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Mondiali 2026, finale: la Spagna è bicampeón

Il gol di Ferran Torres nei supplementari piega un'Argentina rinunciataria e sulle gambe per l'espulsione di Enzo Fernandez. Secondo titolo mondiale per le Furie Rosse

by Stefano Boffa
20 Luglio 2026
in Calcio, Coppa del Mondo, Frontpage
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© Getty Images

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La Spagna è la vincitrice dei Mondiali 2026 di USA-Messico-Canada. Al MetLife Stadium di East Rutherford (New York), le Furie Rosse battono per 1-0 l’Argentina grazie alla zampata di Ferran Torres e scalzano proprio l’Albiceleste sul tetto del mondo. Una vittoria meritata quella degli uomini di Luis De La Fuente non solo per quanto mostrato nella partita, ma anche nell’arco del torneo. Miglior difesa del Mondiale, 38 risultati utili consecutivi e un’organizzazione tattica degna di un club di primo livello. Tanta delusione per l’Argentina, arrivata troppo scarica al momento del dunque e che ha provato ad affidarsi ad una tattica rinunciataria per poter contrastare l’ipnotico palleggio iberico. Si è chiuso così il cerchio della carriera ai Mondiali di un grandissimo della storia del calcio: Lionel Andrés Messi.

Mondiali 2026: Ferran Torres issa la Spagna dei record sul tetto del Mondo

Miglior difesa del Mondiale con 1 gol subito, 38 risultati utili consecutivi che superano il record dell’Italia di Mancini, Rodri mvp del torneo, Pau Cubarsí miglior giovane e Unai Simon miglior portiere. Se non è stata una vittoria totale da parte della Spagna in questi Mondiali 2026 poco ci manca. Soltanto il titolo di capocannoniere vinto da Kylian Mbappé e quello di miglior assist-man andato a Micheal Olise hanno arrestato questa ondata rossa abbattutasi in Nord-Centro America. Senza dimenticare l’Inghilterra, a cui è andato il titolo di miglior attacco del torneo con 20 gol.

Luis De La Fuente, con i suoi 65 anni, è diventato l’allenatore più anziano ad aver vinto un Mondiale. E lo ha fatto creando una macchina perfetta, affidandosi ad un gruppo talentuoso, affiatato e che gioca praticamente a memoria (anche perché, fondamentalmente, lo ha cresciuto il ct partendo dalle giovanili). Un’organizzazione certosina che vede impegnati calciatori che giocano poche volte insieme, ma che sembrano conoscersi da una vita. Una difesa imperforabile guidata dall’esperienza di Aymeric Laporte, per nulla imbolsito dall’esperienza in Arabia Saudita. Pau Cubarsí veterano non è, ma gioca con la sicurezza e l’affidabilità di chi lo è. Pedro Porro e Marc Cucurella sono stati tra i giocatori più continui del lotto, svolgendo un lavoro oscuro di cui ne ha beneficiato l’intero reparto. Reparto, tra l’altro, sorvegliato da un portiere come Unai Simon che è praticamente un libero aggiunto. Il suo record di imbattibilità ai Mondiali (519′) con cui ha scalzato Walter Zenga è stato un ulteriore premio per la sua continuità di prestazione.

La qualità presente nella linea mediana iberica è un qualcosa di impressionante. Rodri dirige il tutto come un abile maestro d’orchestra, dettando e scandendo i tempi degli orchestrali. Fabian Ruiz e Dani Olmo, da questo punto di vista, sono stati una garanzia di successo con le loro imbucate e i loro inserimenti vincenti. Quante volte ne ha beneficiato il falso nueve che tanto falso non è: Mikel Oyarzabal.

Il 29enne esterno d’attacco della Real Sociedad si è adattato alla perfezione al ruolo di centravanti, tanto da diventare il miglior cannoniere della squadra con 5 gol. Ecco, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo quello sicuramente è Lamine Yamal. L’esterno d’attacco del Barcellona è diventato il calciatore più giovane della storia a centrare la doppietta Europeo-Mondiali, eppure il suo contributo non è stato memorabile. 1 solo gol realizzato contro l’Arabia Saudita e poco altro, anche per via dei guai fisici che lo hanno tormentato per buona parte del 2026. Resta comunque il miglior dribblatore del torneo e un giocatore fondamentale nello scacchiere spagnolo. E la scena dell’abbraccio finale con Lionel Messi a fine partita sembra aver assunto la forma di una sorta di passaggio di testimone: il passato, il presente e il futuro del calcio mondiale e del Barcellona che s’incontrano e si scambiano oneri e onori.

