La notizia era nell’aria, ma ora è arrivata l’ufficialità: a 38 anni, Fabio Fognini dice basta col tennis. Nella conferenza stampa odierna, il tennista italiano ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica. Il ligure ha giocato la sua ultima partita il 30 giugno scorso contro Carlos Alcaraz al primo turno di Wimbledon, dove quasi stava riuscendo nel colpaccio.
Fognini si ritira dal tennis: “Futuro? Difficile dire cosa farò”
9 luglio 2025, ore 14.35 italiane: Fabio Fognini, dalla sala stampa di Wimbledon, annuncia il suo ritiro dal tennis giocato.
Il 38enne ligure chiude la carriera con il match del primo turno del Grande Slam per eccellenza contro lo spagnolo Carlos Alcaraz, regalando una delle migliori partite del torneo e sfoderando una delle sue migliori prestazioni di sempre. Nella conferenza stampa tenutasi quest’oggi, Fabio è apparso sicuro della sua scelta, la quale era già stata presa da tempo:
«Questo è il modo migliore per dire addio. Gli ultimi anni della carriera sono stati difficili, è arrivato il momento di essere onesto con me stesso. Dopo la partita con Alcaraz non voglio tornare indietro. Ho avuto dei cali nel ranking. Amo questo sport e la motivazione è ancora alta, il tennis mi ha accompagnato per tutta la vita. Ho tanti bei ricordi che conservo nel cuore, qualcosa di speciale. Questo giorno, però, sapevo che sarebbe arrivato».
L’attuale posizionamento del ranking, n. 138 al mondo, è una delle motivazioni che hanno portato il “Fogna” a dire addio ad uno sport che lo aveva visto protagonista, tanto da riuscire a raggiungere anche la top-10 del circuito ATP. Sebbene l’obiettivo era di arrivare alla prossima stagione per chiudere il cerchio al Master 1000 di Monte-Carlo (dove Fognini ha vinto il titolo più importante della sua carriera nel singolare), alla fine si è deciso di bruciare le tappe:
«Questo sport mi ha accompagnato per tutta la vita e continuerà a farlo. Conserverò per sempre tantissimi bei ricordi. Ho giocato nell’era di Djokovic, Nadal e Federer. I migliori giocatori. Sono stato fortunato a vivere questa era. L’obiettivo era ritirarmi a Monte-Carlo l’anno prossimo, ma la vita è così. Sono felice di dire addio in questo momento. Non parteciperò ad altri tornei, lascio oggi».
La partita con Alcaraz al “Centrale” di Wimbledon resterà negli annali del torneo, come anche nella memoria del tennista italiano:
«La notte prima del match con Alcaraz, il mio desiderio era divertirmi e giocare il miglior tennis possibile. Tutti gli elementi mi hanno portato a questa decisione. Ho sofferto tanto a causa degli infortuni degli ultimi anni. Dopo grandi infortuni, alla mia età, diventa sempre più difficile. Credo che questa sia la migliore decisione che io possa prendere. Ho giocato nel campo più importante al mondo, è l’addio perfetto. Ho fatto questo lavoro per 20 anni e non so fare altro, però penso che non potevo chiedere un’uscita migliore. Stavo competendo male, ci sono stati gli infortuni che hanno portato a vincere poche partite e perdere ranking. Queste cose hanno giocato contro. La vita è un cerchio che si chiude. Serve anche coraggio per dire basta. Dopo due set con Alcaraz ero morto, ma l’inerzia della partita e la voglia di competere ha fatto sì che io continuassi e si creasse questa cornice. Penso sia stata una sconfitta/vittoria, non sono mai riuscito a viverla così intensamente. È stata bella soprattutto la fine. Carlos quando ha salutato il pubblico, il modo in cui sono uscito dal Centrale e il modo in cui sono andato negli spogliatoi. Queste cose valgono più di una sconfitta e farlo in questo campo qua, davanti alla mia famiglia, vale più di qualsiasi partita viva».
