Chiamatela pure Coppa Italia. Non ce ne voglia Dwight Filley Davis, lo studente universitario che ha inventato alla fine dell’Ottocento l’omonimo trofeo tennistico per squadre nazionali, ma la Nazionale si è tenuta stretta il titolo dopo averlo conquistato nelle ultime due edizioni. Certo: il PalaFiera di Bologna ha indubbiamente aiutato i due singolaristi – Matteo Berrettini e Flavio Cobolli – che hanno occupato la scena dai quarti alla finale. Tuttavia, era difficile scommettere sulla tripletta azzurra in contumacia di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner.
L’Italia riconquista la Coppa Davis
Una vittoria di squadra, non c’è dubbio. Ed è giusto che festeggino anche Simone Bolelli, Lorenzo Sonego (che ha rimpiazzato in corsa Musetti) e Andrea Vavassori. Eppure, la terza Coppa Davis di fila vinta dall’Italia – un’impresa che mancava dai primi anni Settanta, quando gli Stati Uniti ne conquistarono cinque di fila tra il 1968 e il 1972 – ha tre chiari vincitori: Matteo Berrettini, Flavio Cobolli e Filippo Volandri. Se i primi due hanno riversato in campo grinta, energia e voglia di rivalsa, il terzo ha vinto la scommessa più difficile: prolungare la serie vincente con una squadra che, almeno sulla carta, non aveva i favori del pronostico.
Qualcuno potrà obiettare che la Spagna non avesse a disposizione il numero 1 del mondo, Carlos Alcaraz. Tuttavia, il capitano non giocatore David Ferrer aveva comunque allestito una squadra competitiva, con un ottimo singolarista come Jaume Munar e un doppio di buon livello, in cui spiccava la presenza di un giocatore esperto come Marcel Granollers.
Tuttavia, gli azzurri hanno preparato il terreno per difendere l’insalatiera (peraltro sfuggita dalle mani di Bolelli nel corso della cerimonia di premiazione) in semifinale. Ed è stato proprio Flavio Cobolli l’uomo-chiave di questo trionfo: i 7 match point annullati al belga Zizou Bergs nel corso del risolutivo tie-break del secondo singolare hanno dato agli azzurri la spinta decisiva per domare la Roja.
Berrettini in scioltezza su Carreño Busta, Cobolli rimonta Munar
Se Berrettini non ha avuto problemi a regolare Pablo Carreño Busta (6-3; 6-4 in un’ora e 18′), strappandogli la battuta in entrambi i parziali, la sfida tra l’altro tennista romano e il solido Jaume Munar aveva seguito tutt’altro andazzo: lo spagnolo ha dominato la prima partita (chiusa sul 6-1) prima di ingaggiare un duello serrato con Cobolli. Il testa a testa nel secondo set si è deciso al tie-break, in cui l’azzurro prende da subito il comando del punteggio (portandosi anche sul 5-2) per poi chiudere sul 7-5.
Nel terzo parziale, l’equilibrio regge fino al 5-5. A quel punto, lo spagnolo litiga con la prima di servizio e concede a Cobolli due opportunità per passare avanti: la prima svanisce per merito di Munar, che gioca una volée esemplare, la seconda no. Sostenuto dal pubblico di casa, il numero 26 del mondo serve per chiudere il cerchio: il game del trionfo si chiude con un errore di Munar, che manda la pallina in corridoio. L’azzurro è il colore della gioia, ancora una volta.
Il tennis traina tutto lo sport italiano
E così, il movimento tennistico italiano ha festeggiato la sua quarta Davis: se il cuore penderà sempre per la formidabile Squadra (Nicola Pietrangeli capitano non giocatore, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Adriano Panatta e Antonio Zugarelli in campo) che ha ispirato anche la fortunata docuserie di Domenico Procacci, la mente e gli occhi non possono restare indifferenti di fronte a questa generazione dorata. Che, non a caso, ha rilanciato e – se possibile – la storia d’amore tra l’Italia e la racchetta.
Non è un caso che il tennis azzurro abbia conquistato nella stessa stagione la Davis e la Billie Jean King Cup, l’erede di quella Federation Cup che fu delizia per le grandi azzurre del recente passato, da Flavia Pennetta a Francesca Schiavone. Non è un caso che l’Italia abbia portato due tennisti alle Finals, dominate dall’uomo che ha sbancato Melbourne e Wimbledon e raggiunto le finali di tutti gli Slam nella stessa stagione. Lo stesso Jannik Sinner che ha condiviso il palco del campo centrale di Roma con Jasmine Paolini: l’altoatesino si è inchinato ad Alcaraz, Jasmine Paolini ha ottenuto un trionfo che mancava dal 1985.
Tirate le somme, il presidente della Federazione italiana tennis e padel, Angelo Binaghi, sogna il sorpasso del tennis sul calcio nelle preferenze degli italiani. Sacrilegio? Nient’affatto: è il segno dei tempi. Ed è ora che qualche dirigente del nostro malconcio football cominci a prendere appunti.






















