I play-off di ritorno di Champions League hanno decretato la top-16. Tra le italiane, l’unica rappresentante rimasta in gara è l’Atalanta, che ha eliminato il Borussia Dortmund con un 4-1 spettacolare. Abbandonano anzitempo la competizione Inter e Juventus: i nerazzurri vengono sconfitti dal Bodø/Glimt anche a San Siro con un 2-1 molto amaro, mentre per i bianconeri si è materializzata la beffa con la vittoria per 3-2 maturata ai supplementari, ma che non è bastata per superare lo scoglio Galatasaray.
Champions League: l’Atalanta travolge il Borussia Dortmund e fa il miracolo
Era stato richiesto uno sforzo clamoroso all’Atalanta per cercare di sovvertire un destino già segnato e così è stato.
Al New Balance Stadium di Bergamo, la Dea batte con un fragoroso quanto elettrizzante 4-1 il Borussia Dortmund, riuscendo a staccare il pass per gli ottavi di finale dopo il 2-0 subito all’andata. La squadra di Palladino ha giocato una gara totale, limitando di parecchio la pericolosità delle bocche di fuoco giallonere e schiacciando gli avversari per gran parte del tempo nella propria metà-campo, venendo premiata con una qualificazione ottenuta al fotofinish.
Una vittoria di squadra che poggia le sue fondamenta su una difesa ermetica, dove Hien e Kolasinac hanno spiccato per precisione ed abnegazione nell’annullare giocatori molto pericolosi come Guirassy e Beier. La spinta sulle fasce di Bernasconi e Zappacosta, gli inserimenti mortiferi di Pasalic, il lavoro offensivo di precisione e sacrificio di Scamacca, il cuore di Krstovic e la freddezza glaciale di Samardzic hanno fatto il resto, consegnando alla Dea una qualificazione storica e un’impresa da tramandare ai posteri.
Rispetto all’andata, Palladino ha fatto tesoro della lezione impartitagli dai gialloneri, apportando i dovuti cambiamenti in difesa e ponendo rimedio all’assenza di Ederson in mediana: Scalvini e Hien completano il trio difensivo centrale insieme a Kolasinac rilevando Djimsiti e Koussounou, con Samardzic a completare la trequarti insieme a Zalewski. Niko Kovac, forte del 2-0 dell’andata, conferma quasi in blocco lo stesso undici di Dortmund, con la sola eccezione di Emre Can in difesa al posto del giovane Reggiani.
L’inizio di partita mette subito in chiaro le cose: Atalanta all’arrembaggio per pareggiare quanto prima i conti, Borussia Dortmund che cerca affannosamente di preservare il prezioso vantaggio acquisito all’andata. Al 4′, percussione di Kolasinac che libera al tiro dal vertice sinistro dell’area Zalewski, ma Köbel sventa la minaccia con la punta delle dita. Il vantaggio bergamasco è rimandato, però, al 5′: Zalewski lancia Bernasconi sulla sinistra, cross rasoterra che mette in imbarazzo Bensebaini e Svensson e tap-in facile di Scamacca per l’1-0.
L’Atalanta è un tamburo battente e il Borussia Dortmund è in apnea costante. Zalewski ha l’occasione per raddoppiare al 24′ sulla sponda di Scamacca, ma la sua violenta conclusione mancina viene ben respinta in allungo da Köbel. Il raddoppio arriverà nel finale di tempo, esattamente al 45′: cross di Bernasconi respinto in uscita da Köbel, pallone raccolto da Zappacosta che fa partire un destro che termina in rete grazie alla deviazione provvidenziale col ginocchio di Bensebaini.
Andati al riposo sul punteggio di 2-0, l’Atalanta inizia ad accusare la stanchezza per lo sforzo profuso, ragion per cui gli spazi per il Borussia Dortmund per poter far male aumentano. Al 53′, Beier prova ad approfittare di uno di questi spazi concessi, ma sbatte dinanzi al palo a Carnesecchi battuto. La Champions League è competizione imprevedibile, ragion per cui l’Atalanta riuscirà a calare il tris al 57′ con il colpo di testa di Pasalic, ben imbeccato dal cross di De Roon dalla sinistra.
