Settima giornata della fase campionato di Champions League che ha portato un bilancio misero per le italiane. Soltanto una vittoria (quella casalinga della Juventus contro il Benfica) e tre risultati negativi in chiave qualificazione diretta agli ottavi di finale e play-off. Una situazione tutt’altro che rosea quella che si presenta ad una giornata dalla fine della league phase.
Champions League: l’Inter cade in casa contro l’Arsenal e rischia gli ottavi
Il turno di Champions League delle italiane si è aperto con la sconfitta casalinga dell’Inter contro l’Arsenal.
I nerazzurri non riescono a sfruttare il doppio turno casalingo, venendo sconfitti sia dal Liverpool che dai Gunners, vedendosi così allontanare la possibilità di potersi qualificare direttamente agli ottavi di finale. Il 3-1 con cui la formazione di Arteta si è imposta a San Siro ha aperto diverse questioni rimaste in sospeso, tra cui: l’allergia cronica della squadra di Chivu ai big-match; il dislivello evidenziato tra le prime della classe di Serie A e Premier League (i Gunners avevano attuato un turnover massiccio); l’incredibile mole di gioco non sfruttata dai nerazzurri.
Intendiamoci: l’Inter ha giocato una partita più che dignitosa e ha fatto tremare in più di un’occasione la difesa dell’Arsenal, ma è qui che la differenza tra le due squadre si è fatta più evidente. La formazione londinese ha controllato ritmi e tempi di gioco con una disinvoltura straordinaria, sfruttando appieno i propri punti di forza in attacco tra calci piazzati e contropiede. La doppietta di Gabriel Jesus è stato un segnale forte, in quanto è significato ufficialmente il recupero di una freccia in più nell’arco di Arteta che può permettere a Gyökeres di rifiatare. Lo svedese, subentrato a gara in corso, ha sfruttato le ampie praterie concesse dai nerazzurri per chiudere i conti nel momento di maggiore pressione dei padroni di casa.
L’Inter, invece? Sempre meno certezze negli scontri diretti e le difficoltà nel rimpiazzare una pedina importante come Dumfries (Luis Henrique non si sta rivelando un acquisto efficace) sono campanelli d’allarme di non poco conto. Il gol del momentaneo pari di Sucic e l’ottimo ingresso in campo di Esposito dalla panchina restano le note liete della serata, ma non possono bastare. L’affidabilità a targhe alterne di Sommer, i momenti di amnesia di Akanji e un Lautaro Martinez più nervoso e assente del solito hanno evidenziato alcuni problemi da perfezionare in vista degli impegni futuri.
I nerazzurri avranno un’ultima occasione nella trasferta in Germania contro il Borussia Dortmund per tentare un improbabile aggancio alle prime otto posizioni, ma l’andazzo non lascia buone sensazioni.
Il Napoli stecca la partita da dentro o fuori con il Copenhagen: qualificazione ai play-off più lontana
Se la sconfitta dell’Inter contro l’Arsenal capolista indiscusso della fase campionato può essere accettata, il pareggio del Napoli in Danimarca un po’ meno.
La squadra di Antonio Conte non riesce a sfruttare il vantaggio di un uomo e di un gol maturato nel primo tempo e si fa raggiungere sul pari da un Copenhagen mai domo, ma terribilmente modesto, mettendo a rischio la qualificazione ai play-off.
L’1-1 del Parken Stadion ha evidenziato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, i problemi cronici del tecnico salentino nel gestire la rosa sul lungo periodo per più competizioni. Inoltre, la finestra invernale di calciomercato ha creato una situazione paradossale in cui Lucca e Lang, entrambi sul piede di partenza, sono stati gettati nella mischia nel tentativo di uscire dalla capitale danese con i tre punti in tasca.
