambizioni di vittoria o semplicemente di vertice, ce ne sono altre che stanno attraversando un momento di crescita importante e arrivano a giocarsi la competizione senza l’assillo del piazzamento.
In Europa, Austria, Svizzera e Turchia sono giunte ad un punto del loro percorso di crescita dove è arrivato il momento di cogliere i frutti del duro lavoro. Il Team allenato dal Ralf Rangnick ha registrato progressi importanti, tanto da vincere il proprio girone di qualificazione e disputare degli ottimi Europei. Il talento a disposizione è importante: Chukwuemeka, Seiwald, Laimer, Alaba, Arnautovic, Sabitzer, Danso, Posch e Xaver Schlager compongono un’ossatura importante. L’unico neo resta l’infortunio di Baumgartner che ha privato la squadra di uno dei suoi leader tecnici.
Per quanto concerne, invece, la selezione elvetica, Murat Yakin ha costruito una squadra matura al punto giusto da poter puntare anche ad obiettivi più nobili. La presenza di giocatori di valore e di esperienza come Akanji, Xhaka, Embolo, Freuler, Zakaria, Köbel, Ricardo Rodriguez e Widmer rappresentano un valore aggiunto per i tanti giovani emergenti presenti in rosa. Ndoye, Manzambi, Jashari, Okafor e Amdouni dovranno sfruttare la vetrina e lo spazio concessi per consacrarsi. Gli elvetici sono inseriti nel girone B con Bosnia Erzegovina, Canada e Qatar. Il girone che, ahinoi, sarebbe dovuto essere dell’Italia in caso di qualificazione.
Situazione abbastanza simile anche in casa Turchia. La squadra di Vincenzo Montella, sorteggiata nel gruppo D con Stati Uniti, Paraguay e Australia, arriva al Mondiale con nuove consapevolezze, sebbene gli anatolici manchino dalla fase finale dal terzo posto del 2002. L’esperienza di calciatori giunti nel loro prime come Çalhanoglu, Celik, Özcan, Demiral, Kadioglu e Arktürkoglu, unita al talento fresco e in erba di giocatori del calibro di Arda Güler, Yildiz e Uzun, non può far altre che accrescere le ambizioni. Il salto di qualità non è una chimera.

Dall’Africa, invece, può essere la volta buona per la Costa d’Avorio, di ritorno al Mondiale dopo 8 anni di assenza. La vittoria degli Elefanti in amichevole contro la Francia ha portato una ventata di entusiasmo e ottimismo fondamentali per tentare il primo, storico, passaggio del turno ai gironi. Un meraviglioso mix di esperienza (Kessie, Ndicka, Sangaré, Seko Fofana, Seri e Pepé) e gioventù (Diallo, Adingra, Bonny, Wahi, Yan e Ousmane Diomandé, Guéla Doué) che potrebbe regalare delle sorprese.
Da non sottovalutare nemmeno il Ghana di Carlos Queiroz. Dopo i quarti di finale di Sudafrica 2010, le Black Stars hanno conosciuto un periodo pesante di flessione. Le assenze di Kudus, André Ayew e Djiku nei 26 pesano come un macigno, ma le alternative non mancano. Semenyo e Partey dovranno essere i leader tecnici di una squadra dalle buone potenzialità, che può disporre di giovani di valore come Nuamah e Sulemana come anche di giocatori esperti come Baba Rahman, Jordan Ayew, Luckassen e, soprattutto, Iñaki Williams.
Il Mondiale 2026 diventa l’occasione per poter brillare anche per Senegal e Algeria. I Leoni della Teranga, dopo il caso scottante della finale di Coppa d’Africa, hanno voglia di dimostrare di essere pronti anche per il grande salto nella Coppa del Mondo. La squadra di Pape Thiaw può contare su un tridente offensivo straordinario composto da Mané, Ismaila Sarr e Nico Jackson, giovani interessanti come Assane Diao e Mbaye, un centrocampo dominante con Camara, Gana e Pape Gueye e una difesa comandata da un totem del calibro di Khalidou Koulibaly.
