Dopo Gabriele Gravina, l’Italia si trova ad avere a che fare anche con le dimissioni di Gianluigi Buffon e Gennaro Ivan Gattuso. Gli ex Capo Delegazione e Commissario Tecnico azzurri si sono a loro volta dimessi, coinvolti nell’effetto domino iniziato dall’ex Presidente della FIGC. Atti che sono diventati necessari dopo le polemiche susseguitesi nel post-partita con la Bosnia Erzegovina, momento che ha segnato il fallimento dell’intero progetto sportivo studiato per i Mondiali.
Italia, Buffon e Gattuso si dimettono: il bilancio della loro esperienza
Il legame con la maglia azzurra dell’Italia per Gianluigi Buffon e Gennaro Ivan Gattuso è sempre stato speciale e sentito.
Tutti li ricordiamo da calciatori sul tetto del Mondo dopo la vittoria di Berlino ai Mondiali del 2006, mentre si ergevano a uomini simbolo di quel trionfo. Altri li ricordano anche quando vinsero (non insieme) gli Europei Under-21, inaugurando la generazione d’oro che poi ci avrebbe condotto alla vittoria di quel Mondiale.
Quando Gravina e Buffon avevano pensato a Gattuso per dare una scossa più emotiva che tecnico-tattica all’ambiente azzurro, si voleva puntare proprio su quella magia che aveva condotto a quei successi. La realtà, però, è assai diversa da quanto paventato nelle fin troppo alte aspettative riposte nel progetto. Buffon era diventato Capo Delegazione della Nazionale il 5 agosto 2023, affiancando prima Spalletti in occasione dei fallimentari Europei del 2024 in Germania e poi, dopo le dimissioni del tecnico di Certaldo, Gattuso in queste qualificazioni ai Mondiali 2026. Un legame rinsaldato anche dal fatto che era stato proprio l’ex portierone a fare da testimonial a “Ringhio” quel 15 giugno 2025 per centrare la qualificazione.
La sconfitta in Bosnia Erzegovina del 31 marzo 2026, 7 mesi dopo, ha significato il fallimento del progetto designato. La squadra era apparsa tutt’altro che affamata e sfrontata, anzi, è sempre sembrata impaurita e insicura dei propri mezzi. Inoltre, la Nazionale non brillava esattamente per atletismo e stile di gioco. Quindi, dove non potevano arrivare tecnica, tattica, polmoni e gambe, non arrivavano nemmeno la testa e il cuore. Un disastro su tutta la linea, dove 6 vittorie e 2 sconfitte pesantissime su 8 partite disputate non sono bastate. Da qui nasce la richiesta delle teste di coloro ritenuti responsabili di quanto accaduto.
Dopo un’iniziale e goffa resistenza dove aveva ribadito la fiducia nei confronti di Gattuso e del suo staff, Gravina è stato il primo a cadere. Successivamente, hanno salutato Buffon nella giornata di ieri e, nella giornata odierna, mister Gattuso. Si riparte da zero, se non addirittura da molto meno.
I messaggi di addio di Capo Delegazione e Commissario Tecnico
Nella conferenza stampa post-Bosnia Erzegovina-Italia, il Capo Delegazione Gianluigi Buffon e il Commissario Tecnico Gennaro Ivan Gattuso erano stati inizialmente confermati dal Presidente della FIGC Gabriele Gravina.
In seguito alle dimissioni del numero uno del calcio italiano, la situazione è inevitabilmente cambiata. Nel suo messaggio di addio alla Nazionale affidato ai canali social, Buffon ha chiarito subito il perché di questa decisione: «Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti.
Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo».
Messaggio d’addio molto sentito anche per Gattuso, che ha rescisso consensualmente il contratto che lo legava alla Federazione: «Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche.
Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore».
Quali le idee per la panchina: Allegri e Conte o Mancini bis le più gettonate. Sogno Ancelotti
Dopo i sofferti addii di Buffon e Gattuso all’Italia calcistica, è giunto il momento del toto-nomi per i possibili sostituti.
Se per la nomina del nuovo Capo Delegazione sarà necessario aspettare l’arrivo del nuovo Presidente federale, per quanto concerne il nuovo ct sono già partiti i casting per chi dovrà guidare la rifondazione della Nazionale.
Le suggestioni più gettonate portano ai ritorni di uno tra Antonio Conte e Roberto Mancini, attualmente impegnati sulle panchine di, rispettivamente, Napoli e Al-Sadd, ma anche l’attuale allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, fa molta gola. Si cerca un uomo forte al comando e che abbia un DNA vincente, ma che sappia anche apportare innovazioni tecnico-tattiche e lavorare con i giovani.
Nel suo biennio in Nazionale, Conte era riuscito a ben figurare agli Europei in Francia del 2016, portando gli azzurri fino ai quarti di finale persi ai rigori contro la Germania. Successivamente, il tecnico salentino lasciò la panchina a Gian Piero Ventura alla vigilia delle qualificazioni ai Mondiali 2018, dove l’Italia fallì l’obiettivo perdendo i play-off contro la Svezia. La ricostruzione venne affidata proprio a Roberto Mancini, il quale riuscì a ben figurare in ben tre edizioni della Nations League e a portare a casa gli Europei itineranti del 2020 con il record di risultati utili consecutivi per Nazionali (ben 37). L’avventura sulla panchina azzurra per il Mancio, però, terminò con la clamorosa mancata qualificazione ai Mondiali 2022 nella semifinale play-off persa in casa contro la Macedonia del Nord. Il nodo per loro resta la volontà di tornare a vestire i panni del ct, oppure proseguire come allenatori nei club.
Allegri sarebbe la vera novità del caso, non avendo mai allenato a livello di Nazionali. L’ex allenatore della Juventus, ora protagonista con la ricostruzione del Milan dopo la fallimentare scorsa stagione, potrebbe essere la figura adatta perché sa adattarsi molto al capitale umano a disposizione. Resterebbe da capire come opererà nei di panni di ct, dato che un’esperienza del genere lo ha sempre affascinato.
Altra suggestione di un certo peso è quella legata all’attuale ct del Brasile Carlo Ancelotti. Molto complicata per via della volontà del tecnico di cimentarsi in questa avventura, ma resterà da capire anche quale sarà il suo futuro dopo i Mondiali con la Seleçao.




















