Così vincono solo le fuoriclasse: Francesca Lollobrigida avanza la sua candidatura a personaggio-simbolo dell’Olimpiade italiana, aggiudicandosi il titolo dei 5000 metri in fondo a una gara tiratissima, al punto che il distacco tra l’oro della laziale e il bronzo della norvegese Ragne Wiklund è stato di appena 17 centesimi.
Francesca Lollobrigida pattina nella leggenda
Se l’oro olimpico sui 3000 metri è arrivato in fondo a una gara dominata dall’inizio alla fine, la doppietta sui 5000 metri – la distanza più lunga del programma femminile dello speed skating – ci ha tolto il fiato. Già, perché Francesca Lollobrigida ha pattinato con il cuore negli ultimi due giri della sua batteria, resistendo al ritorno prepotente dell’olandese Marel Conijn, battuta di un solo decimo.
Facciamo un passo indietro per ricostruire ciò che accaduto prima della nuova epifania azzurra. Dopo tre batterie sostanzialmente interlocutorie, la gara sale sensibilmente di tono nella quarta serie, che oppone Conjin alla belga Sandrine Tas. La 30enne fiamminga macina un ottimo passo nei primi 8 giri, ma la pattinatrice dei Paesi Bassi non perde mai contatto dalla rivale, agganciandola in vista delle ultime tre tornate.
Il finale è emozionante: Conjin e Tas arrivano appaiate sul rettilineo d’arrivo, dove il cronometro dà ragione all’olandese per soli 20 centesimi. Poco più avanti, tocca alla norvegese Ragne Wiklund, già medagliata nei 3000 metri. Seminata la sua compagna di batteria – la canadese Isabelle Weidemann – la scandinava sembra lanciata verso il 1° posto provvisorio, anticamera di una possibile medaglia d’oro. Tuttavia, dopo aver viaggiato costantemente sul piede dei 32″ a giro, Wiklund crolla negli ultimi 200 metri. L’ultimo rettilineo non finisce più. E il cronometro la relega alle spalle di Conjin (a questo punto già certa del podio) per la miseria di 7 centesimi.
La laziale resiste nel finale al ritorno di Conjin
A questo punto, non resta che attendere la pronipote d’arte, abbinata alla leggenda ceca Martina Sablikova, alla sua ultima apparizione ai Giochi. Lollobrigida scatta subito brillantemente, mettendosi nella scia della rivale olandese per poi migliorare costantemente i suoi parziali. Uno, due decimi al giro: quanto basta per allungare fino a un secondo e mezzo quando si avvicinano gli ultimi 1000 metri. Che è un po’ come il 32° chilometro per i maratoneti: il limite da superare per sognare in grande.
Conjin comincia a far sentire il fiato sul collo dell’azzurra, che comincia a scomporsi. Il margine da difendere scende d’improvviso sotto il secondo. E manca un solo giro al termine: basteranno 50 centesimi per la doppietta? Le gambe sono divorate dall’acido lattico, le braccia cominciano a mulinare, ma Lollobrigida ha ancora un guizzo nella manica: affronta alla perfezione l’ultima curva e si lancia in una volata da brividi. La sentenza dell’orologio le sorride ancora: 6’46″17, un decimo meglio di Conjin. Quanto basta per sorridere al mondo intero, una volta ancora.





