Le aspettative non sono più basse per le Fennec, di ritorno dopo 8 anni. L’Algeria dispone di un Mahrez al canto del cigno, affiancato comunque da validi scudieri come Mandi, Bensebaini, Aouar e Bentaleb. Tra le nuove leve spiccano gli attaccanti Haj Moussa, Amoura e Gouiri, a centrocampo gli occhi saranno puntati su Ibrahim Maza, mentre in difesa l’osservato speciale è Aït-Nouri. Per le possibili sorprese, occhio a Ghedjemis e Belghali, giocatori che hanno fatto molto bene in Italia.
L’occasione è ghiotta anche per l’Egitto. I Faraoni, allenati dalla leggenda del calcio egiziano Hossam Hassan, possono sfruttare un sorteggio molto morbido per poter finalmente superare lo scoglio della fase a gironi e uscire dalla comfort zone della Coppa d’Africa. La formazione nordafricana, reduce dal quarto posto nell’ultima Coppa d’Africa, può contare su un trio d’attacco di grande spessore composto da Mohamed Salah (l’asso del Liverpool è a soli 2 gol dal record messo a segno dal suo attuale ct Hassan), Mahmoud Hassan in arte Trezeguet e Omar Marmoush (quest’ultimo reduce da una stagione così così al Manchester City). Ad Abdelmonem sono affidate le chiavi di una difesa storicamente solida ed ermetica. Questa volta il passaggio del turno non può sfuggire: la squadra è esperta e matura al punto giusto.
C’è molta curiosità anche attorno alle asiatiche Giappone, Corea del Sud e Australia. Sì, l’Australia è geograficamente collocata in Oceania, ma è dal 2006 che è entrata a far parte della AFC, la federazione asiatica.
I Socceroos arrivano in Nordamerica con quella che è la miglior generazione di calciatori dai tempi di Germania 2006. Agli esperti Ryan, Degenek, Behich, Souttar, Leckie, Hrustic, Mabil e Irvine, si sono affiancati dei giovani in grado di aumentare il livello di competitività. Si parte dagli “italiani” Circati e Volpato, fino ad arrivare al talentuoso terzino Bos e alle giovanissime promesse di origine africana Touré e Irankunda. Occhi puntati anche su Paul Okon jr., figlio d’arte classe 2005 e fratello del fresco campione d’Europa Under-17 con l’Italia Gianluca Okon.
Discorso più ampio per quanto concerne Giappone e Corea del Sud. I Samurai Blu saranno costretti a rinunciare al talento sconfinato di Kaoru Mitoma e all’esperienza di Takumi Minamino e Wataru Endo, ma hanno nel collettivo il loro punto di forza. Dopo aver stradominato il girone di qualificazione asiatico e aver dato un assaggio della sua forza nelle amichevoli, la squadra del ct Hajime Moriyasu si presenterà ai Mondiali con rinnovate ambizioni.

Dalla porta difesa da Zion Suzuki all’attacco guidato da Ayase Ueda, la selezione asiatica può contare su diversi interpreti ormai in pianta stabile nei maggiori campionati europei. Basti pensare ai difensori Itakura e Tomiyasu, fino ad arrivare a centrocampisti del calibro di Tanaka, Kamada (fresco vincitore della Conference League con il Crystal Palace) e Junya Ito. Senza dimenticare giocatori di talento e fantasia come Nakamura, Maeda, Doan e Kubo. In tutto questo, è riuscito ancora a ritagliarsi un suo spazio l’ex interista Yuto Nagatomo, che si appresterà a disputare il suo quinto Mondiale a quasi 40 anni.
La Corea del Sud, infine, sembra aver ritrovato la via maestra. L’insediamento in panchina della leggenda Hong Myung-bo ha ridato entusiasmo e ottimismo all’ambiente, importante per ritornare ai vecchi fasti del 2002. Inserite nel girone A con Messico, Sudafrica e Repubblica Ceca, le Tigri Asiatiche possono vantare un mix ben calibrato di esperienza, talento e gioventù. Son Heung-min e Lee Kang-in saranno le stelle che dovranno guidare la selezione sudcoreana verso la fase ad eliminazione diretta e portarla ad un step successivo. Kim Min-Jae è il leader designato a guidare la difesa e riscattare l’ultima opaca annata al Bayern Monaco. Hwang Hee-chan, Hwang In-beom e Lee Jae-sung, invece, dovranno garantire il giusto supporto. Da segnalare i giovani Lee Han-beom, centrale difensivo del Midtjylland, e Jens Castrop, quest’ultimo laterale di origine tedesca di proprietà del Borussia Mönchengladbach.