Le forze iniziano a venire meno nonostante il triplo vantaggio e i cambi sono d’obbligo. Palladino tira fuori Kolasinac (infortunato) e Scamacca per sostituirli con Ahanor e Krstovic. Kovac risponde inserendo Fabio Silva, Chukwuemeka, Yan Couto e Adeyemi per Beier, Brandt, Ryerson e Bellingham. La maggiore profondità della panchina giallonera manda in crisi la retroguardia orobica: al 74′, Chukwuemeka e Guirassy duettano bene in area, ma il guineano cincischia troppo e Carnesecchi riesce a chiuderlo in uscita. Sulla ribattuta, Fabio Silva tenta il tap-in, ma è ancora il portiere bergamasco ad abbassare la saracinesca con il determinante aiuto di Pasalic.
Il gol dei tedeschi è nell’aria e, infatti, al 75′, Adeyemi chiude lo scambio con Chukwuemeka in area e batte Carnesecchi con un pregevole sinistro a giro insaccatosi all’angolino. Palladino si gioca le carte Djimsiti e Sulemana al posto di Scalvini e Zalewski per avere maggiore freschezza, ma il Borussia dà sempre l’impressione di averne di più rispetto agli orobici. I gialloneri tremano all’82’, quando Samardzic libera il sinistro in area in un fazzoletto e la staffilata sfiora il palo alla destra di Köbel.
Nel recupero, a pochi secondi dai supplementari, succederà l’imponderabile: Köbel regala un pallone a Pasalic con i piedi, cross dalla sinistra del croato a scavalcare il portiere e tentativo di testa in area di Krstovic stroncato da Bensebaini con un calcione scomposto. Il VAR richiama l’attenzione dell’arbitro spagnolo José María Sánchez per decretare calcio di rigore ed espulsione del difensore algerino. Dal dischetto, Samardzic è freddissimo nel realizzare il 4-1 che manda la Dea agli ottavi di finale di Champions League, dove affronterà una tra Arsenal e Bayern Monaco.
Inter priva di mordente e Bodø/Glimt nella storia: 1-2 dei norvegesi e nerazzurri fuori
L’Inter schiacciasassi di campionato si scioglie come neve al sole in Champions League e cade in casa per 2-1 anche nel ritorno dei play-off contro il Bodø/Glimt, dicendo addio alla qualificazione.
La squadra di Chivu si è mostrata a San Siro priva di idee e di mordente, provando a rendersi pericolosa solamente attraverso i calci piazzati. L’organizzazione tattica certosina della formazione norvegese ha fatto il resto, ma di certo l’Inter poteva osare e fare di più, dato che, per quanto il Bodø/Glimt sia una bellissima realtà del calcio europeo, si tratta comunque di una squadra con dei limiti evidenti e che è ancora in fase di preparazione pre-campionato. L’unica buona notizia per l’Inter è stato il rientro di Denzel Dumfries, ma per il resto c’è da mangiarsi le mani per le occasioni sciupate e per l’erroraccio di Akanji che ha dato il La al successo dei gialloneri.
Rispetto alla gara d’andata, giocata nel gelo del Circolo Polare Artico, Chivu decide di apportare qualche cambiamento inserendo Bisseck, Frattesi, Zielinski, Dimarco, Luis Henrique e Thuram al posto di Acerbi, Sucic, Mkhitaryan, Carlos Augusto, Darmian e dell’infortunato Lautaro Martinez. Ancora indisponibile Chalanoglu, con Dumfries che parte dalla panchina. Kjetil Knutsen, invece, conferma in blocco gli stessi che avevano imposto il 3-1 all’andata.
