Tonfi e trionfi dalle parti di Maranello: alla Ferrari iridata nel WEC (il massimo circuito automobilistico delle gare di durata) si contrappone la crisi senza fine della scuderia di Formula 1, uscita a pezzi anche dall’ultima trasferta brasiliana.
Ferrari, festa nel WEC, notte fonda in F1
Qualcuno potrebbe meravigliarsi che la stessa casa automobilistica sia fonte di gioia e di rassegnazione tra i suoi tifosi. Eppure, gli sbalzi d’umore sono diventati la regola del convento Ferrari: da una parte, il trionfo nel Mondiale WEC in fondo a un duello serrato con la Toyota, dall’altra l’inarrestabile declino nella massima serie dell’automobilismo, a dispetto delle grandi aspettative che immancabilmente accompagnano le campagne iridate del Cavallino Rampante.
Una singolare quanto emblematica congiunzione astrale ha voluto che il doppio titolo mondiale vinto dalla scuderia di Maranello in Bahrain cadesse nella stessa domenica in cui il team di Formula 1 collezionava un fragoroso zero sul circuito di Interlagos, in Brasile, dove la Ferrari conquistò il suo ultimo titolo piloti con Kimi Räikkönen (anno di grazia 2007) e il suo ultimo Mondiale marche – era il 2008, quando Felipe Massa si illuse per qualche secondo di essere campione del mondo.
Partiamo dalle note liete: il successo della Ferrari nel Mondiale endurance dopo 53 anni di digiuno – a cui si è aggiunto il primo titolo di sempre nella classifica piloti grazie al britannico James Calado e agli italiani Antonio Giovinazzi e Alessandro Pier Guidi – è il frutto di un lungo ma serrato processo di crescita iniziato una decina di anni fa, quando i vertici della scuderia modenese progettarono il ritorno in grande stile nel circuito delle ruote coperte. Non era semplice contrastare il dominio assoluto delle Toyota, diventata la casa di riferimento dopo il disimpegno di Audi. E invece, la Ferrari ha imposto la sua legge anche nella più famosa delle gare di durata, la 24 Ore di Le Mans, conquistata nelle ultime tre edizioni.
Il rovescio della medaglia: le disgrazie di Vasseur & C.
Se il settore delle hypercar ha beneficiato di un’invidiabile continuità tecnica, non si può dire altrettanto della scuderia di F1. Che, dopo aver licenziato Stefano Domenicali (l’ultimo team principal ad aver portato la Ferrari sul tetto del mondo), ha cambiato tanto, troppo: uno dopo l’altro si sono alternati al timone i vari Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e Frédéric Vasseur, quest’ultimo in carica dal 2022. Quattro tecnici diversi nello spazio di 11 anni: un fattore che ha senz’altro compromesso la solidità dell’intero progetto tecnico.
Come se non bastasse, il Cavallino Rampante ha tentato a più riprese di riformare i suoi quadri tecnici, che hanno nel frattempo rinfoltito gli organici della concorrenza. Il pensiero corre immediatamente ad Andrea Stella, l’uomo della riscossa McLaren, ormai a un passo dalla conquista del titolo piloti incredibilmente sfuggito un anno fa, nonostante la monoposto color papaya fosse decisamente la migliore del lotto.
A cosa sono servite queste rivoluzioni? I risultati parlano chiaro: dopo un 2024 senz’altro positivo (5 vittorie e 22 podi, con la perla del successo di Charles Leclerc a Monza), la scuderia modenese si avvia a chiudere la stagione senza successi – ad eccezione della gara sprint conquistata da Lewis Hamilton in Cina – e con soli 7 piazzamenti nelle prime tre posizioni. Le ripetute manifestazioni di insofferenza dei piloti e dello stesso staff – a cui ha replicato il presidente John Elkann, invitando Hamilton e Leclerc a parlare di meno – descrivono in maniera plastica le difficoltà di un team che non ha saputo trovare il giusto equilibrio tra affidabilità e sviluppo (impalpabile, ad onor del vero) della macchina.
Il futuro resta un’ipotesi
L’annunciato salto di qualità, dunque, non si è visto. In compenso, la Ferrari versione F1 continua a osservare i successi degli altri. Che magari hanno i loro problemi – come dimostra il tormentato divorzio tra Chris Horner e la Red Bull – ma riescono comunque a sfruttare meglio il capitale umano e tecnico a disposizione. E dire che la scuderia modenese potrebbe fare altrettanto: basterebbe seguire l’esempio dei dirimpettai che hanno appena vinto il Mondiale WEC…






