Le squadre padrone di casa: come si presentano Stati Uniti, Messico e Canada?
Stati Uniti, Messico e Canada sono i Paesi ospitanti di questo Mondiale kolossal da 48 squadre.
L’attesa di vederle all’opera dinanzi al proprio pubblico fa inesorabilmente aumentare le aspettative sul rendimento delle tre padrone di casa. Gli Stati Uniti guidati dal ct Mauricio Pochettino arrivano a questo appuntamento con tanta voglia di fare bene e con ampie possibilità di andare più avanti possibile nel torneo. Il girone è insidioso, ma assolutamente fattibile per le potenzialità del roster. Certo, le discusse assenze nell’elenco dei convocati di Musah, Tessmann e Sargent e l’infortunio occorso a Johnny Cardoso hanno portato a diverse rivalutazioni sul valore globale della rosa, ma Pochettino ha ancora tante frecce per il proprio arco.

Christian Pulisic deve essere luce e guida degli Stars and Stripes, anche perché ha da farsi perdonare una rinuncia alla Gold Cup ancora non andata giù al ct argentino e un finale di stagione deludente con il Milan. Weston McKennie vuole dare continuità a quanto di buono mostrato quest’anno con la Juventus, mentre Adams, Weah, Reyna, Aaronson, Balogun e Pepi garantiranno il giusto apporto di corsa, assist e gol per raggiungere l’obiettivo. Inoltre, due terzini di spinta come Dest e Antonee Robinson fanno sempre comodo in competizioni del genere.
Per quanto concerne il Messico, invece, questo deve essere il Mondiale del riscatto. In Qatar, la Tricolor non aveva superato la fase a gironi, cosa che non capitava da Argentina ’78. Da allora, erano arrivate otto qualificazioni consecutive alla fase ad eliminazione diretta. Il ct Javier Aguirre, al suo quarto Mondiale da allenatore, vuole farsi perdonare lo scivolone in Medioriente guidando la riscossa dinanzi al proprio pubblico.
Il Vasco ha deciso di affidarsi all’usato sicuro, il quale consta di giocatori esperti e affidabili del calibro di capitan Edson Alvarez, il genoano Johan Vasquez e il bomber Raul Jimenez. Il riscatto di Santi Gimenez, dopo la stagione difficile vissuta al Milan, è la scommessa maggiore del ct messicano. L’attaccante di origini argentine ha voluto ripagare la fiducia con queste parole: «Sono convinto che sarà un grande Mondiale e magari diventerò il capocannoniere del torneo». Di certo non gli manca l’ottimismo.
Insieme a questo piccolo gruppo di calciatori esperti, ci sono anche giovani vogliosi di mettersi in mostra. Obed Vargas dell’Atletico Madrid (classe 2005) e Gilberto Mora del Tijuana (classe 2008, giocatore più giovane del Mondiale) sono le stelline del futuro e i prodotti più promettenti del fútbol messicano. C’è tanta curiosità anche attorno al rendimento di Alvaro Fidalgo e Julian Quiñones. Il primo, spagnolo di origine, è una mezzala tecnica e rapida che milita nel Real Betis, dotata di grande visione di gioco e di intelligenza tattica. Il secondo, originario della Colombia, è un esterno d’attacco rapido reduce da una stagione da 37 gol complessivi in Saudi Pro League con l’Al-Qadisiya (la squadra dove gioca anche Mateo Retegui, ndr).
Questo Mondiale sarà anche l’ultimo per un simbolo del calcio Tricolor, Memo Ochoa. Alla sua sesta partecipazione, l’ex portiere della Salernitana non giocherà

da titolare, ma potrebbe ritagliarsi un piccolo spazio in questa fase a gironi. Nella partita inaugurale contro il Sudafrica molto probabilmente sarà Raul Rangel a raccogliere il suo testimone.