L’Inter cerca subito di imporre il proprio ritmo in campo cingendo d’assedio l’area del Bodø, anche se il tutto avviene in maniera caotica e impacciata. Dopo 3′, Esposito prova a sfruttare il cross di Dimarco dalla sinistra, ma il colpo di testa dell’attaccante termina di poco alto sopra la traversa. I nerazzurri insistono e, al 12′, Dimarco tenta un sinistro a giro insidioso che Haikin riesce ottimamente a smanacciare in angolo. Al 15′, Thuram, imbeccato in profondità da Bastoni, salta secco Gundersen e fa esplodere il destro, ma la deviazione provvidenziale di Bjortuft in angolo salva il Bodø. I norvegesi fanno fatica ad uscire dalla metà-campo o anche semplicemente a provare ad imbastire una controffensiva. Un nuovo calcio d’angolo dell’Inter al 28′ fa tremare ancora la retroguardia del Bodø/Glimt: cross di Dimarco e colpo di testa ravvicinato di Frattesi respinto da Haikin con un prodigio.
Il Bodø/Glimt si affaccerà dalle parti di Sommer soltanto al 36′, con un colpo di testa di Evjen ispirato da un cross dalla destra di Sjovold che Sommer blocca in due tempi in allungo.
Andati al riposo sullo 0-0, ci si aspetterebbe un cambio di marcia sostanziale da parte dell’Inter, ma la squadra di Chivu agisce sempre al piccolo trotto, confidando nella ricerca del lampo risolutore attraverso l’episodio. D’altro canto, il Bodø/Glimt prosegue nella sua onesta partita, cercando di limitare il più possibile gli spazi in campo aperto e dando maggiore efficacia alle ripartenze. Dopo 58′, l’Inter si consegna al nemico: Akanji cincischia nella costruzione dal basso e lancia inavvertitamente Blomberg in campo aperto. Sommer ci mette inizialmente una pezza, ma ironia della sorte, non può nulla sul tap-in dell’ex milanista Jens Petter Hauge. 1-0 e qualificazione in ghiaccio per il Bodø/Glimt.
La Champions League dell’Inter, sostanzialmente, finisce qui. Esposito sfiora il gol con un rasoterra uscito fuori di pochissimo, mentre Akanji cerca di farsi perdonare prima con un colpo di testa salvato da Høgh sulla linea e poi con una volée in area respinta dal palo. Il Bodø/Glimt tiene botta e chiuderà i conti definitivamente al 72′: scambio lungo tra Hauge ed Evjen sulla destra e destro al volo vincente in diagonale di quest’ultimo che vale il 2-0.
L’Inter, tramortita, avrà comunque la forza di trovare il gol della bandiera con Bastoni al 76′, bravo nel risolvere un’azione insistita da calcio d’angolo su assist del neo-entrato Bonny. Il 2-1 finale e 5-2 complessivo consegnano una qualificazione storica agli ottavi di finale al Bodø/Glimt.
La Juventus ci mette il cuore anche in 10 ma non basta: il 3-2 finale premia il Galatasaray
«Mi viene da piangere per come ci abbiamo creduto e per quello che abbiamo dato». Le parole nel post-partita di Manuel Locatelli fotografano alla perfezione l’eliminazione psicodrammatica della Juventus ai play-off di Champions League per mano del Galatasaray.
La squadra di Spalletti lotta, ci crede, realizza un mezzo miracolo anche in 10, ma poi cede di schianto ai supplementari sotto i colpi di Osimhen e Yilmaz e viene eliminata ai play-off per la seconda volta consecutiva. I bianconeri salutano la coppa dalle grandi orecchie sotto gli applausi scroscianti dell’Allianz Stadium di Torino e pagano dazio per il 5-2 subito in Turchia con la beffarda vittoria per 3-2 sul Galatasaray nel match di ritorno.
