Incredibile ma vero, la finale dell’Australian Open sarà tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Nulla di strano nel trovare questi due nomi all’ultimo atto dello Slam aussie. Suscita stupore il fatto che, dopo due successi di fila, Jannik Sinner è costretto ad abdicare e lo ha fatto nella maniera più inaspettata possibile. Djokovic è riuscito ad avere la meglio in cinque set al termine di una battaglia di oltre 4 ore, ribaltando una partita che sembrava persa e sfoderando il suo miglior tennis come non capitava da tempo.
Australian Open, Sinner sbaglia tanto e crolla: Djokovic va in finale
Venerdì 30 gennaio 2026: il regno biennale di Jannik Sinner su Melbourne volge al termine.
Novak Djokovic la spunta al termine di una maratona durata la bellezza di 4 ore e 9 minuti con i parziali di 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4, approfittando della scarsa brillantezza di Jannik sia a livello tecnico che fisico per portare a casa la qualificazione all’undicesima finale in carriera a Melbourne.
Nole si era già imposto 10 volte nelle 19 precedenti partecipazioni allo Slam australiano. Il successo in semifinale contro il numero 2 al mondo è stato quasi come un ritorno del testimone che lo stesso serbo aveva passato all’italiano nel 2024.
Parlando della partita, è ovvio che Sinner ha ancora grossi problemi nel gestire la stanchezza e la fatica al quinto set. Su 17 partite giocate in cinque set, Jannik è riuscito a spuntarla solamente 6 volte in carriera. Un dato che fa riflettere e che spiega anche come sia stato possibile che, nel set decisivo, Sinner non sia riuscito a vincere nessuna delle 8 palle break ricevute.
Eppure, i numeri della partita, nonostante la disfatta, non erano del tutto negativi se eliminiamo il dato desolante sulle palle break vinte (2 su 18, di cui 11 sprecate consecutivamente): 26 ace (record personale in una singola partita dello Slam), 72 tiri vincenti contro 42 errori gratuiti, per un totale di 152 punti. Numeri che sembrano raccontare un’altra partita, ma che Djokovic è riuscito a portare a casa con 12 ace, 3 break vinti su 8 tentativi, 46 tiri vincenti contro 42 errori gratuiti, per un totale di 140 punti. Una vittoria che, sia nel calcio che nell’ippica, avremmo definito di “corto muso”.
Certo, Djokovic, negli ultimi due turni vinti entrambi per forfait contro Mensik e Musetti, ha giocato in tutto due set e mezzo, ma ciò non toglie merito alla sua vittoria, arrivata al termine di una prestazione encomiabile per un “giovanotto” di 38 anni.
La partita: Jannik timido e difettoso alla risposta, Nole inesauribile
Il primo set vede Jannik indirizzare subito la partita ottenendo il break al secondo gioco. L’altoatesino amministrerà agevolmente il vantaggio, portando a casa il punto dopo soli 38′.
Nel secondo set, Djokovic decide di cambiare totalmente marcia. Dopo due giochi vinti a 0, Nole piazza il break al quarto gioco e ottiene il pari dopo 47′ di grande tennis.
Il terzo set è quello che ha illuso Jannik sulla possibilità di portare a casa la partita. È un Sinner più timido alla risposta rispetto a quello ammirato contro Shelton, ma al servizio riesce a picchiare come un martello. Dopo aver giocato punto su punto, l’altoatesino piazza la zampata vincente ottenendo il break decisivo al decimo gioco. Djokovic aveva concesso 3 palle-break a Jannik, riuscendo, però, ad annullarne soltanto una.
Nel quarto set, Djokovic prende subito le misure ottenendo il break al primo gioco. La fatica comincia a farsi sentire e Sinner sbaglia molto più del solito, permettendo a Nole di difendere il servizio in maniera inaspettatamente agile. Dopo 3 ore e 9 minuti di partita, Nole pareggia i conti.
Il quinto set diventa lo spartiacque per entrambi. Sinner ha il braccino corto e spreca la bellezza di 8 palle break. Nole, al contrario, gioca con la calma e la serenità del veterano, conscio che il momento propizio per colpire l’avversario in debito di ossigeno arriverà. Quel momento si presenta al settimo gioco, quando Sinner sparacchia fuori il diritto incrociato al deuce e concede il break a Nole. Negli ultimi due giochi alla battuta, Djokovic annulla ben 3 palle-break consecutive a Jannik e raggiunge, per l’undicesima volta, la finale dell’Australian Open.




