Discorso diverso per il terzo padrone di casa: il Canada. Alla sua terza partecipazione alla fase finale di un Mondiale, la seconda consecutiva, la squadra del ct Jesse Marsch vorrebbe riscattare la comparsata tutt’altro che decorosa offerta in Qatar. Il girone non è impossibile, ma dovranno essere i giocatori più esperti e titolati a guidare il gruppo verso il passaggio del turno. Tutto dipenderà dallo stato di forma di Alphonso Davies, Tajon Buchanan e Jonathan David. Specialmente il laterale del Bayern Monaco e l’attaccante della Juventus sono chiamati a riscattare una stagione travagliata, mentre l’ex Inter deve dare continuità a quanto di buono fatto vedere in Spagna con il Villarreal. A fornire il giusto supporto alle stelle della squadra ci saranno gregari di ottimo livello come Ismaël Koné, Cyle Larin, Tani Olawuseyi, Stephen Eustaquio, Liam Miller, e Promise David.
I Canucks dovranno registrare la difesa in queste prime uscite: l’infortunio di Marcelo Flores (sostituito con Jayden Nelson) e la momentanea indisponibilità di Moïse Bombito possono essere un problema nella ricerca del giusto assetto tattico. Sarà importante attutire il colpo nelle prime uscite e sperare anche nel ripescaggio tra le migliori terze.
Grandi ritorni, piccole realtà, matricole terribili e tempi difficili: l’altra faccia del Mondiale
Quando una competizione come la Coppa del Mondo viene allargata a 48 partecipanti, le possibilità che una squadra si presenti al ballo delle debuttanti aumentano drasticamente.
Le matricole di questa edizione sono Curaçao, Capo Verde, Giordania e Uzbekistan. Ben quattro esordienti che hanno iscritto il loro nome per la prima volta in questa competizione, raggiungendo un risultato storico. Curaçao, piccola isola del Mar dei Caraibi, è il Paese più piccolo ad aver mai preso parte ad un Mondiale (158.000 abitanti) e può vantare diversi prodotti del calcio olandese all’interno del proprio roster. Il ct Dick Advocaat potrà contare sull’apporto dei fratelli Leandro e Juninho Bacuna, su delle stelle mancate del calibro di Bazoer, Brenet e Chong e di due elementi affidabili come Obispo e Comenencia.
Capo Verde è un altro Stato isolano, precisamente un arcipelago al largo del continente africano. Gli Squali Blu hanno prevalso sul Camerun nei gironi di qualificazione e possono vantare diversi giocatori militanti o che hanno avuto esperienze nei maggiori campionati europei. Giocatori giovani e promettenti

come Sidny, Livramento e Logan Costa e giocatori di grande esperienza come Stopira, Garry Rodrigues, Ryan Mendes, Willy Semedo, Jamiro Monteiro, Jovane Cabral e Kevin Pina.
La Giordania è la debuttante con il miglior pedigree a disposizione. Freschi vice-campioni d’Asia, gli Al-Nashama (i Cavalieri) si presentano ai nastri di partenza, però, da vittima sacrificale del girone dell’Argentina. L’unica star è l’esterno d’attacco del Rennes Musa Al-Taamari, per il resto ci sono tutti giocatori che militano nei campionati asiatici ad eccezione di Abu Zrayq Sharhara, attaccante del Raja Casablanca. Grave in tale economia l’infortunio occorso all’attaccante della Lokomotiva Zagabria Ibrahim Sabra.
Storia interessante, infine, quella dell’Uzbekistan. L’ex Repubblica sovietica, dopo aver sfiorato in più occasioni la qualificazione, ci riesce in maniera autorevole nell’anno dell’allargamento delle maglie. Il ct dell’impresa, Timur Kapadze, non è stato confermato per guidare la squadra nel torneo, con la scelta che è ricaduta sul campione del Mondo 2006 Fabio Cannavaro. Il tecnico napoletano può attingere da del materiale umano importante, che vede in Abdukodir Khusanov, Abbosbek Fayzullaev e Eldor Shomurodov i pezzi più pregiati. Peccato per l’infortunio di Yuldoshev in difesa, ma i Lupi Bianchi dispongono comunque dei mezzi giusti per poter ben figurare.
I grandi ritorni di questa edizione
Si è già parlato dei ritorni in pompa magna di Nazionali a lungo assenti come Norvegia, Austria, Costa d’Avorio e Algeria.
Scozia, Repubblica Ceca, Bosnia Erzegovina, Paraguay, RD Congo, Sudafrica, Iraq e Nuova Zelanda ritornano finalmente a calcare i palcoscenici del Mondiale dopo diversi anni di assenza. Per i britannici, l’astinenza da Coppa del Mondo perdurava da Francia ’98, mentre per l’RD Congo addirittura da Germania Ovest ’74, quando il Paese si chiamava ancora Zaire.