Sul futuro le idee non sono ancora chiare:
«È difficile dire cosa farò. Voglio godermi l’estate con la famiglia, è quello che più desidero. Vedremo quello che verrà. Sono felice, ho vissuto dei momenti indescrivibili. Il tennis mi ha dato tutto, è bello uscire così. […] Inizia una nuova vita fuori dal campo. Sono disposto a dare consigli a chi vorrà, ascoltando anche le cose brutte. Dire le cose come stanno porta a volte allo scontro, ma si esce più forti. Questo lo devo a mio padre, molto diretto e senza peli sulla lingua».
Dopo aver ricordato la sua top-3 dei match giocati in carriera (con Alcaraz a Wimbledon 2025, con Andy Murray in Coppa Davis nel 2014 e con Rafael Nadal a Monte-Carlo nel 2019), tutto sommato Fabio non ha rimpianti:
«È stata una bella corsa. In venti anni dentro al circuito ho avuto la fortuna di giocare contro i più forti della storia, contro i due giocatori più forti della seconda storia. E poi giocare una partita così con Alcaraz, anch’io non me l’aspettavo. È stato tutto bello. Mi mancherà un po’ la competizione, un po’ meno la routine. Sono entrato in punta di piedi ed esco a testa alta con una sconfitta/vittoria sul Centrale di Wimbledon che per il Fabio Fognini ragazzino, ad Arma di Taggia, è una cosa bellissima».
La carriera: i successi, le delusioni, i colpi di testa
Fabio Fognini dice basta dopo 23 anni di onorata carriera tra i professionisti.
Il classe ’87 nativo di Sanremo ha avuto un’importanza capitale nell’evoluzione del tennis italiano, avendo fatto da apripista ad un movimento in crescita costante grazie al suo stile di gioco elegante e ai suoi successi.
Dagli inizi nel circuito ITF, fino alla conclusione da “film” nella cornice del “Centrale” di Wimbledon, la strada di Fognini è stata costellata di alti vertiginosi e di bassi fragorosi, con forse qualche rammarico di troppo per aver vinto meno di quanto il suo talento indicasse. Spesse volte, il suo carattere umorale e leggermente sopra le righe lo ha limitato a livello mentale, determinando sconfitte inaspettate contro avversari alla portata. Eppure, quando era in giornata di grazia, il suo stile di gioco variopinto, elegante, raffinato e ricercato metteva d’accordo tutti sulle sue effettive capacità. Cambi di ritmo repentini, rovesci e dritti da fondo campo bimani molto solidi, palle corte e tagliate col contagiri, volée e schiaffi da manuale: un giocatore completo e moderno che ha dato il La all’attuale scuola tennistica italiana che ha sfornato, negli ultimi anni, assi del calibro di Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli. Prima della fuoriuscita delle nuove leve, Fognini era stato il numero 1 italiano per 292 settimane. 5 anni e mezzo da punto di riferimento del movimento tennistico nazionale.
Fognini non era solo il ragazzo dei siparietti “à la McEnroe” con Pascal Maria e l’organizzazione di Wimbledon, ma anche un ex numero 9 al mondo nel singolare (nonché il più anziano ad essere entrato in top-10 nel luglio 2019, all’età di 32 anni) e un ex numero 7 nel doppio, l’unico italiano ad esser riuscito in tale impresa. È il giocatore da 426 vittorie nel Tour ATP e da 9 titoli in carriera nel singolare: 7 ATP 250 (Stoccarda 2013, Viña del Mar 2014, Umago 2016, Gstaad 2017, San Paolo 2018, Båstad 2018, Los Cabos 2018), 1 ATP 500 (Amburgo 2013) e 1 Master 1000 (Monte-Carlo 2019). È il giocatore che, nel doppio, ha riportato in Italia un Grande Slam vincendo gli Australian Open nel 2015 in tandem con Simone Bolelli. Fatto, questo, che non accadeva dal lontano 1959, quando Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola vinsero il Roland Garros.
Oggi si chiude un capitolo importante della storia del tennis italiano. Il giocatore che ha reso “possibile” o “normale” poter competere con campionissimi del calibro di Rafael Nadal o Andy Murray ha detto basta. E lo ha fatto a modo suo, con una partita “manifesto” del suo repertorio e del suo essere giocatore di tennis in una cornice da favola che gli ha tributato una giusta standing ovation. Com’era giusto che fosse: Alcaraz vs Fognini a Wimbledon ha fatto storia ed è Storia.






















