Era l’unica erede possibile di Rino Tommasi. A differenza del suo maestro, però, Elena Pero – scomparsa giovedì all’età di sessant’anni dopo aver convissuto con una grave malattia – non aveva confidenza con i «circoletti rossi», le «volée calanti» o altri tormentoni che Tommasi aveva condiviso con il suo complice Gianni Clerici. Al contrario, la giornalista e telecronista milanese era il ritratto della misura, del garbo e della delicatezza, qualità imprescindibili per il commento del tennis, di cui era conoscitrice sopraffina.
In memoria di Elena Pero
Prima di lei, il giornalismo sportivo declinato al femminile era un mestiere per poche: Donatella Scarnati, Nicoletta Grifoni, Simonetta Martellini e Marina Sbardella furono le prime a imporsi in un mondo dominato dagli uomini. Il pubblico di Telemontecarlo aveva ascoltato a più riprese le cronache tennistiche di Lea Pericoli, che era pur sempre un’ex atleta prestata al microfono. Più di recente, il pubblico italiano ha ascoltato una donna, Tiziana Alla, al commento delle partite dei Mondiali di calcio. Fuori dal perimetro della Rai, però, le eccezioni non mancavano. E gli abbonati a Telepiù – l’antesignana di Sky – ricordano essenzialmente due voci: Paola Ellisse per il basket ed Elena Pero per il tennis. Lo sport che ha commentato fino a due mesi e mezzo fa. Fino all’ultimo dritto che ha regalato a Jannik Sinner il suo secondo Wimbledon di fila.
Ora che la sua parabola terrena è finita, non abbiamo perso soltanto un’ottima telecronista: abbiamo perso una certezza. Molto prima che le racchette tornassero popolari alle nostre latitudini, Elena Pero è stata la voce delle grandi sfide tra i Fab Four del tennis mondiale: Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray. Aveva raccolto l’eredità di Rino Tommasi – a cui subentrò nel 2011, dopo un lungo percorso professionale accanto a lui, per il quale curava personalmente le statistiche in cabina di commento – senza cadere nella tentazione di imitarlo. Scrupolosa senza essere pedante, competente senza essere leziosa, Pero accompagnava i telespettatori con l’equilibrio che si richiede a ogni telecronista di razza. Un’attitudine che non ha perso neppure davanti alle vittorie di Jannik Sinner. Con tanto di rimproveri degli improvvisati professori di giornalismo che spopolano in rete.
Il dolore di Paolo Bertolucci
Tuttavia, la giornalista di Sky Sport – che aveva iniziato la sua carriera a Telepiù nel 1991, dedicandosi prevalentemente a servizi e rubriche di approfondimento sullo sport della sua vita – si è imposta anche per l’equilibrio perfetto con le seconde voci che l’hanno accompagnata nei grandi appuntamenti, da Paolo Bertolucci a Ivan Ljubicic, fino a Stefano Pescosolido. Nessuno di loro ha mai sfigurato accanto a lei, aggiungendo competenza e un filo sottile d’ironia alle telecronache. Un dono che appartiene solo ai fuoriclasse. Proprio come un passante di rovescio. Ed è bello ricordare Elena Pero con le parole del suo storico compagno di banco, che l’ha affiancata fino all’ultima campagna sull’erba londinese:
«Accanto a lei ho avuto la fortuna di raccontare i più grandi tornei del mondo e i meravigliosi successi ottenuti dal tennis azzurro proprio negli ultimi anni. È impossibile accettare un addio così rapido, la porterò sempre nel cuore, ricordando quel sorriso d’assenso, quel cenno d’intesa scambiato dopo la finale di Wimbledon di quest’anno. La promessa silenziosa di continuare a sognare insieme, raccontando il tennis, lo sport che lei amava come nessun altro».






