La squadra di Steve Clarke è riuscita a spuntarla incredibilmente nel duello con la Danimarca e il gol su rovesciata nello scontro diretto di Hampden Park di

Scott McTominay è diventato addirittura un quadro. L’opera è esposta alla Scottish National Portrait Gallery di Edimburgo. La Scozia vuole rimediare al pessimo Europeo disputato nel 2024 in Germania e proverà a farlo affidandosi ai pochi talenti a disposizione: McTominay, McGinn, Hickey, Robertson, Tierney e Ferguson. L’infortunio occorso a Billy Gilmour ha privato i britannici di uno dei giocatori più importanti, ma ha aperto le porte della Nazionale a Tyler Fletcher, figlio dell’ex capitano del Manchester United Darren Fletcher.
La Repubblica Ceca torna a disputare una fase finale del Mondiale dopo l’unica, fugace, partecipazione datata 2006. Ai tempi avevamo a che fare con una Gold Generation del calcio ceco giunta al capolinea, mentre qui i grandi nomi latitano. Patrik Schick, Vladimir Coufal e Tomas Soucek sono gli unici calciatori con un pedigree importante. Non mancano, comunque, dei buoni gregari o giovani interessanti: Hlozek viene da una stagione difficile e ha bisogno di riscattarsi, mentre Sulc sembra aver trovato la sua dimensione a Lione. In difesa, il ct Miroslav Koubek potrà contare anche su Krejci, mentre in porta Kovar può dare le giuste garanzie.
A distanza di 12 anni dall’ultima volta, c’è stato un ritorno a sorpresa: quello della Bosnia Erzegovina. I Dragoni del pragmatico ct Sergej Barbarez centrano la seconda qualificazione alla Coppa del Mondo dopo aver vinto i play-off europei contro Galles e, ahinoi, Italia ai

rigori. I balcanici si presentano ai nastri di partenza come un perfetto mix tra esperienza e gioventù. Dzeko e Kolasinac sono gli unici reduci della fallimentare campagna in Brasile del 2014, ma potranno contare su compagni giovani e validi del calibro di Bajraktarevic, Alajbegovic, Tahirovic, Dedic e Muharemovic. Specialmente i primi due, giovanissimi esterni d’attacco, sono l’oggetto dei desideri di mezza Europa. Ci si aspetta sicuramente qualcosa in più da Emir Demirovic, l’attaccante dello Stoccarda è uno dei giocatori più attesi. Il passaggio del girone è un obiettivo alla portata.
Gradito ritorno anche quello del Paraguay. La Albirroja di Gustavo Alfaro non è più la squadra talentuosa che ha partecipato ai Mondiali con continuità da Francia ’98 a Sudafrica 2010, ma ha buone frecce per il suo arco. Può contare su una difesa solida ed esperta composta da Gustavo Gomez, Federico Balbuena, Omar Alderete e Junior Alonso, mentre a livello offensivo la fantasia e l’estro di Julio Enciso e Miguel Almiron possono essere di supporto per il bomber Toni Sanabria. Da tenere d’occhio anche il centrocampista del San Paolo Damian Bobadilla.
Dopo 16 anni riecco il Sudafrica. E, ironia della sorte, la si rivedrà all’esordio sempre contro il Messico, solo che questa volta i Bafana Bafana saranno gli ospiti della Tricolor. La squadra di Hugo Broos non potrà contare su grandissimi singoli, con Lyle Foster e Oswin Appollis a fornire garanzie a livello offensivo, mentre l’esperto Ronwen Williams deve tenere fede alla fama che lo vede tra i migliori portieri al mondo.
Più probabilità di fare un exploit le ha l’RD Congo. I Leopardi, giunti alla fase finale dopo aver vinto gli spareggi intercontinentali contro la Giamaica, possono contare su un roster di tutto rispetto. Giocatori come Mukau, Bakambu, Mbemba, Masuaku, Sadiki, Wissa e Bongonda sono un lusso per una squadra assente da questi palcoscenici da 52 anni.
