L’Italia ha ottenuto 6 punti nelle prime due partite della gestione di Gennaro Gattuso. Gli azzurri hanno prima regolato per 5-0 l’Estonia in casa, per poi trovare una sofferta vittoria per 5-4 sul neutro di Debrecen contro Israele. Due partite che hanno detto molto sullo stato di salute della Nazionale e che potrebbe non far dormire sonni tranquilli a tifosi e ct.
Italia-Estonia: vittoria facile e attacco che fa faville
Il ciclo in azzurro di Gattuso ha avuto inizio il 5 settembre 2025 al “Gewiss Stadium” di Bergamo. L’Italia, dopo le tutt’altro che convincenti prove contro Norvegia e Moldavia sotto la gestione Spalletti, si appresta a ripartire contro l’Estonia. L’obiettivo? Vincere e segnare più gol possibili.
Gattuso schiera una formazione spregiudicata per raggiungere lo scopo: un 4-4-2 mascherato da 4-2-4, dove gli esterni Politano e Zaccagni danno costante supporto alla coppia Kean-Retegui. La defezione di Scamacca durante il ritiro ha tolto una freccia importante nell’arco del ct cosentino, ma può contare sugli inserimenti di Orsolini e Raspadori a partita in corso per avere maggiore imprevedibilità con avversari più stanchi. In difesa, la coppia centrale è composta da due mancini, Bastoni e Calafiori, mentre sulle fasce agiscono Di Lorenzo a destra e Dimarco a sinistra, entrambi laterali o braccetti da centrocampo a cinque e difesa a tre. La linea mediana, infine, viene formata da Tonali e Barella, due centrocampisti box-to-box capaci di svolgere egregiamente entrambe le fasi.
Il primo tempo vede un’Italia arrembante e vogliosa che crea palle-gol in serie senza, però, riuscire a sfruttare l’enorme mole di gioco creata. D’altro canto, l’Estonia si difende con otto effettivi racchiusi nell’intera area di rigore e il portiere baltico, Karl Jacob Hein (di proprietà dell’Arsenal, ma in prestito al Werder Brema), è in serata di grazia. L’incantesimo (e con esso il muro estone) s’infrange al 58′: cross di Dimarco deviato da un difensore, Retegui prolunga sul secondo palo con il tacco e Kean, arrivato dalle retrovie, la mette dentro di testa.
Gli azzurri si sbloccano mentalmente e da lì inizia un’altra partita. Gli ingressi di Orsolini, Raspadori e Cambiaso fanno aumentare il peso offensivo e la squadra dilaga fino al 5-0 finale grazie alla doppietta di Retegui e ai gol di Raspadori e Bastoni. La partita della difesa è ingiudicabile, anche se su una dormita di Bastoni è dovuto intervenire Donnarumma con una parata importante su Sappinen. Per il resto: serviva la goleada ed è arrivata, anche se i numerosi errori sotto porta hanno testimoniato una certa mancanza di cinismo, se così si può definire in una partita finita 5-0.
Le montagne russe con Israele: le conferme in attacco e una difesa colabrodo
Archiviata la pratica Estonia, per l’Italia c’è una partita fondamentale per garantirsi almeno la presenza ai play-off: la trasferta di Debrecen contro Israele.
La formazione mediorientale viene da cinque vittorie, un pareggio e una sconfitta nelle ultime sette partite. Ha ottenuto risultati prestigiosi come il pareggio con la Francia e la vittoria con il Belgio in Nations League, mentre l’unica sconfitta di questo ciclo arriva dal 2-4 subito in casa contro la Norvegia nelle qualificazioni ai Mondiali. Gloukh e Solomon vestono i panni degli spauracchi per la difesa azzurra, mentre la differenza reti continua ancora a tormentare il sonno del ct Gattuso.
A differenza della partita con l’Estonia, però, il tecnico calabrese ha optato per un 3-5-2 impuro: Mancini al posto di Calafiori al centro della difesa, coadiuvato da Di Lorenzo e Bastoni; Dimarco e Politano ad agire come tornanti a tutta fascia; Locatelli davanti la difesa con Tonali e Barella a fare da scudieri. In avanti, confermati Kean e Retegui. Il cambio di formazione è dovuto non solo ad esigenze tattiche (infortunio di Zaccagni), ma anche per cercare di prestare il meno possibile il fianco ad una squadra rapida e organizzata a livello offensivo come Israele.
Ironia della sorte, non solo il cambio di uomini e di modulo si riveleranno tutt’altro che efficaci, ma si verificherà esattamente tutto ciò che si era temuto (ad eccezione, per fortuna, del risultato finale). L’Italia soffre le scorribande degli esterni israeliani, Solomon e Khalaili, mentre i movimenti di Biton fanno andare in confusione i centrali difensivi italiani, con Dor Peretz a far male con i suoi inserimenti dalle retrovie e con Gloukh a seminare il panico con le sue serpentine per vie centrali.