La Juventus ci ha messo il cuore, anche dopo la contestata espulsione di Kelly da parte dell’arbitro portoghese João Pinheiro (a proposito, distribuzione dei cartellini rivedibile la sua), dando sempre l’idea che potesse realizzare il poker qualificazione, ma quando le forze vengono meno e le soluzioni dalla panchina scarseggiano, la resa diventa inevitabile. Zhegrova ha sprecato la grande occasione del colpo di grazia, Adzic ha perso il pallone sanguinoso che ha dato origine al gol di Osimhen e Boga sbaglia la tattica del fuorigioco che ha propiziato il secondo gol dei turchi. Un insieme di episodi negativi che, di fatto, sono costati l’eliminazione ai bianconeri nell’ultimo quarto d’ora di gioco dei supplementari.
Spalletti aveva cercato di ovviare alle assenze di Bremer (infortunato) e Cambiaso (squalificato) in difesa cambiando completamente assetto tattico: 4-3-3 con Gatti al centro della difesa in coppia con Kelly e David nella posizione di centravanti, mentre McKennie viene dirottato sull’out di sinistra come terzino. In porta, spazio a Perin al posto di Di Gregorio. Okan Buruk ha risposto con un atteggiamento più prudente negli uomini rispetto all’andata, rinforzando la linea mediana con l’inserimento dell’ex di giornata Lemina in luogo di Akgun, spostando Gabriel Sara sulla trequarti.
I bianconeri attaccano a spron battuto per tutto il primo tempo, trovando in Cakir un muro insormontabile. La gara si sblocca al 37′, con il fallo da rigore di Torreira su Thuram, con tanto di giallo inutilmente reclamato. Locatelli spiazza Cakir ed inaugura così la remuntada. Il Galatasaray proverà per tutto il tempo a giocare con il cronometro, ma lo scherzo gli si ritorcerà contro nell’arco del secondo tempo regolamentare.
L’episodio sliding doors del doppio confronto arriva al 48′: nel duello aereo con Yilmaz, Kelly atterra accidentalmente sulla caviglia del fantasista turco. Dopo una lunga revisione al VAR, il doppio giallo si trasforma in rosso diretto e la Juve resta in 10, ma i dubbi su qualsiasi tipologia di cartellino restano.
La Champions League della Juventus, però, è una montagna russa continua e, a testa bassa, i bianconeri insistono per il ribaltone. Al 70′, Zhegrova (subentrato a Conceiçao) imbecca Kalulu sulla destra che mette un delizioso pallone rasoterra a centro-area che Gatti deve solo ribattere in rete nonostante la deviazione di Cakir. 2-0 e discorso qualificazione riaperto. Tra il 77′ e il 79′, la Juve spreca due occasioni grossolane per il tris: prima Thuram scucchiaia alto a tu per tu con Cakir; poi, Yildiz sbatte sul palo sull’ottimo suggerimento del subentrante Boga. Il 3-0 che porterà la gara ai supplementari arriverà all’82’: punizione dalla trequarti di Zhegrova, sponda di Koopmeiners e inserimento vincente sul secondo palo di McKennie. Il miracolo è quasi compiuto, ora ci sono i supplementari.
Il Galatasaray sembra tramortito e, al 96′, rischia ancora di capitolare: Boga scende sulla sinistra e serve McKennie in area, il quale premia l’ottimo inserimento di Zhegrova che, a Cakir praticamente fuori causa, calcia incredibilmente sul fondo. Gol mancato, gol subito: al 105+1′, Yilmaz trova una grande traccia per Osimhen ad eludere l’intervento di Gatti, destro sotto le gambe di Perin del nigeriano e 3-1. Cala il gelo sullo Stadium.
La Juventus prova ad affidarsi alle sfuriate di Zhegrova e Boga: Cakir fa buona guardia sul kosovaro, mentre l’ivoriano è fin troppo egoista ed impreciso per poter incidere. Il colpo del KO definitivo dei turchi arriverà al 118′: filtrante di Singo a lanciare a rete Yilmaz che, elusa la trappola del fuorigioco, non ha problemi nel battere Perin in uscita. 3-2 e qualificazione agli ottavi di Champions League che va al Galatasaray.






