Ritornano ad un Mondiale, ma con pochissime aspettative, anche Iraq e Nuova Zelanda. I Leoni della Mesopotamia, allenati dal ct australiano Graham Arnold (succedutosi durante le qualificazioni a Jesús Casas), rigiocano una fase finale dopo 40 anni d’assenza e, guarda il caso alle volte, anche nel 1986 si giocava in Messico. Quella volta l’avventura si concluse al primo turno e anche questa volta le possibilità di qualificazione alla fase ad eliminazione diretta sembrano scarse. I gol di Mohanad Ali e Aymen Hussein potrebbero non bastare come accaduto durante le qualificazioni e gli spareggi intercontinentali.
La situazione non è migliore in casa All Whites. La squadra del ct Darren Bazeley è tornata dopo 16 anni di assenza, ma pochi sono i giocatori di comprovata affidabilità. Il centravanti del Nottingham Forest Chris Wood è l’unico giocatore di livello internazionale, mentre il resto della rosa fa fatica a saltare all’occhio. Ci sono buoni gregari come Cacace, Stamenic, Thomas e Barbarouses, ma l’impressione è che l’avventura possa essere anche meno impattante rispetto a quella in Sudafrica.
Le squadre in cerca di riscatto
Ricordiamo tutti le ultime esperienze ai Mondiali di Qatar, Arabia Saudita, Tunisia e Panama.
Gli Al-Annabi (i marroni), in special modo, sono ricordati come la peggior squadra tra i Paesi ospitanti del torneo, con tre sconfitte in altrettante uscite ai Mondiali del 2022. I due volte campioni d’Asia, passati in mano al ct spagnolo Julen Lopetegui, si ritrovano in uno dei gironi più equilibrati del Mondiale, situazione non dissimile a quella presentatasi 4 anni fa. Se la squadra avrà imparato qualcosa dal brutale battesimo di fuoco casalingo, si giocherà al meglio le sue carte. Bosnia e Canada non sono avversari impossibili, ma hanno sicuramente maggior abitudine nell’affrontare determinati avversari.
Homam Mohamed del Cultural Leonesa è l’unico giocatore tra i convocati a giocare in Europa. Il resto della rosa è composto da calciatori che in Asia hanno raccolto successi importanti o stranieri naturalizzati. Basti pensare ad Hatem, Almoez Ali, Al-Haydos e Afif, giocatori tra i protagonisti assoluti della doppia affermazione consecutiva in Coppa d’Asia, ma che quattro anni fa andarono totalmente in bambola. I naturalizzati Lucas Mendes (ex Marsiglia) ed Edmilson Junior dovranno essere loro il valore aggiunto di una squadra che cercherà di adattarsi al contesto della Coppa del Mondo.
Altro Paese che sta provando ad emergere a livello mondiale, ma con scarsi risultati in concreto, è l’Arabia Saudita. Con la Saudi Pro League diventata uno dei campionati più ricchi del mondo, i Falchi Arabi allenati dal ct greco Georgios Donis si presentano ai Mondiali 2026 con rinnovate ambizioni. La vittoria in Qatar

contro l’Argentina (Al-Owais grande protagonista) sembrava essere il viatico per una crescita esponenziale del movimento calcistico saudita. Le cose, però, sono andate diversamente: per quanto i grandi campioni stranieri abbiano contribuito ad aumentare il livello del campionato locale e del calcio asiatico in generale, la Nazionale non riesce a fornire giocatori di comprovato spessore.
L’unico giocatore che è riuscito ad affermarsi in Europa è stato l’ex romanista Saud Abdulhamid, terzino destro reduce da una grandissima stagione al Lens. Per il resto, abbiamo tutti giocatori che, a fasi alterne, sono riusciti ad affermarsi solo in patria. La stella, il capitano Salem Al-Dawsari, dovrà vestire i panni del trascinatore, coadiuvato da buone spalle come Firas Al-Buraikan e Mohammed Kanno. Occhio al giovane Musab Al-Juwayr, di cui si parla un gran bene.
Chi ha problemi, invece, ad emergere sia al Mondiale che in Coppa d’Africa è la Tunisia. Le Aquile di Cartagine, guidate dal tecnico francese Sabri Lamouchi, stanno facendo una fatica enorme nell’imporsi. Ragion per cui, sono arrivati i rinforzi attraverso i calciatori dotati di doppio passaporto. È il caso di Omar Rekik (fratello del più celebre Karim, ex nazionale olandese), Rani Khedira (sì, il fratello minore di Sami, ex stella di Real Madrid e Juventus e campione del Mondo con la Germania), Moutaz Neffati (ex nazionale Under-21 svedese) e Ismaël Gharbi (ex nazionale giovanile francese e spagnolo).
