L’Italia è giunta agli ottavi di finale di EuroBasket 2025. Nella kermesse che sta avendo luogo in Cipro, Finlandia, Polonia e Lettonia, gli azzurri guidati dal ct Gianmarco Pozzecco hanno chiuso il loro girone al secondo posto grazie alla larga vittoria contro Cipro. L’incrocio sul tabellone, però, non è stato affatto favorevole, dato che l’avversario degli ottavi di finale sarà la Slovenia di Luka Doncic, tra le accreditate per la vittoria finale. Un tabellone che partirà in salita e che non migliorerà affatto con l’andare avanti, trasformando il piazzamento finale in un’arma a doppio taglio.
EuroBasket 2025: un girone in crescita costante
L’Italia ha centrato l’obiettivo minimo degli ottavi di finale.
I ragazzi del Poz sono riusciti a chiudere un girone molto complicato come il gruppo C al secondo posto, alle spalle solamente della fortissima Grecia capitanata da Giannis Antetokounmpo, ma con lo scalpo preziosissimo della Spagna campione in carica.
L’eliminazione degli uomini di Sergio Scariolo è stata una delle grandi sorprese di questa edizione degli Europei: sebbene la Roja stia attraversando un periodo di transizione e di ricambio generazionale (con i fratelli Willy e Juancho Hernangomez e Brizuela a fare da chioccia), difficilmente l’avremmo immaginata alle spalle dell’Italia alla vigilia, figurarsi addirittura dietro a Bosnia e Georgia. Sicuramente la sconfitta all’esordio contro la selezione caucasica ha complicato i piani, portando gli iberici a giocarsi la qualificazione nelle due partite finali contro Italia e Grecia, entrambe perse.
Per quanto concerne gli azzurri, il torneo non era partito con il migliore dei presupposti: Donte DiVincenzo (uno dei giocatori più attesi) e Alessio Tonut danno forfait per infortunio, venendo rimpiazzati da Darius Thompson e dal promettente Matteo Spagnolo, mentre il Wonder Boy Dame Sarr rinuncia per motivi prettamente accademici facendo spazio a Nicola Akele. Cosa resta, quindi, in mano a Pozzecco: tre giocatori-guida della vecchia guardia come Danilo Gallinari, Nicolò Melli e Giampaolo Ricci (i primi due ben lontani dai fasti di un tempo); un Simone Fontecchio reduce da una stagione tutt’altro che memorabile a Detroit e fresco di trasferimento a Miami; qualche buon giocatore come Marco Spissu, Alessandro Pajola e Mouhamet Diouf; due giovani promettenti come Saliou Niang e Gabriele Procida, già in orbita NBA.
La sconfitta con la Grecia mette a nudo tutti i difetti della selezione azzurra: panchina corta, gioco perlopiù improvvisato, mancanza di centimetri in difesa. Grinta, voglia e foga non mancano e queste si riveleranno le armi principali nelle future uscite per raddrizzare la baracca. Le vittorie contro Georgia (Niang, Diouf e Fontecchio sugli scudi) e, soprattutto, Bosnia (contro quest’ultima determinante Fontecchio con un career high da 39 punti) fanno da apripista alla vera impresa, quella in rimonta contro la Spagna.
In quella partita brilla in particolar modo la stella di Niang, che diventa dominante sia in difesa che in attacco (10 rimbalzi e 10 punti prima dell’infortunio alla caviglia), trovando in “Momo” Diouf un perfetto partner in crime (miglior realizzatore con 14 punti e 8 rimbalzi). Determinanti anche le abilità al tiro di Spissu e Ricci nei momenti più concitati della partita. La passerella finale contro il malcapitato Cipro fa da ciliegina sulla torta ad un cammino che, con un pizzico di fortuna in più, si sarebbe potuto trasformare anche in un primo posto.
Il tabellone degli azzurri: dalla Slovenia alle minacce Germania, Serbia e Francia
Il secondo posto è stata una ricompensa più misera di quanto preventivato.
Ritrovarsi nella condizione di affrontare una tra Israele, Francia, Slovenia e Polonia e incrociare proprio i balcanici capitanati dal pantagruelico Luka Doncic non rende molta giustizia al cammino intrapreso nel girone dall’Italia. Certo, la selezione del ct Aleksandr Sekulic ha perso per strada talenti importanti come gli infortunati Vlatko Cancar e Josh Nebo (non senza polemiche e frecciatine) e, soprattutto, il veterano Zoran Dragic (rapporti fra la guardia tiratrice del Bilbao e il tecnico ai minimi storici), ma può contare su molti validi giocatori.
Un variegato mix di esperienza (Krampelj, Nikolic, Omic, Muric, Hrovat, Prepelic) e gioventù (Scuka, Radovic) al servizio del giocatore più rappresentativo, quel Doncic che domina l’NBA con medie di oltre 28 punti, 8 assist e 9 rimbalzi a partita, un autentico mostro del gioco. Il recente passaggio ai Los Angeles Lakers del playmaker classe ’99, alla corte di LeBron James, ha rappresentato lo step definitivo di maturazione di un campione che, sebbene atleticamente limitato, sa essere dominante come pochi altri nel suo ruolo grazie a mezzi tecnici sopraffini. Il bigliettino da visita della Slovenia è una vittoria per 106-96 nella partita di chiusura contro Israele che è valsa il terzo posto finale nel girone D, con Doncic mattatore con 37 punti, 9 assist e 11 rimbalzi. L’Italia è avvisata.
In caso di passaggio del turno, le cose non migliorerebbero, perché ad attendere gli azzurri, salvo scossoni tellurici da XII grado della Scala Mercalli, ci sarebbe la Germania campione del Mondo in carica. La selezione del ct spagnolo Alex Mumbru si è dimostrata un’autentica corazzata: Daniel Theis, Franz Wagner, Isaac Bonga, Andreas Obst e Dennis Schröder compongono un quintetto di assoluto valore, tenendo anche conto dell’assenza di un pezzo da novanta come Moritz Wagner e il lusso di potersi permettere come panchinari giocatori del calibro di Maodo Lo, Tristan Da Silva e Johannes Voigtmann. E le partite nel girone vinte con passivi abnormi da 20/30 punti (persino la Lituania si è ritrovata coinvolta nel tritacarne teutonico, per non parlare della Gran Bretagna strapazzata per 120-57) sono molto di più di una dichiarazione di intenti. Sulla carta sarebbe inimmaginabile vedere una corazzata del genere eliminata dal Portogallo di Neemias Queta.
Nel caso in cui gli uomini di Pozzecco dovessero travestirsi da Giant Killers e compiere l’impresa, il tabellone regalerebbe un incrocio da paura contro una tra Serbia o Francia (salvo sempre ribaltamenti di fronte), con Finlandia (guidata da Lauri Markkanen) e Georgia (trascinata da Tornike Shengelia e Goga Bitadze) a giocarsi le loro carte da outsider. Certo, i balcanici possono contare su un Nikola Jokic ingiocabile, ma su un Bogdan Bogdanovic in meno, mentre i transalpini sono privi di diversi big (Wembanyama, Batum e Gobert tra tutti) e Guerschon Yabusele è costretto a vestire i panni del trascinatore.
Un cammino tortuoso verso la finale, senz’altro, ma è da incroci come questi che si misurano le ambizioni di squadre vogliose di crescere come l’Italia.






















