Lasciare il tennis con la standing ovation del “Centrale” di Wimbledon non lo immaginava nemmeno Fabio Fognini stesso. 4 ore e mezzo di battaglia per il tennista taggiasco contro un insuperabile Carlos Alcaraz, lanciatissimo verso il primo posto nella classifica ATP. La migliore delle soddisfazioni per un campione che ha sempre mostrato colpi da top-10 mondiale, ma che ha sempre peccato a livello mentale per poter raccogliere quanto la tecnica gli poteva garantire.
Fabio Fognini strega Wimbledon un’ultima volta e fa tremare Alcaraz
Fognini contro Alcaraz al primo turno di Wimbledon. Difficilmente qualcuno avrebbe pensato ad un partita che sarebbe potuta entrare nella storia del torneo e del tennis in generale. Vuoi perché l’italiano è a fine carriera e si ritrova confinato al 138° posto nella graduatoria ATP, vuoi perché lo spagnolo si trova in uno stato di grazia (vittorioso a Montecarlo, Roma, Roland Garros e Queen’s nel 2025).
Eppure, già dal primo set Fognini mette le cose in chiaro al murciano: non sarà una passeggiata e, infatti, lo spagnolo se la cava con un sudato 7-5. Alcaraz non gioca sicuramente il suo miglior tennis, con tanti errori al servizio e diverse sbavature durante gli scambi, ma Fabio gioca con la forza e la tranquillità di un immortale highlander. Il ligure mostra tutti i pezzi del suo repertorio ad un attonito pubblico del “Centrale”, con giocate spaziali che quasi gli potevano valere la vittoria del set. Nel secondo set, lo sforzo profuso sembrava dovesse condurre al calo del non più giovane tennista italiano che, anzi, mette Alcaraz alle corde recuperando un break. Il 7-6 finale con cui Fabio prevale dopo un tie-break epico (quanti serve and volley da antologia in questa fase) lascia sbigottito non solo lo stesso Carlitos, ma anche l’ex asso calcistico David Beckham in tribuna.
Nel terzo set, Fognini non riesce ad approfittare del vantaggio accumulato e perde alcuni giochi sanguinosi al servizio. Nonostante il parziale abbia sorriso allo spagnolo con un nuovo 7-5, il set verrà ricordato per il folle punto dell’italiano al nono gioco, dove un Alcaraz mai domo crolla dopo uno scambio infinito che Fognini risolve in volée di rovescio.
Il quarto set, invece, è la fotografia di quello che era Fognini nel suo prime: passanti da urlo, corridoi trovati con i raggi X, palle corte ad ammattire un Alcaraz sempre più nervoso. Il 6-2 con cui Fabio annienta la resistenza dello spagnolo porta quest’ultimo ad urlare con la propria panchina per l’esasperazione: «Ma come gioca questo? Ha 50 anni e sta prendendo tutto. Come fa ad avere 50 anni?».
L’ultimo e decisivo set poteva essere quello che poteva consegnare Fognini alla storia, sebbene quanto prodotto già in campo poteva bastare e avanzare. Qui, purtroppo, è venuta fuori la maggiore freschezza atletica dello spagnolo, che ha demolito l’italiano con un 6-1 senza discussioni che ha sancito la fine della contesa. Tanti rimpianti per il ligure nei primi giochi, dove ha avuto le palle per fare punti sia al servizio che in risposta, ma ha peccato di cattiveria e precisione. Immancabile, durante i giochi decisivi, il trash talking con la panchina di Alcaraz a chiudere tutto il repertorio. Fognini è riuscito nell’impresa di farsi ricordare anche dall’esigente pubblico londinese come ex numero 7 al mondo con una “last dance” da antologia. Non solo per il siparietto del 2013 con Pascal Maria, o per lo sfogo shock del 2019. E non è poco, soprattutto contro questo Alcaraz.
I risultati degli altri italiani: fuori Berrettini, avanti Bellucci, Darderi e la Paolini
Passando agli altri italiani in gara a Wimbledon, risultati tutto sommato positivi per i tennisti azzurri in gara.
Mattia Bellucci esordisce alla grande archiviando in quattro set e in rimonta (6-7, 6-3, 6-4, 6-4) la pratica Oliver Crawford. Il tennista di Birmingham ha cercato di cogliere di sorpresa il numero 73 al mondo, il quale non si è scomposto e, grazie anche ai 21 ace realizzati, ha rimontato lo svantaggio iniziale trovando la sua prima affermazione in carriera sull’erba londinese. Al secondo turno, il 24enne bustese se la vedrà con Jiri Lehecka, ceco numero 25 al mondo che ha eliminato il boliviano Hugo Dellien ed è fresco finalista del Queen’s.
Buone notizie arrivano anche da Luciano Darderi. L’italo-argentino ha piegato il russo Roman Safiullin con il punteggio di 7-6, 1-6, 6-7, 6-3, 6-1. Una vittoria sofferta per il tennista di origini marchigiane, il quale ha avuto ragione del russo dopo una battaglia di quasi 4 ore segnata dal grande equilibrio. Al prossimo turno, Darderi se la vedrà con una delle sorprese del primo turno, il franco-britannico Arthur Fery, il quale è riuscito ad eliminare incredibilmente l’australiano numero 22 al mondo Alexei Popyrin.
Se la cava con più sofferenza del previsto Jasmine Paolini. La numero 4 al mondo batte in rimonta la lettone Anastasija Sevastova (ex numero 11 al mondo) con il punteggio di 2-6, 6-3, 6-2 e accede alla fase successiva. Tanti gli errori gratuiti e le palle-break concesse dalla tennista toscana, la quale è riuscita a prevalere nella contesa soprattutto quando la lettone ha iniziato ad accusare problemi alla schiena durante il terzo e decisivo set. Ora per Jasmine c’è l’ostacolo Kamila Rakhimova, russa numero 80 WTA e giustiziera della giapponese Aoi Ito.
Nulla da fare, invece per Matteo Berrettini. The Hammer cede in cinque set al polacco Kamil Majchrzak (numero 108 al mondo) col punteggio di 4-6, 6-2, 6-4, 5-7, 6-3. Una beffa atroce per l’attuale numero 35 al mondo, ancora lontano dalla sua forma migliore e dal ritornare ad essere il “martello” dei tempi belli. Le dichiarazioni a caldo nel fine partita non lasciano presagire nulla di buono: «Fondamentalmente sono stanco, stanco di rincorrere sempre qualcosa. Per questo ho bisogno di prendermi giorni per pensare, per decidere cosa fare del futuro perché stare in campo così non è quello che voglio».






