Questo era un processo che aveva già interessato buona parte dell’ossatura della squadra, basta vedere la stellina Hannibal Mejri, l’ex Salernitana Dylan Bronn, Yan Valery, Montassar Talbi e Anis Ben Slimane. Chi, invece, ha declinato l’invito è Louey Ben Farhat. L’attaccante classe 2006 di passaporto tedesco si è detto ancora non pronto a prendere parte al Mondiale (parole del padre), scatenando le ire del ct Lamouchi. Il capitano Ellyes Skhiri ed Elias Achouri dovranno svolgere il ruolo di leader tecnici, mentre potrebbe rivelarsi una sorpresa interessante il fantasista del PSG Khalil Ayari.
Per quanto concerne Panama, le speranze di passaggio del turno non sono molte. Sebbene i Canaleros abbiano mostrato progressi ed esportato più giocatori in Europa rispetto alla nefasta esperienza del 2018 in Russia, il livello generale della rosa è ancora troppo basso per poter dire la sua in un girone di ferro con Inghilterra, Ghana e Croazia. Ci si affiderà all’esperienza di Godoy, Waterman, Fajardo e Murillo e al talento di Carrasquilla, Diaz e Andrade. Le armi del ct Thomas Christensen non possono essere migliori di queste.
Aspettative non troppo alte anche in casa Svezia. Il travagliato percorso messo in piedi durante le qualificazioni (la gestione disastrosa di Jon Dahl Tomasson che ha fatto da sfondo ad un’ottima Lega C di Nations League) non lascia presagire grande ottimismo.

L’arrivo in pompa magna dell’inglese Graham Potter (già conosciuto in Svezia per il miracolo Östersunds) è stata la classica manna dal cielo in ottica play-off. La squadra è riuscita a superare gli ostacoli Ucraina e Polonia, agguantando una qualificazione insperata. Uomini simbolo di questa impresa sono le stelle Alexander Isak e, soprattutto, Viktor Gyökeres. L’attaccante del Liverpool è reduce da una stagione travagliata, mentre il bomber dell’Arsenal è stato uno dei protagonisti assoluti del trionfo dei Gunners in Premier League. Le assenze di giocatori importanti come Kulusevski e Holm sicuramente peseranno nell’economia della squadra, ma giocatori di sicuro affidamento non mancano. Lindelöf, Svanberg, Lagerbielke, Hien e la giovane promessa Bergvall forniscono diverse soluzioni.
Ad oggi, il pre-Mondiale non sembra aver portato molte gioie alla Nazionale delle Tre Corone (sconfitta netta con la Norvegia e pareggio con la Grecia), ma nel girone con Olanda, Giappone e Tunisia può giocare il ruolo di mina vagante.
Un calcio alla violenza: le storie particolari di Haiti e Iran
Si può essere in guerra e partecipare comunque ad una competizione che promuove pace e inclusione come la Coppa del Mondo? E, soprattutto, puoi prendere parte al Mondiale giocando le partite nel Paese contro cui sei in guerra? Puoi garantire sicurezza ai tuoi atleti nel bel mezzo di una crisi interna che può sfociare nella guerra civile?
I Mondiali 2026 raccontano anche queste storie. Iran e Haiti prenderanno parte a questa edizione in condizioni tutt’altro che agevoli. Il Team Melli, qualificatosi agilmente nel girone asiatico, aveva corso il rischio reale di ritrovarsi estromessa dalla competizione per il conflitto in atto con USA e Israele (l’Italia era pronta alla finestra in attesa di sviluppi). Il caos interno dovuto alle continue proteste contro il regime degli Ayatollah, i bombardamenti americani e israeliani con conseguente morte del leader Ali Khamenei, la chiusura dello stretto di Hormuz e una risoluzione diplomatica sempre più lontana non aiutano affatto ad alleggerire la situazione.