Dopo 16′, l’Italia si ritrova con un autogol di Donnarumma annullato per carica a suoi danni da parte di Lemkin e un autogol tragicomico di Locatelli sul cross basso di Biton. Insomma, l’impegno nel farsi male da soli non solo non manca, ma non ha neanche faticato a palesarsi. La sorte vuole che gli attaccanti azzurri siano in uno stato di grazia e, al 40′, Retegui confeziona per Kean il pallone che vale l’1-1 con cui si andrà all’intervallo. Nella ripresa ci si aspetta la scossa, soprattutto dalle retrovie, con Dimarco e Politano leggeri in fase difensiva, Locatelli in netta difficoltà a fare filtro a centrocampo e il trio centrale completamente spaesato e fuori fase.
La ripresa parte con il botto: al 52′, una serpentina di uno scatenato Solomon semina Politano, Di Lorenzo e il panico sulla sinistra e appoggia un pallone al centro che l’accorrente Dor Peretz scaraventa di sinistro sotto la traversa. Il gol sembrava dare un’ulteriore mazzata emotiva alla squadra, ma i ragazzi di Gattuso hanno prontamente reagito trovando il pari con Kean al 54′ su assist ancora una volta di Retegui. Proprio l’italo-argentino si rivela il grimaldello per scardinare la difesa tutt’altro che imperforabile per Isreale ed è ancora lui a confezionare il gol del sorpasso di Politano al 58′ sulla rimessa laterale di Di Lorenzo.
A vantaggio acquisito, Gattuso inserisce Cambiaso, Raspadori e Frattesi al posto di Dimarco, Kean e Barella e la gestione della partita migliora. Certo, il gol salvato sulla linea a Gloukh da Locatelli ha fatto tremare non poco, ma a segnare il gol sarà l’Italia grazie ai nuovi entrati. Cambiaso fa un break sulla trequarti e permette a Frattesi di innescare il contropiede: scambio con Tonali e filtrante vincente che Raspadori gira in rete. All’81’, la partita pare non avere più nulla da dire, ma la difesa dell’Italia scricchiola troppo e Israele crede nella rimonta. Tra l’87’ e l’89’, i mediorientali tirano fuori dal cilindro il pareggio: prima Bastoni infila goffamente nella sua porta un cross basso di Revivo dalla sinistra; infine, Dor Peretz chiude la sua doppietta al termine di uno schema su punizione avviato da Mizrahi e rifinito da Yehezekel.
Un’uno-due del genere avrebbe potuto stendere chiunque, ma non questa Italia: al 91′, Tonali trova un tiro-cross insidioso che buca Daniel Peretz (decisivo anche il buco di Shlomo) e pone finalmente fine alle ostilità con il 5-4 definitivo, non senza il brivido finale.
Tiriamo le somme: i pregi e i difetti della nuova Italia
Si parte dalle cose positive. L’Italia vista nelle due partite contro Estonia e Israele ha fatto vedere una certa qualità a livello offensivo: tante le occasioni create e le 10 reti segnate ne sono la dimostrazione lampante. Mai, nella loro storia, gli azzurri avevano segnato cinque gol in due partite di fila.
L’affiatamento di Retegui e Kean ha generato una coppia d’attacco devastante, dove i due giocatori riescono a completarsi e a cercarsi in maniera idilliaca. L’attaccante italo-argentino, nelle due partite, ha realizzato 2 gol e 5 assist (numeri da top del ruolo), mentre l’italo-ivoriano ha contribuito ai due successi con 3 gol tanto belli quanto importanti.
Inoltre, l’apporto arrivato dai cambi è stato fondamentale. Cambiaso, Raspadori e Frattesi tra tutti sono riusciti a dare un pesante contributo alla causa. Il terzino della Juventus ha realizzato 2 assist e dato il La all’azione del quarto gol contro Israele; l’attaccante dell’Atletico Madrid, invece, ha timbrato il cartellino con 1 assist e 2 gol pesantissimi; il centrocampista dell’Inter, entrato solo contro Israele, è risultato decisivo con l’assist per il quarto gol di Raspadori.
Infine, un appunto su Tonali: è stato l’unico centrocampista a fornire un contributo importante sia in fase offensiva che difensiva, mantenendo uno standard di prestazione costante e facendo valere tutte le sue caratteristiche da centrocampista box-to-box.
Le dolenti note passano tutte per la difesa. Dimarco e Di Lorenzo si sono rivelati fin troppo vulnerabili sia in marcatura che negli 1-vs-1, mentre Bastoni (gol con l’Estonia a parte), Mancini e Calafiori non hanno mai dato sicurezza al reparto con giocate superficiali, approcci molli alla partita e marcature allegre. E Donnarumma, in tutto questo, non ha garantito maggiori sicurezze al reparto, facendosi cogliere spesso impreparato sui palloni alti e nella gestione del pallone con i piedi. La ciliegina sulla torta è rappresentata da Locatelli e Barella, apparsi in completo imbarazzo. Il primo, autogol con Israele a parte, ha faticato a mettere ordine in mezzo al campo e a garantire filtro davanti la difesa; mentre il secondo non è riuscito a dare alcun apporto in nessuna delle due fasi, mostrando un certo nervosismo in fase di possesso palla e una svagatezza esagerata in fase di interdizione.
Tra un mese si ritornerà nuovamente in campo e Gattuso deve limare questi dettagli se si vuole almeno garantire i play-off, altrimenti sarà dura alimentare le speranze per la qualificazione al Mondiale.






















