È il caso di scriverlo: finalmente! Descritta a più riprese come una grande promessa, Dariya Derkach aveva faticato a eguagliare tra le grandi i risultati ottenuti a livello giovanile. Non è stato per niente facile stringere i denti e guardare avanti. Fino a un giovedì sera di mezza estate che le ha regalato la gioia più grande della carriera: il titolo europeo del salto triplo. Sarebbe riduttivo parlare di premio alla carriera: a 33 anni compiuti, è la chiusura ideale di un cerchio.
Salto triplo, Dariya Derkach è campionessa d’Europa!
È stata la più forte, dalla qualificazione alla finale. E, se non avesse pizzicato la plastilina, avrebbe chiuso con il botto. Ma poco importa: Dariya Derkach – origini ucraine, cuore paganese – ha vinto il titolo europeo del salto triplo. Lo zenit di una carriera che sembrava compromessa dopo i gravi problemi ai tendini e lo stop forzato della passata stagione.
La 33enne dell’Aeronautica Militare ha vinto con pieno merito, mettendo pressione alle avversarie fin dal primo salto a 14.53 m. In parziale contumacia delle veterane Ivana Španovic e Tugba Danismaz (che batté l’azzurra agli Euroindoor 2023), le belghe Ilona Nasson e Salyya Guisse e la bulgara Aleksandra Nacheva minacciano il suo primato. Non una frase di circostanza, ma un dato di fatto: Nacheva pesca l’unico salto valido a 14.40 m e si porta a soli 7 centimetri da Derkach, Nasson si spinge a 14.37, Guisse bussa alla porta della leader con un ottimo 14.46. Quattro atlete in un fazzoletto di sabbia: cosa potrà succedere?
Succede che, al quarto tentativo, Derkach trova il balzo che chiude i conti: 14.60 m, nuovo primato personale. Il segno che nessuna potrà batterla. Le ultime due serie sono un misto di attesa e preoccupazione, ma la situazione non cambia più: una triplista azzurra non aveva mai vinto un oro europeo nell’ancora giovane storia della specialità. Ce l’ha fatta una ragazza che non ha mai smesso di crederci. E che, nelle ultime tre stagioni, si è espressa ad alto livello su tutti i fronti, conquistando un 8° posto ai Giochi olimpici di Parigi e un 7° ai Mondiali di Budapest 2023.
Una finale di rara costanza
A riprova della sua supremazia, vale la pena di riportare tutte le misure registrate nella serata: dopo il 14.46 iniziale, Derkach è atterrata a 14.47, 14.60 (al quarto turno, dopo un salto non valido) e 14.29. Senza contare il nullo dell’ultimo turno di salti, che l’avrebbe proiettata non lontano dai 14.80. Era un nullo di felicità: la sua – che ha condiviso ai microfoni di Sky Sport – e la nostra.
«Avevo una tensione pazzesca addosso: ho cercato di nasconderla e di fare finta di niente, ma ero tesa fin da questa mattina. Avevo guardato con molta attenzione la lista delle qualificate: eravamo tutte lì. Dunque, sapevo che non sarebbe stata una gara facilissima. Sono contenta di aver trovato una buona misura al primo tentativo e di essere riuscita a spingere, salto dopo salto. Sono riuscita a ottenere il mio personale, dopo tutto quello che ho passato l’anno scorso. Ed è bellissimo così».
Medaglia d’argento aggiudicata alla belga Guisse con 14.46, sei centimetri in più della bulgara Nacheva. Fuori dai tre salti di finale l’altra azzurra Erika Saraceni, 12ª con 13.48.






