La delegazione iraniana ha avuto addirittura problemi nel reperire i visti e nessun supporter proveniente dall’Iran può seguire la Nazionale nelle partite che si

disputeranno tutte negli Stati Uniti. L’Iran ha dovuto cambiare sede del ritiro a Tijuana, in Messico, e sarà costretto a delle sfacchinate improbabili per raggiungere le sedi delle partite, dato che i permessi dureranno soltanto un giorno. Sicuramente all’arrivo i giocatori saranno costretti a controlli lunghi e rigorosi, gli stessi che hanno subito Iraq, Uzbekistan e Belgio tra le altre e che hanno determinato il respingimento dell’arbitro somalo Omar Artan.
Il Presidente della FIFA Gianni Infantino ha provato sia a gettare acqua sul fuoco (“Mondiale che unisce tutto il pianeta”) che, a conti ormai fatti, nascondere la polvere sotto al tappeto (“Non possiamo controllare tutto”). Il conferimento del premio FIFA per la Pace al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già scatenato numerose polemiche. Con questi presupposti, il “chill and relax” predicato da Infantino nella conferenza stampa della vigilia difficilmente riuscirà nell’intento di placare l’indignazione crescente.
Come si presenta l’Iran, quindi, ai nastri di partenza? Senza una delle sue stelle, l’ex romanista Sardar Azmoun, reo di aver pubblicato delle foto che lo ritraevano con il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. Il gesto è stato interpretato dallo Stato islamico come un “atto di slealtà”, dato che Iran ed EAU sono entrate in conflitto di recente.
Alla luce di ciò, il peso dell’attacco è tutto trasferito sull’ex interista Mehdi Taremi. La squadra è di base molto esperta, con Ghoddos e Jahanbaksh ad agire da gregari insieme a vecchie volpi del calibro di Beiranvand, Hajsafi, Ezatolahi e Rezaeian, ma può contare anche contare su qualche talento in erba come Yousefi e Ghorbani. La vera incognita è rappresentata da Dennis Eckert, attaccante di origine tedesca in forza allo Standard Liegi, 7 gol nell’ultima stagione in Belgio.
4 anni fa in Qatar, in condizioni ambientali anche simili (nel 2022 ci fu l’ondata di proteste per la morte di Mahsa Amini), la squadra non riuscì a superare lo scoglio della fase a gironi. Quest’anno, vista la difficoltà non insormontabile del girone (Belgio, Egitto, Nuova Zelanda), potrebbe addirittura scapparci la qualificazione. E chissà che non siano proprio gli Stati Uniti l’avversario ai sedicesimi.
Situazione drammatica anche in casa Haiti. I Grenadiers, allenati dal visionario ct francese Sébastien Migné, hanno raggiunto la qualificazione alla fase finale dei Mondiali (la quale mancava dal 1974) senza poter mai giocare in casa. Questo perché buona parte del territorio haitiano è finito nelle mani di potenti bande criminali. Ben 26 gang, stando ai rapporti ONU, operano nell’area intorno alla capitale, Port-au-Prince.
La violenza è diventata sistematica all’interno delle zone controllate, con estorsioni, sequestri, traffici illeciti, uccisioni e sfollamenti che sono sempre più frequenti. La sicurezza nazionale è al collasso e il governo centrale, con l’aiuto dell’ONU e di una missione internazionale di sicurezza (la Gang Suppression Force), sta provando a mantenere l’ordine.

In tutto questo, Haiti è riuscita comunque a ritagliarsi un suo spazio tra le magnifiche 48 che prenderanno parte al Mondiale. La vittoria del gruppo C di qualificazione contro le più quotate Honduras e Costa Rica, con le gare casalinghe giocate tutte a Curaçao, è stata un’impresa ai limiti del miracolo sportivo. Soprattutto perché, arrivati all’ultima giornata i Grenadiers non erano neanche totalmente padroni del loro destino. La vittoria nell’ultimo match contro Nicaragua e il contemporaneo pari suicida dell’Honduras col Costa Rica hanno trasformato il sogno di un Paese martoriato in realtà.
Haiti si presenta a questi Mondiali con una squadra molto interessante. Da un lato, l’esperienza di giocatori navigati come Placide, Adé, Nazon e Pierrot; dall’altro, il talento e l’intraprendenza di Isidor, Bellegarde, Casimir e Providence. Una squadra che può dare filo da torcere, ma più che ben figurare in un girone con Brasile, Marocco e Scozia non può fare. Comunque andrà, sarà un successo.






