Con Yeremy Pino infortunato e Nico Williams a mezzo servizio, Álex Baena, da buon gregario, ha sfruttato l’occasione per prendersi la fascia sinistra. Certo, poi Nico Williams si è alzato dalla panchina e in finale ha messo l’assist vincente per un altro giocatore che si è fatto trovare al posto giusto nel momento giusto: Ferran Torres. L’esterno d’attacco del Barcellona, subentrato ad Oyarzabal, ha pensato bene di segnare il primo e unico gol del suo Mondiale nella fase più importante del torneo, facendosi trovare pronto alla bisogna. Un po’ come è successo spesso con Mikel Merino, che ha realizzato da subentrato due gol pesantissimi contro Portogallo e Belgio. E anche senza segnare, Pedri il suo contributo lo dà sempre, soprattutto quando c’è da congelare il possesso-palla.

Un successo meritato per una squadra giovane e figlia di un movimento calcistico prolifico. 16 anni dopo il gol di Iniesta a Johannesburg contro l’Olanda, la Spagna è Bicampeón.

Argentina, il cuore non basta: finale da dimenticare

Cosa c’è da dire sull’Argentina di Lionel Scaloni? I campioni del mondo in carica abdicano nel modo più infimo possibile, rinunciando praticamente a giocare o, quantomeno, provare a farlo.

La reazione di cuore, di rabbia e di garra vista contro l’Inghilterra si è squagliata sotto il sole cocente di New York. Il “Dibu” Martinez aveva provato a tenere in piedi la baracca finché ha potuto, anche perché gli infortuni occorsi a Licha Martinez e a Romero erano stati un segnale di cedimento piuttosto marcato. Inoltre, l’espulsione di Enzo Fernandez è stato il colpo di grazia.

L’Albiceleste, a quel punto, aveva provato una strenua resistenza. Quando, però, il contatore dei tiri totali si attesta sullo 0 spaccato per 117′, il tutto assume i contorni di un’agonia lenta e dolorosa. La qualità della Spagna era troppo elevata affinché potessero bastare solo corsa, provocazioni e difesa ad oltranza per poter uscire indenni da una partita così complicata. Il gol di Ferran Torres era arrivato semplicemente troppo tardi per far sgombrare la mente degli argentini.

Nel finale, Simeone aveva pure avuto il pallone buono a pochi istanti dai calci di rigore. Quando crei così poco, però, anche l’unica occasione buona della partita va capitalizzata. L’Argentina paga un approccio rinunciatario e poco affine allo spirito del gioco del calcio. Il gioco sporco può andare bene per cercare di ottenere un vantaggio piscologico in una fase di stallo, ma qui l’atteggiamento dei vari Paredes (specialmente a fine partita nell’episodio dell’espulsione), Tagliafico ed Enzo Fernandez è sembrato totalmente fuori luogo. È uscita fuori una finale bruttina e tutt’altro che memorabile, ma che ha decretato la giusta vincitrice della coppa.

E Messi? La Pulga, nell’unica partita del torneo in cui non trova né gol e né assist, si ritrova abbandonato in attacco, alla disperata ricerca di un pallone giocabile o di un pertugio per poter colpire. In un solo pomeriggio, si è visto svanire davanti a sé: Coppa del Mondo, titolo di capocannoniere del torneo e titolo di miglior cannoniere all-time dei Mondiali. Un addio amaro ai Mondiali, senza un bis che avrebbe sicuramente meritato per quanto mostrato in questa edizione a 39 anni: 8 gol e 4 assist.

Cronaca della partita: Ferran Torres decide una partita bloccata e poco spettacolare

Spagna e Argentina scendono in campo al MetLife Stadium di New York per non mancare l’appuntamento con la Storia. Le Furie Rosse per vincere la seconda finale Mondiale su due, dando seguito alla nomea che la vede infallibile giunta all’ultimo atto. L’Albiceleste, invece, per centrare un back-to-back mai ottenuto e che consacrerebbe ulteriormente il talento di Leo Messi.

De La Fuente decide di confermare ancora in blocco lo stesso undici base della fase ad eliminazione. Scaloni, invece, apporta qualche accorgimento tattico rispetto alla partita con l’Inghilterra. Si passa dal 4-3-3 al 4-4-2, con Montiel, De Paul e Nico Gonzalez a rilevare Molina, Simeone e Paredes.