L’espulsione di Delaney per un intervento scriteriato ai danni di Lobotka decretata dal VAR e il successivo gol del vantaggio azzurro del solito McTominay sembravano aver posto fine alla contesa. Nel secondo tempo, invece, accade l’imponderabile: il Napoli spreca l’inverosimile, il Copenhagen resta in partita e sfrutta il rigore ingenuo su Elyounoussi causato da Buongiorno per pareggiare la partita con la trasformazione in due tempi dagli 11 metri del figlio d’arte Jordan Larsson.
Il pareggio finale, attualmente, estrometterebbe entrambe le squadre dalla Champions League. Il Napoli ha un’ultima possibilità in casa contro il Chelsea (ancora in corsa per gli ottavi) per sovvertire questo fato avverso e sperare in qualche risultato favorevole dagli altri campi. Un’eliminazione diretta in una formula che consente, bene o male, a 24 squadre di superare la fase a gironi avrebbe tutti i contorni tipici del disastro.
Beffa Atalanta: l’Athletic Bilbao vince di rimonta e inguaia gli orobici
Se il suicidio sportivo del Napoli lascia quantomeno sbigottiti, il match-point incredibile sciupato dall’Atalanta in casa contro l’Athletic Bilbao non lascia indifferenti.
La formazione di Raffaele Palladino, avanti di un gol grazie a Scamacca e in pieno controllo della partita, paga 15′ buoni di blackout nella ripresa in cui i baschi rimontano e portano a casa la partita per 3-2. Nel post-partita, il tecnico napoletano ha lamentato questo problema frequente della squadra dal punto di vista della concentrazione, ma a questi livelli e in una situazione così favorevole ha del paradossale.
La vittoria avrebbe consentito all’Atalanta di consolidare il terzo posto e di archiviare la qualificazione agli ottavi. Invece, la Dea è scivolata al tredicesimo posto e vede più vicini i play-off che il passaggio diretto del turno ad una giornata dalla fine della fase campionato. Se c’è una nota positiva quella è il ritorno a pieno organico di Ademola Lookman dopo le fatiche in Coppa d’Africa con la Nigeria: l’esterno d’attacco ex Lipsia è entrato a gara in corso e ha servito il comodo assist per il secondo gol della Dea targato Krstovic. Certo, le firme di Guruzeta, Serrano e Navarro hanno fatto la differenza nel computo totale, ma da qualche parte l’Atalanta deve pure ripartire.
L’ultima partita in terra belga sul campo dell’Union Saint-Gilloise dirà di più sul destino finale della formazione nerazzurra.
Colpo play-off per la Juventus: Benfica regolato e sguardo rivolto agli ottavi di Champions League
Tra tante notizie nefaste per le italiane, qualche buona nuova è arrivata: la Juventus è sicura di prendere parte almeno ai play-off.
La squadra di Luciano Spalletti batte tra le mura amiche per 2-0 il Benfica in uno scontro diretto drammatico e riesce ad assicurarsi almeno la qualificazione alla fase successiva della Champions League dalla porta di servizio. 10 punti nelle ultime quattro uscite europee da quando il tecnico di Certaldo è subentrato a Igor Tudor: solo questo dato basta per far capire l’incidenza avuta sulla squadra dall’ex ct dell’Italia.
I gol di Thuram e McKennie, realizzati in avvio di ripresa al termine di bellissime combinazioni con David, certificano uno stato di salute e mentale della squadra totalmente diverso rispetto all’inizio della stagione. Anche l’Allianz Stadium accoglie le giocate e le prestazioni dei bianconeri in maniera del tutto differente, nonostante l’ultima sconfitta beffarda in campionato contro il Cagliari.
A fare da ago della bilancia nel confronto con i portoghesi è stata anche la fortuna. Se l’auto-palo di Dedic grida vendetta, a fare da contraltare ci sono il palo di Aursnes e il rigore sbagliato in maniera grossolana da Pavlidis (fallo ingenuo di Bremer su Barreiro) per i lusitani di José Mourinho.
La Juventus, nella trasferta sul campo del Monaco, ha la grande occasione di chiudere il discorso qualificazione e giocarsi le ultime carte per gli ottavi di finale.





