La prima occasione arriva al 5′, con Yamal che viene liberato al tiro in area dalla sponda di Dani Olmo, ma trova pronta l’opposizione del “Dibu” Martinez sulla deviazione di Licha Martinez. Gli spazi, però, s’intaseranno molto presto e le occasioni inizieranno a scarseggiare per quasi tutto il resto della prima frazione. L’ultimo lampo è ancora di marca spagnola e arriva al 43′, con il diagonale di Cucurella a sfiorare il palo alla sinistra del Dibu. Nel frattempo, l’Argentina perde Licha Martinez per infortunio, sostituito con Otamendi.

Terminato il primo tempo sullo 0-0, dopo il lungo e inedito show dell’intervallo, la Spagna rientra in campo vogliosa di sbloccare la partita. Di tutt’altro avviso è l’Argentina, che non sembra avere la minima intenzione di rinunciare alla sua tattica attendista per contrastare l’avvolgente possesso-palla iberico, anche a costo di non tirare mai in porta.

In avvio di ripresa, De La Fuente si gioca le carte Ferran Torres e Pedri per degli spenti Oyarzabal e Fabian Ruiz per scuotere la squadra. Al 64′, Dani Olmo prova a sorprendere il “Dibu” Martinez con una conclusione velenosa dal limite dell’area, ma il portiere la neutralizza in angolo con una respinta spartana. La Spagna insiste e, al 67′, Ferran Torres non sfrutta una giocata straordinaria di Yamal sulla destra mandando il colpo di testa tra le braccia del portiere.

De La Fuente inserisce anche Nico Williams e Mikel Merino per aumentare il peso offensivo. Scaloni risponde inserendo Paredes, Molina, Medina (infortunio anche per Romero) e Simeone, abbassando il baricentro con le uscite di Nico Gonzalez, Montiel e De Paul. Il Dibu chiude ancora la porta a Pedri e Cubarsí al 77′. Ormai è un assedio. All’81’ ci prova anche Laporte di testa su assist di Nico Williams, ma il portiere argentino è attento.

Nico Williams decide di mettersi in proprio al 90+3′ con una conclusione violenta ben respinta dal “Dibu”. Sul ribaltamento di fronte, però, Enzo Fernandez entra in maniera scomposta su Cubarsí. L’arbitro sloveno Slavko Vincic ammonisce per la seconda volta il centrocampista del Chelsea e lo espelle. L’Argentina sarà costretta a proseguire la partita in 10 uomini. I supplementari li suggellerà ancora il “Dibu” Martinez, respingendo in angolo la punizione dal limite di Yamal al 90+8′.

I supplementari proseguono sulla falsariga dei regolamentari: Spagna arrembante e Argentina raccolta in area a difesa della propria porta. Al 92′, il “Dibu” Martinez è ancora decisivo con un grandissimo riflesso sul colpo di testa ravvicinato di Nico Willliams. La Spagna sembrava aver sbloccato la partita al 96′ con il tap-in vincente di Nico Williams, ma il fallo di Merino su Otamendi in principio di azione porta all’annullamento della segnatura.

De La Fuente inserisce Zubimendi ed Eric Garcia per alzare notevolmente il baricentro, sacrificando Rodri e Laporte allo scopo. Scaloni, invece, risponde con l’ingresso di Senesi per Julian Alvarez per rinforzare la difesa, rinunciando definitivamente a Lautaro Martinez. Nico Williams è scatenato e, al 103′, trova un grande cross per lo stacco di Merino, ma il colpo di testa esce di poco sul fondo.

Il gol è nell’aria e, infatti, al 106′, arriva il meritato vantaggio spagnolo: cross dalla destra di Pedro Porro, sponda immaginifica di Williams di testa a smarcare per il tiro in area l’accorrente Ferran Torres. Pallone scagliato violentemente sotto la traversa e 1-0 Spagna. Furie Rosse che sembravano aver trovato anche il raddoppio ancora con Ferran Torres al 114′, ma il guardalinee annulla per fuorigioco millimetrico.

A questo punto, l’Argentina, dopo tanta sofferenza, prova ad affacciarsi finalmente nella metà-campo avversaria e riesce a creare qualche pericolo. Al 120′, Eric Garcia è fondamentale nell’impedire il tap-in vincente a Senesi sul comodo assist di Simeone. Sul susseguente calcio d’angolo battuto da Messi, sarà Simeone a mancare l’appuntamento con il gol del pareggio sparando alto da buona posizione.

È l’ultimo sussulto prima del triplice fischio di Vincic. La Spagna festeggia la vittoria del suo secondo titolo Mondiale, l’Argentina mastica amaro per una sconfitta arrivata dopo una finale letteralmente non giocata

Tags: FinaleSpagna-ArgentinaUSA-Messico-Canada 2026
Stefano Boffa

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